La morte di Nitto Santapaola: La latitanza nel Messinese all’ombra della “famiglia” di Barcellona e dintorni
Quando era latitante fu un “frequentatore” assiduo del Messinese Nitto Satanpaola, servito e riverito all’ombra di Cosa nostra barcellonese. Vediamo quando e dove in questa sintesi di Nuccio Anselmo sul quotidiano Gazzetta del sud.
Tutti lo chiamavano “lo zio Filippo”. C’è pure registrata la sua voce mentre si trovava a Barcellona. Basti dire che da autista gli faceva il reggente del gruppo Salvatore Sem Di Salvo, colui che successe al boss Giuseppe Gullotti, altro suo alleato storico. Di questo ha parlato tra l’altro il pentito Carmelo D’Amico. Tra le pieghe dell’inchiesta ter per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano un ispettore di Polizia che poi ha partecipato alla cattura del boss ha confermato la presenza di Nitto a Terme Vigliatore e Portorosa tra il ’92 e il ’93 grazie ai suoi informatori dell’epoca, e il forte interesse alla vicenda dello Sco e del Sisde; una donna ha raccontato di aver incontrato e “servito” regolarmente il capomafia catanese quando abitava a S. Filippo del Mela.
L’ispettore di Polizia dichiarò a verbale nel 2015 all’allora capo della Mobile di Messina Giuseppe Anzalone che «nei primi mesi del 1992 ebbi modo di conoscere il titolare di un istituto di vigilanza che aveva sede nella zona di Giammoro, il cui fratello, allora affiliato alla famiglia dei barcellonesi, gli aveva fatto sapere che il noto boss Nitto Santapaola stava svolgendo la sua latitanza nella zona di Barcellona ed, in particolare, che era favorito dal boss di Gala Milone Filippo... durante tale latitanza nella zona di Barcellona P.G., avevamo anche notizia che Santapaola veniva nascosto all’interno del complesso turistico di Portorosa ove teneva anche delle riunioni con i boss della zona».
Sempre l’ispettore raccontò anche altro, ovvero che una sua fonte catanese, direttore di un supermercato a Catania, proprietario di un negozio di generi alimentari a Milazzo, nonché ex autista del boss etneo, gli confermò tutto: «... il catanese mi rivelò, in particolare, che in quel periodo , che colloco circa nel marzo 1992, Santapaola stava trascorrendo la sua latitanza nel comprensorio barcellonese». Sempre secondo le fonti del poliziotto, quando nell’aprile del 1993 lo Sco organizzò una vasta operazione per cercare Santapaola nella zona di Terme Vigliatore, il giorno dopo successe qualcosa: «... il giorno successivo a tale operazione una fonte ci informò che nella stessa nottata, Santapola era stato portato a bordo di un’autovettura da alcune persone che, scortandolo a Portorosa, con armi in pugno, esattamente dalla discesa del ristorante La Cantina, ivi ubicato, lo fecero salire a bordo di un motoscafo che poi si seppe sarebbe stato condotto presso l’Hotel... dell’isola di Vulcano».
Ecco la testimonianza rilasciata alla Polizia dalla donna che ebbe una lunga relazione, dal 1989 al 1993, con Santapaola: «Sono stata l’amante di questo malavitoso sino al suo arresto, fatto che ho appreso un paio di mesi dopo e che colloco nel 1993, mi vedevo anche a casa mia in contrada Archi del comune di San Filippo del Mela. Questa persona mi veniva a trovare due tre volte al mese portandosi presso la mia abitazione da solo e con macchine diverse... da quando ho allacciato questa relazione non ho esercitato la prostituzione in quanto questa persona provvedeva totalmente al mio sostentamento e a quello della mia famiglia». La donna ha poi riconosciuto in foto anche Sem Di Salvo «come una persona di Barcellona P.G. che accompagnava il soggetto catanese».
Concetta Santapaola, la sorella di “Nitto”, che è morta nel settembre del 2020 di covid a 73 anni, si trasferì a Messina a cavallo tra gli anni 70 e 80 e si sposò con il messinese Francesco Romeo, per tutti diventato col tempo “don” Ciccio, anche lui morto di covid a 81 anni poco tempo dopo, nel gennaio del 2021. Gli affari del gruppo Romeo-Santapaola sono stati messi nero su bianco a Messina dall’operazione antimafia Beta, che aveva portato alla condanna di “don” Ciccio a 16 anni di carcere. Il processo ha detto che era il gruppo che a Messina sovraintendeva all’attività di tutti gli altri clan.
Nel 2013 al processo Mori-Obinu, il maresciallo dei Ros Giuseppe Scibilia, oggi in pensione, che è la memoria storica del Ros per tutta la provincia di Messina, ha detto tra l’altro che «... intorno a marzo del ’93 le segnalazioni della presenza di Santapaola erano specifiche, diceva in effetti costui che il Santapaola era assistito o era gestito... era gestito dal gruppo facente capo a Gullotti e un certo Sem Di Salvo».
C’è stato anche un processo per il favoreggiamento della latitanza di Santapaola tra Barcellona e Terme Vigliatore, a carico di Salvatore Sem Di Salvo e Aurelio Salvo, ex commerciante di detersivi. Per questa vicenda in primo grado furono condannati, in secondo grado assolti. Agli atti del processo c’era una conversazione ambientale con la sua voce che nel ’93 venne intercettata dal Ros a Terme Vigliatore, nell’ufficio della ditta di trasporti di Domenico Orifici (il terzo imputato iniziale del processo, che è deceduto).