13 Febbraio 2026 Giudiziaria

Strage via d’Amelio, la procura nissena si sottrae da due mesi all’obbligo di eseguire atti urgenti ordinati dal GIP

Salvatore Borsellino, 83 anni, fratello del magistrato Paolo Borsellino, ucciso con cinque agenti della sua scorta, da due mesi sta attendendo che la Procura di Caltanissetta esegua atti di indagine urgenti e a sorpresa nell’inchiesta sui mandanti della strage di via d’Amelio. L’attività è stata ordinata il 19 dicembre 2025 dalla giudice per le indagini preliminari, Graziella Luparello. Da allora la Procura nissena si sottrae all’obbligo del giudice ipotizzando una presunta abnormità nel provvedimento giudiziario (primo e unico caso in 78 anni di Costituzione democratica). La questione, su iniziativa della Procura di Caltanissetta, è stata affidata alla Corte di cassazione che, trattandosi di un’indagine urgente e a sorpresa su una strage e sei servitori dello Stato trucidati, ha iscritto il procedimento soltanto il 24 gennaio 2026. E a oggi non ha ancora fissato l’udienza.

La voce di Salvatore Borsellino
Di fronte a questo ritardo, che potrebbe aver già affossato l’esigenza di urgenza e sorpresa evidenziate dalla giudice Luparello, martedì 10 febbraio 2026 Salvatore Borsellino ha scritto una lettera al presidente della quinta sezione penale della Corte di cassazione. La firma il suo avvocato, Fabio Repici, come è prassi. Ma la voce è la sua. La pubblichiamo.

“Solo stamattina ho ricevuto, finalmente, comunicazione circa l’iscrizione del procedimento e la sua assegnazione alla quinta sezione penale. Il procedimento trae origine dal ricorso per pretesa abnormità proposto dal procuratore della Repubblica di Caltanissetta avverso l’ordinanza (che ha rigettato la richiesta di archiviazione e ha ordinato al pubblico ministero ulteriori indagini), emessa dal Gip di Caltanissetta il 19 dicembre 2025”.

Il paradosso dell’abnormità
“Per puro paradosso, il ricorso per pretesa abnormità, anziché rimuoverla, ha provocato nel procedimento una situazione di stasi, con l’inadempienza del pubblico ministero ricorrente rispetto ad almeno alcune prescrizioni del giudice terzo. In relazione alla situazione creatasi, mi sono trovato nella necessità, già il 28 gennaio scorso, di rivolgermi al Primo Presidente e al Procuratore generale, con nota che allego alla presente, al fine di evitare inutili ripetizioni”.

“Mi rimane solo da ribadire che il mio assistito Salvatore Borsellino, fratello del Dottor Borsellino e in quanto tale persona offesa dal reato di strage, ha pressante interesse alla non più procrastinabile fissazione dell’udienza e all’ancor meno procrastinabile rilascio di copia dell’ordinanza emessa il 19 dicembre 2025 dal Gip di Caltanissetta (bersaglio dell’impugnazione del pubblico ministero) e del conseguente ricorso per cassazione proposto dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta”.

Un mese e mezzo già perso
“Salvatore Borsellino ha impellente urgenza di ricevere i due documenti indicati, giacché rifiuta di credere che quella instauratasi sia una anomala procedura che richiama tristemente il famigerato borderau dell’affaire Dreyfus. Già è trascorso oltre un mese e mezzo dall’ordinanza del Gip di Caltanissetta e ancora la Procura non svolge almeno l’attività di indagine (fra le numerose, immagino) ordinata dal Gip e oggetto precipuo del ricorso. Almeno la conoscenza di quegli atti serve al mio assistito per sapere che c’è un limite al pericolo di vulnerazioni alla legalità democratica nell’accertamento della verità sulla strage di via D’Amelio”.

L’attualità dell’inchiesta di Caltanissetta, 34 anni dopo l’attentato del 19 luglio 1992, è dimostrata dall’agenda rossa di Paolo Borsellino sottratta subito dopo la strage (e probabilmente tuttora conservata) da funzionari dello Stato ancora in servizio o, nel frattempo, andati in congedo. L’umiliazione della verità e del sacrificio delle vittime continua.

Fabrizio Gatti (Today)