I dettagli e i nomi degli indagati. Tutte le foto e i video – Narcotraffico: Blitz nella notte al villaggio Cep, 15 arresti. A capo del sodalizio ‘Tonino’ Guerrini: “Il Cep è mio!”. Le dichiarazioni dei pentiti
foto e video di Edg -
Oggi, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, la Squadra Mobile della Questura di Messina, ha proceduto alla esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina Ornella Pastore, nei confronti di quindici persone (custodia cautelare in carcere per dodici indagati e arresti domiciliari per i restanti tre), per il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e numerosi episodi di acquisto e cessione di ingenti quantitativi. Gli indagati sono complessivamente 26.
Questi tutti i nomi degli indagati: Giuseppe Alvaro, Francesco Arbato, Rosario Caponata, Mario Cariolo, Francesco Costa, Davide Crisari, Alessio Crupi, Marco D'Angelo, Vincenzo Delia, Caterina De Tommaso, Massimo Fama' D'Assisi, Antonino Guerrini, Salvatore Samuele Guerrini, Francesco La Paglia, Simone La Rosa, Luigi Longo, Sebastiano Marino, Maurizio Nicolosi, Francesco Paone, Samuele Piccolo, Roberto Polimeni, Simona Rizzo, Gaetano Romeo, Natale Romeo, Angelo Santoro e Giuseppe Strati.
Questi i nomi di chi ha subito una misura cautelare in carcere o ai domiciliari:
In carcere:
- Rosario Caponata, 42 anni
- Mario Cariolo, 37 anni
- Francesco Costa, 61 anni
- Davide Crisari, 29 anni
- Alessio Crupi, 28 anni
- Antonino Guerrini, 50 anni
- Samuele Salvatore Guerrini, 24 anni
- Simone La Rosa, 43 anni
- Luigi Longo, 68 anni
- Francesco Paone, 68 anni
- Simona Rizzo, 37 anni
- Angelo Santoro, 65 anni
Ai domiciliari:
- Samuele Piccolo, 28 anni
- Roberto Polimeni, 31 anni
- Gaetano Romeo, 37 anni
UN'INDAGINE SCATTATA NEL 2022. A CAPO DELL'ORGANIZZAZIONE ANTONINO GUERRINI.
Le indagini, consistite in attività di video sorveglianza, intercettazioni, servizi di appostamento, sequestri di stupefacenti, arresti, dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, sono state avviate nel mese di aprile 2022, a seguito dell’arresto in flagranza di Alessandro Sicorello, uno dei fornitori del gruppo durante una consegna di cocaina, hanno consentito di ricostruire l’esistenza di un’organizzazione criminale strutturata e stabilmente dedita al traffico di diverse tipologie di sostanze stupefacenti, cocaina, hashish e marijuana, destinate al mercato della città di Messina, prevalentemente nel quartiere Cep dove aveva una base operativa, e dell’intera provincia, con a capo Antonino Guerrini.
Guerrini avrebbe assunto all'interno del sodalizio il ruolo di capo-promotore, avvalendosi della stretta collaborazione del figlio Samuele Salvatore, occupatosi delle principali attività del gruppo come il mantenimento dei contatti con i fornitori e l'organizzazione dei rifornimenti di stupefacente, il coordinamento e la gestione delle attività di smercio dello stupefacente.
Guerrini, che disponeva anche di diverse armi, avrebbe organizzato il proprio traffico di stupefacenti avvalendosi di una fitta rete di giovani incensurati, alcuni dei quali minorenni che si mettevano a disposizione per svolgere le varie incombenze connesse all'acquisto e alla vendita di stupefacente.
Della figura e del ruolo di Antonino Guerrini hanno parlato i collaboratori di giustizia Consolato Campagna, Giovanni Gangemi, Mario Rello, Tommaso Ferro e Settimo Corritore.
LE DICHIARAZIONI DEI COLLABORATORI.
