12 Febbraio 2026 Giudiziaria

Felice Lima: ”No alla manomissione della Costituzione per interessi privati”

L’ex magistrato FeliceLima, già sostituto procuratore generale a Messina, si esprime senza mezzi termini sulla riforma costituzionale sottoposta a referendum: “Una riforma che incide molto e in maniera complessa sull’assetto costituzionale della giurisdizione” di cui è quasi impossibile comprenderne realmente le conseguenze per chi non abbia una profonda conoscenza tecnica. A lasicilia.it lancia un’accusa importante al Parlamento, ridotto a “passacarte del Governo”, per aver approvato irresponsabilmente il testo della riforma “a scatola chiusa”, “il referendum è funestato da una propaganda che mistifica sia le ragioni del sì sia quelle del no” ha dichiarato soffermandosi sulle chiari intenzioni del ministro Nordio: “La riforma ridarà alla politica il suo spazio ed eviterà invasioni di campo dei pm”, evidenziando un aumento della già forte ingerenza della politica sulla giustizia. I motivi per votare “NO” sono dunque moltissimi, “la Costituzione è stata scritta da gente con senso dello Stato e della democrazia e non la si può manomettere per interessi privati”, ha evidenziato l’ex magistrato.

Lima denuncia una democrazia “peggio che a rischio”, in costante erosione e demolita dietro falsi slogan propagandistici: essa “non è un metodo di scelta del governante bensì un metodo di esercizio del potere”, “c’è  quando i poteri sono separati, nel Paese non lo sono quasi più; c’è quando tutti, compresi i potenti sono soggetti alla legge, invece essi godono di sostanziale impunità; c’è quando la stampa è libera, invece l’Italia si trova in fondo alle classifiche per libertà di stampa e infine c’è quando la giustizia controlla il potere, non ne diventa il braccio armato”. Uno dei punti centrali è la presunta “colleganza” tra giudici e pubblici ministeri, Lima afferma “in quarant’anni di magistratura, non ho mai visto dare ragione o torto al pubblico ministero perché collega”, “questa della colleganza è una bufala assoluta”, sostenendo come le vere pressioni provengano dal contesto sociale, culturale e in particolare pressioni influenzate dalla propaganda di regime: “non è facile condannare una persona potente, stimata, in vista, magari difesa pubblicamente dal Governo. È facilissimo, invece, condannare una persona che la tv e i giornali dipingono come un ‘mostro’”. Citando inoltre diversi casi di cronaca e scandali giudiziari, evidenzia come sulle decisioni del giudice possano incidere amicizie, parentele, fama e prestigio dell’avvocato, fama e prestigio dell’imputato”.

Il passaggio cruciale è rappresentato, secondo l’ex magistrato, dallo sdoppiamento del Csm e la separazione delle carriere. “Le carriere unite non sono state volute a caso dai Padri Costituenti perché non basta che sia terzo il giudice, serve che sia terzo anche il pubblico ministero”, ha ricordato mettendo in guardia sui possibili modi per fare una giustizia razzista: “O scegliendo giudici razzisti, oppure scegliendo giudici onesti, mandando però a giudizio solo i neri, i poveri, i deboli”. La separazione delle carriere è quindi un passaggio fondamentale per regolamentare i due uffici in modi diverso, passo che l’opinione pubblica sembra pronta ad accettare, “il resto verrà fatto successivamente, in gran parte con leggi ordinarie”.

In seguito Felice Lima si mostra critico anche sul cambiamento peggiorativo concernente l’Alta Corte disciplinare, “la componente togata sarebbe numericamente inferiore rispetto all’attuale Sezione disciplinare del Csm, basterebbe perciò convincere un numero minore di magistrati per incidere sulle decisioni”, ha aggiunto sostenendo come le sentenze saranno impugnabili “soltanto”- come cita il testo della riforma – dinanzi alla stessa Alta Corte e non più anche in Cassazione. Così, richiamando il fenomeno delle c.d. “nomine pacchetto”, i membri saranno sorteggiati solo tra i consiglieri di Cassazione.

Lima si esprime sulla campagna referendaria, definendola “la più scorretta di sempre”, in particolare sul metodo problematico di sottoporre a referendum “questioni così numerose e complesse”. Mette in luce l’affidamento di una riforma costituzionale epocale a un azzardo di propaganda politica sintetizzando gli slogan contrapposti: “Vota no, perché questo governo è fascista” oppure “Vota sì, perché i magistrati sono comunisti e fanno schifo”. Tra i magistrati sostenitori del Sì, l’ex procuratore generale di Messina, riconosce carissimi amici che dichiara “credono che il sorteggio eliminerà il correntismo, ritengo che pecchino gravemente di ingenuità”, “per ottenere ciò che pensano sarà un bene, si fanno piacere l’inaccettabile separazione delle carriere”. Felice Lima concludendo non risparmia critiche all’Associazione nazionale magistrati, “trasformata in una lobby che ha come unico vero fine gli interessi di carriera degli associati” e riportando alla memoria il caso Palamara e le degenerazioni del correntismo avverte: “Il sorteggio indebolirà la componente corporativa e rafforzerà quella politica, paradossalmente questo viene propagandato come strumento per ridurre la politicizzazione della giustizia”.