Diventano definitive dopo il passaggio in Cassazione, con un’unica eccezione, le pesanti condanne per la maxi operazione antidroga Acquarius sullo spaccio di droga gestito dal gruppo Mazza-Ubertalli nei rioni di Mangialupi e Gazzi a Messina. La sesta sezione penale della Cassazione nel tardo pomeriggio di ieri si è infatti pronunciata rigettando praticamente tutti i ricorsi, fatta eccezione per Maria Tindara Ubertalli, per la quale ha deciso l’annullamento con rinvio per un nuovo pronunciamento.
La sentenza d’appello
Si è avuta il 18 giugno del 2024. Il processo si concluse con 16 condanne, la maggior parte con uno sconto di pena e alcune conferme. La corte d’appello rideterminò la pena inflitta per 13 imputati confermando il giudizio di primo grado per altri tre. Tra le pene rimodulate quelle nei confronti di Lucio Mazza, condannato a 15 anni, e di Daniele Mazza, condannato a 13 anni e 10 mesi, mentre Lorenzo Ubertalli fu condannato a 14 anni un mese e 10 giorni.
Le altre pene ridotte
Antonino Mazza 7 anni, 4 mesi e 10 giorni “in continuazione” con una precedente sentenza; Massimo Russo 7 anni e 6 mesi; Demetrio Lombardo 7 anni; Davide Bonanno 7 anni, un mese e 20 giorni; Rosario Mazza 8 anni, 5 mesi e 20 giorni; Aurora Aliotta 7 anni e 8 mesi; Fabiana Russo 7 anni e 4 mesi; Maria Tindara Ubertalli 7 anni 2 mesi e 20 giorni (da rivalutare); Rosa Gugliotta 7 anni; Antonino Corritore 7 anni. Tre condanne di primo grado furono poi confermate per Francesco Giorgi, Massimiliano Primerano e Gianluca Minnella. Tutte queste pene quindi, fatta eccezione per la Ubertalli, adesso diventano definitive.
La vicenda
Secondo l’accusa c’erano due gruppi, uno più ristretto operante in Calabria, impegnato a rifornire l’altro, più capillare che immetteva sul mercato di Messina ed in alcune località della provincia grosse partite di cocaina. La droga, secondo quanto venne fuori dalle indagini della polizia, era nascosta all’esterno delle abitazioni in tombini, canalette di scolo, autovetture abbandonate, anfratti dei muri e rimessa nello stesso posto dopo le cessioni. A marzo 2022 le attività condotte dalla Squadra mobile e coordinate dalla Dda, consentirono di far luce su un vasto gruppo criminale in grado di rifornire in modo continuativo i consumatori dei due rioni. Le indagini partirono dalle alcune rivelazioni di pentiti che, sul finire del 2018, avevano fornito indicazioni su una centrale di spaccio attiva a Gazzi. Le intercettazioni misero in luce l’esistenza di due cellule criminali. L’organizzazione messinese era composta da più di dieci persone appartenenti a due nuclei familiari fra loro legati, Mazza e Ubertalli, cui facevano poi riferimento numerosi altri impegnati nello spaccio al dettaglio nei quartieri di Gazzi e Mangialupi. Le donne fungevano spesso da vedette a tutela degli addetti alle cessioni, legati tra loro da vincoli di parentela, che si alternavano secondo un consolidato modello organizzativo. L’attività di spaccio non conosceva pause; gli acquirenti si avvicinavano ai pusher a ogni ora del giorno e della notte. In cinque mesi di sorveglianza vennero documentate più di tremila cessioni.
Parecchio numeroso il collegio difensivo che è stato impegnato nel corso della vicenda, composto dagli avvocati Carolina e Salvatore Stroscio, Lucia Maria D’Anna, Salvatore Silvestro, Filippo Massimo Marchese, Giuseppe Donato, Pietro Venuti, Antonio Femia, Tino Celi, Tommaso Autru Ryolo, Piermassimo Marrapodi, Eugenio Minniti, Daniela Garufi, Carmelo Portale, Giuseppe Bonavita, Carlo Autru Ryolo e Giuseppe Giacoppo.