30 Gennaio 2026 Giudiziaria

Proceeso Cucchi-ter: ora Giulia Bongiorno difende in Cassazione anche il carabiniere Sabatino, condannato per depistaggio

Di Alessandro Mantovani - All’ultima curva, davanti alla Cassazione, nel processo Cucchi Ter arriva un avvocato di grande peso politico. È il processo agli alti ufficiali accusati di aver imbrogliato le carte per coprire i militari poi condannati per il pestaggio di Stefano Cucchi. Nel giugno 2025 sono stati in parte condannati anche loro, in parte prescritti per lo più con pieno accertamento dei reati – falso, favoreggiamento, omessa denuncia – e in parte assolti. Adesso uno di loro, il colonnello Lorenzo Sabatino (già comandante provinciale dei Carabinieri di Messina), condannato a un anno e tre mesi perché ha rinunciato alla prescrizione, nel ricorso alla Suprema corte è difeso da Giulia Bongiorno, la presidente della Commissione Giustizia del Senato, forse la voce più autorevole della destra italiana in materia di giustizia. Da Palazzo Madama dà la linea e difende, quando occorre, i ministri, da Matteo Salvini a Carlo Nordio, e agli altri liberatori del presunto torturatore Almasri.
Ilaria Cucchi, che per anni si è battuta perché fossero individuati e puniti i responsabili della morte del fratello Stefano, oggi è senatrice di Avs e vicepresidente proprio della commissione Giustizia. Si è scontrata di recente con Bongiorno su “consenso” e “dissenso” nella nuova legge sulla violenza sessuale. Bongiorno naturalmente è libera di difendere chi vuole, ma qualche problema di opportunità, di fair play istituzionale, avrebbe fatto bene a porselo. Tanto più che nel processo Cucchi ter sono parti civili anche la Presidenza del Consiglio, il ministero della Giustizia e quello della Difesa per l’Arma dei carabinieri. Gli avvocati dello Stato, nei giudizi di merito, hanno sostenuto le posizioni dell’accusa, peraltro ottenendo qualche migliaio di euro di provvisionali a carico degli imputati. La famiglia Cucchi è stata invece risarcita dall’Arma e non sarà presente in Cassazione. L’udienza è il 4 marzo. Quinta sezione: presidente Enrico Vittorio Stanislao Scarlini, relatore Carlo Renoldi.
“Di questi 16 anni di processi – dice la senatrice Cucchi – abbiamo perso i primi cinque, andando dietro a tre agenti penitenziari innocenti, perché la politica entrò a gamba tesa. Ricordo ancora Ignazio La Russa, ministro della Difesa nel 2009, che quando uscì la notizia di Stefano disse: ‘Non so cosa sia successo, ma giuro sull’onorabilità dei carabinieri’. Da allora abbiamo avuto verità e giustizia perché non ci siamo arresi, dico noi perché non ce l’avrei mai fatta senza l’avvocato Fabio Anselmo, il pm Giovanni Musarò e la Procura di Roma che è cambiata, tante persone mi sono state accanto. Sono stati condannati i responsabili materiali e ora in appello è stata accertata la responsabilità dei vertici, gli intoccabili, gli ufficiali che mentre La Russa parlava falsificavano le carte. E in Cassazione la politica – attacca Cucchi – entra di nuovo a gamba tesa. Ma se Bongiorno difendesse mio fratello che ne penserebbero gli avvocati degli imputati? È grave che la presidente della commissione Giustizia entri in questo processo, vogliono condizionare i giudici. Non faccio sconti a nessuno: fuori la politica dal mio processo. Nell’Italia di oggi non credo che il processo Cucchi si potrebbe fare”.
Solo nel 2015 la Procura di Roma si mosse verso i carabinieri, fino alla condanna di Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro a 12 anni per omicidio preterintenzionale, definitiva dal 2022. Lì sono emersi gli elementi per il processo ter: riunioni al comando provinciale, relazioni di servizio aggiustate e altri occultamenti nel 2015. Di questa ultima parte risponde Sabatino, allora capo del reparto operativo. Altri imputati, prescritti, per i giudici hanno fatto peggio, a partire dal più alto in grado, il colonnello Alessandro Casarsa, comandante del gruppo Roma nel 2009, incriminato quando era a capo dei corazzieri del Quirinale. Ovviamente hanno fatto ricorso tutti, anche i prescritti, che cercano l’assoluzione nel merito.

Bongiorno non vorrebbe fare dichiarazioni, ma respinge l’idea che voglia gettare il suo peso politico nel processo: “Non condivido. Da un punto di vista tecnico le due sentenze presentano numerosi errori, tuttavia non sarò presente in Cassazione”. Sarà, ma non è nemmeno detto che il processo sia trattato in udienza pubblica, intanto in cancelleria qualcuno lo chiama già “fascicolo Bongiorno”.