14 Febbraio 2026 Giudiziaria

MESSINA: ABUSIVISMO FINANZIARIO, TRUFFA E RICETTAZIONE DI DENARO ILLECITO. DISPOSTO IL SEQUESTRO DI 1 MILIONE DI EURO A DUE FINTI PROMOTORI FINANZIARI

Nei giorni scorsi, su delega della Procura della Repubblica di Messina, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina, hanno dato esecuzione al decreto disequestro di beni per un valore superiore a 1,2 milioni di euro, nei confronti di due soggetti indagati per i reati di truffa ed esercizio abusivo dell'attività finanziarla. II provvedimento di sequestro è stato emesso dal GIP del Tribunale di Messina, su conforme richiesta di questa Procura (Sezione Criminalità economica), che ha coordinato le indagini, delegandole al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, a cui i due investitori, in qualità di persone offese, avevano denunciato il mancato rimborso dei capitali affidati.

I due indagati operanti, rispettivamente, l'uno, nel messinese, l'altro, in territorio elvetico - sfruttavano la pregressa esperienza professionale nel settore della consulenza finanziaria, per attirare clienti, attraverso la proposta di investimenti nel settore obbligazionario di società maltesi, con la promessa di rendimenti elevati e sicuri. In realtà, i titoli erano riconducibili ad una società facente capo direttamente a uno degli indagati. Al fine di rendere credibile lo schema, venivano, inizialmente, corrisposti i guadagni correlati a "cedole periodiche", facendoli risultare come provenienti da una società fiduciaria nazionale, alimentando, così, le rosee prospettive di guadagno degli Investitori.

Le attività investigative hanno disvelato una complessa rete di schermatura: i fondi, costituiti dalle somme di denaro carpite alle ignare vittime della truffa, venivano trasferiti su conti correnti a Malta o presso altre società estere, allo scopo di occultare l'identità del reale beneficiario. Gli accertamenti, svolti anche tenendo conto delle verifiche svolte parallelamente dagli organismi di vigilanza e regolazione, hanno confermato che nessuna delle società coinvolte era autorizzata alla raccolta del risparmio, né i soggetti indagati possedevano i requisiti per operare.

Il G.I.P., accertando il pericolo di dispersione del patrimonio verso l'estero, ha disposto il sequestro di circa 1,3 milioni di euro, corrispondente al profitto illecito. Nell'inchiesta è emerso anche il ruolo della moglie di uno dei consulenti, indagata per aver messo a disposizione il proprio conto corrente per occultare le provvigioni indebitamente percepite dal marito.