Consolato Campagna ha raccontato che Guerrini, già nel 2013, era legato a Nino Spartà, fratello del più noto Giacomo, tanto da ritenerlo uomo di fiducia, con il quale si occupava di estorsioni. Giovanni Gangemi, in alcune recenti dichiarazioni, ha confermato come Guerrini padre e figlio, gestissero una piazza di spaccio al Cep, cosi come il collaboratore di giustizia Mario Rello, che ha affermato come Guerrini "negli ultimi dieci anni ha fatto un salto di qualità nel traffico di stupefacenti. Vende all'ingrosso e al dettaglio. So che prende la droga in Calabria, marijuana e cocaina". "Guerrini - continua il collaboratore - ha una ottima disponibilità di denaro. Oggi è diffuso il crack da circa 7-8 anni. Chi spaccia tiene 20 grammi in purezza, mentre la quantità maggiore viene lavata con bicarbonato e acqua, in seguito si mischia, viene ricavato il cristallo puro che poi viene assunto fumando. Il crack costa meno, si può comprare a cinque euro a 'fumata', il che lo ha fatto molto diffondere. Oggi la cocaina si può comprare a 22 euro a grammo, mentre quando lavoravo io a meno di 43 euro non si trovava".
Il collaboratore Tommaso Ferro, nel 2023 ha parlato di Guerrini. "Lo conosco da tanto tempo, abitiamo nello stesso quartiere. Sono a conoscenza che spaccia da quasi 20 anni, è un grossista che fornisce la zona sud. Su Guerrini circola la voce che sia un confidente delle forze dell'ordine, dato che è libero di spacciare da piangere di 15 anni". Ferro continua nell'accusare Guerrini affermando di sapere che si "occupa di usura e che avesse sparato al cognato, il fratello della moglie".
Ferro racconta anche un episodio che riguarda un ragazzino, un certo 'Bombolo' picchiato da Guerrini. Guerrini aveva incaricato 'Bombolo' di ritirare 2 chili di cocaina al McDonald's, "luogo dove solitamente arrivava la droga mandata dai calabresi". "E' capitato che Bombolo, che lavorava nel locale del figlio di Guerrini, avesse preso dieci euro dalla cassa, motivo per cui la moglie di Guerrini gli ha dato in carico di picchiarlo". "Ha fatto tanti investimenti, grazie ai soldi che gli derivano dal traffico di droga e in parte dell'usura". Ferro, nelle sue dichiarazioni, accusa anche due degli indagati di questa operazione, Francesco Paone 'iaddina' e Angelo Santoro 'gigia', già collaboratore di giustizia vicino a Iano Ferrara. "Posso dire che Gigia e Gallina erano inseriti nell'ambito della gestione dei parcheggi in vari quartieri come Santa Lucia, Cep e Minisale dal 2016 a oggi". Infine ci sono le dichiarazioni di Settimo Corritore ad accusare Guerrini. "Guerrini lavorava per Nino Testa, prima dell'operazione Refriger. Dopo l'arresto Guerrini si è fatto spazio...".
DECINE DI EPISODI DI RIFORNIMENTO E CESSIONE.
"Si delinea - è scritto nella misura cautelare - una sorta di rete di distribuzione che vede gli indagati smerciare il proprio prodotto sul territorio come grossisti, che vendono sia a singoli consumatori, sia a venditori, che immettono a loro volta la sostanza sul mercato direttamente oppure tramite i clienti".
Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina e delegate alla Squadra Mobile, si sono concretizzate nell’utilizzo delle tradizionali tecniche investigative – in particolare appostamenti e pedinamenti – nonché attraverso attività di videosorveglianza. Esse hanno consentito di acquisire, allo stato, un grave compendio indiziario a carico di 15 persone (oggi tratte in arresto) in ordine alla loro partecipazione ad un’associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico, nel territorio dell’area urbana di Messina e della provincia, con una ripartizione di ruoli e compiti, dotata di un programma criminoso stabile, organizzato e continuativo, oltre che armata, idonea a esercitare un effettivo controllo del territorio di riferimento, il Cep, e in generale negli ambienti criminale cittadini.
Sono stati ricostruiti numerosi episodi di rifornimento e cessione di sostanza stupefacente, realizzati sotto la costante supervisione di Guerrini ritenuto capo promotore, il quale avrebbe partecipato, direttamente, alle principali operazioni del gruppo, come i contatti con fornitori calabresi e catanesi, l’organizzazione delle attività di smercio e la gestione dei relativi proventi, avvalendosi della collaborazione del figlio Samuele. Altri collaboratori del sodalizio, secondo l'accusa, sarebbero stati Rosario Caponata, Angelo Santoro, Luigi Longo, Francesco Paone, Francesco Costa (già affiliato al clan di Iano Ferrara), Gaetano Romeo e in seguito, Alessio Crupi e Roberto Polimeni. Ma anche il fratello dell'ex boss Iano Ferrara, Alessandro, avrebbe dato il suo contributo.
