Il Pg Caponcello: «Ma i giudici sono nemici della Patria?»
Alluvionale produzione legislativa. Ipertrofia del diritto penale. Attacco alla giurisdizione. Gravissime carenze d’organico e nonostante tutto buone percentuali di produttività. Non ha usato mezzi termini il procuratore generale Carlo Caponcello nel suo intervento, giocato per forza di cose sul “ring” nazionale della riforma e con i dati degli uffici. Ha parlato per esempio di «punitivismo compulsivo» per i cosiddetti pacchetti sicurezza «con i quali vengono introdotte nuove fattispecie penali e una miriade di aggravanti per fronteggiare problematiche sociali vere, talvolta drammatiche, ma che i provvedimenti assunti certamente non risolvono in alcun modo». Poi ha sottolineato, i due piatti della bilancia: ai decreti Cutro, Caivano e Sicurezza si contrappone la depenalizzazione che ha riguardato solo reati come l’abuso d’ufficio. Emblematico il riferimento alle riforme, un «attacco alla giurisdizione strumentale a screditare la magistratura», con un interrogativo che dice tutto: «I giudici sono nemici della Patria?». Il tema delle riforme è stato centrale anche nell’intervento del presidente della giunta distrettuale dell’Anm Andrea La Spada: «Le principali ragioni della contrarietà al progetto di riforma - ha detto tra l’altro -, peraltro approvata esautorando di fatto il Parlamento dalla discussione e senza la minima emenda, sono ormai note: dietro l’etichetta mediaticamente invalsa della “separazione delle carriere” si cela il reale obiettivo dell’indebolimento dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura. Obiettivo che si aspira a perseguire non già esplicitamente ma, in via (neanche tanto) surrettizia, attraverso il meccanismo del sorteggio per i componenti di Csm ed Alta Corte da un lato e lo smembramento ed il depauperamento del Csm che, come pensato dai Padri costituenti, di quei valori fondamentali è il garante, dall’altro». Di preoccupante involuzione culturale della società, acuita dall’universalizzazione dei contatti social e dei costumi, ha parlato la presidente dell’Ufficio gip Ornella Pastore, come referente dell’Admi, l’Associazione donne magistrato italiane: c’è una perdita di valori nel rispetto della dignità e dell’integrità fisica morale e sessuale degli individui, in ambito familiare e nei rapporti tra i consociati, valori messi in pericolo dalla cultura della violenza e della sopraffazione. E per questo è necessario oggi più che mai un impegno comune delle donne magistrato.