Le investigazioni hanno anche disvelato una rete di distribuzione che ha visto gli indagati operare quali grossisti, con cessioni rivolte sia a singoli consumatori sia a spacciatori al dettaglio, i quali provvedevano, a loro volta, all’immissione della droga sul mercato.
Guerrini veniva contattato da varie persone che si recavano presso la sala biliardi o nella sua abitazione; Guerrini, in un secondo momento, si spostava all'interno del quartiere utilizzando mezzi sempre diversi, tra cui anche un monopattino, contattava i suoi collaboratori i quali, a loro volta, subito dopo si spostavano per le vie e tale palazzine del quartiere, spesso uscendo dal raggio di azione dell'obiettivo delle telecamere.
In particolare, secondo l'accusa, Caponata, Polimeni, La Rosa, Crupi, Piccolo e Cariolo si occupavano del ritiro e consegna dello stupefacente (marijuana, hashish, cocaina), Santoro, Paone, Longo e Costa della custodia.
La custodia e lo spostamento delle sostanze stupefacenti presso luoghi di temporaneo stoccaggio sono risultati affidati a soggetti di rilievo della criminalità organizzata messinese, alcuni dei quali ex collaboratori di giustizia, appartenenti allo storico clan del rione CEP.
LE PRECAUZIONI COME OSSESSIONE: SI PARLAVANO ALL'ORECCHIO E SI COPRIVANO LA BOCCA.
L’attività investigativa si è rivelata altresì particolarmente articolata e complessa, per le modalità operative dell’organizzazione criminale, improntate ad estrema cautela e prudenza, tese ad eludere eventuali attività di intercettazione: in numerose occasioni, documentate mediante videosorveglianza, gli indagati, infatti, sono stati ripresi mentre comunicavano fra di loro, coprendosi la bocca con le mani o parlando a bassa voce all’orecchio. Analoghe precauzioni sono state adottate da Antonino Guerrini, capo dell’associazione, anche durante gli incontri presso la propria abitazione.
Guerrini era "ossessionato dalla riservatezza e dalla prudenza nella gestione di contatti e di affari".
Le indagini hanno anche consentito di accertare l’influenza criminale e il riconoscimento di cui il capo del sodalizio godeva tra gli abitanti del rione CEP e negli ambienti criminali cittadini.
IL DIVIETO AL FIGLIO DI ENTRARE AL FLEXUS...
"IL CEP E' MIO!".
Indicativo del fatto che Antonino Guerrini godesse di un indubbio ascendente nel mondo della malavita locale, "deve ritenersi - scrive il gip Pastore - la vicenda che vedeva protagonista il figlio Samuele, al quale era stato impedito di entrare all'interno della discoteca 'Flexus' di via Don Blasco, circostanza che aveva provocato un certo risentimento nei genitori di Samuele, i quali avevano chiesto agli organizzatori le ragioni del divieto di accesso al locale, facendo loro intendere che non si sarebbero dovuti permettere di comportarsi in questo modo". In un altro episodio Antonino Guerrini, "soggetto di elevato carisma criminale nel panorama delinquenziale messinese", viene intercettato mentre reagisce al telefono ad un catanese che aveva fatto delle esternazioni sul Cep: "...perché io sono... io sono di casa al Cep, il Cep è mio!".
Nel corso delle attività investigative, personale della Squadra Mobile ha proceduto, in distinti momenti, all’arresto in flagranza di reato di venti soggetti per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, sequestrando complessivamente circa dodici chilogrammi di droga, otto pistole, due fucili, munizionamento di vario calibro, nonché la somma di euro 45.000 in contanti, ritenuta provento dell’attività illecita.
Contestualmente alle operazioni di rintraccio e arresto eseguite dalla Squadra Mobile, sono stati impiegati circa 100 agenti, con il supporto del personale dei Commissariati di Pubblica Sicurezza della Questura di Messina, delle Squadre Mobili di Catania e Siracusa, delle S.I.S.C.O. di Catania e Messina, di equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine e delle unità cinofile della Polizia di Stato, sono state effettuate numerose perquisizioni domiciliari nei confronti di altri soggetti indagati nel medesimo procedimento.