11 Marzo 2026 Giudiziaria

La caduta di Iacolino, Dg del Policlinico di Messina e assessore ombra fedelissimo di Schifani

Per 25 anni è stato uno degli uomini più potenti della sanità siciliana. Ha guidato l’azienda sanitaria più importante dell’Isola, quella di Palermo, fino ad arrivare ai vertici del dipartimento più ambito dell’assessorato della Salute, la Pianificazione strategica che gestisce risorse per dieci miliardi di euro l’anno. Sotto l’ala del suo padrino politico Angelino Alfano, è volato al Parlamento europeo. Ma l’ultima riga della rampante carriera del manager-politico Salvatore Iacolino — la nomina a direttore generale del Policlinico di Messina - sarà cancellata dal suo curriculum: ieri, dopo la notifica dell’avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa - la giunta ha decretato la sospensione dall’incarico. E i suoi legali in serata hanno fatto sapere che aveva già deciso di dimettersi.

Nato a Favara 62 anni fa, l’avvocato Iacolino ha sempre frequentato le segreterie di partito. La sua ascesa inizia alla fine degli anni Ottanta prima come semplice dirigente, poi come direttore amministrativo all’Asl di Agrigento. È da lì che arriva alla corte di Alfano, l’enfant prodige del partito di Berlusconi. Alla fine degli anni Novanta diventa assessore comunale ad Agrigento. Nel 2005, Alfano lo propone all’allora segretario regionale forzista Gianfranco Micciché come direttore generale dell’Asl di Palermo. Il governo Cuffaro lo nomina in quota Alfano. Ruolo che manterrà fino al 2009, quando il Popolo delle libertà lo candida al Parlamento europeo. Durante la campagna elettorale, rompe con Micciché che caldeggia un altro candidato.

Alla fine a spuntarla è Iacolino. Due anni prima della fine del mandato europeo, nel 2012, si candida all’Ars, sempre con il Pdl, ma senza successo. Nel 2014 tenta il bis a Bruxelles con Forza Italia, fallendo l’obiettivo. Torna a fare il dirigente amministrativo all’Asp di Agrigento. Dopo una breve militanza in Grande Sud di Micciché, nel 2017 aderisce all’Unione di Centro e ritenta la candidatura alle Regionali, anche in questo caso senza fortuna.

Finita l’era del governo di centrosinistra targato Crocetta, torna in auge con Musumeci: nel 2019 viene nominato direttore amministrativo dell’Asp di Siracusa. Dopo due anni entra in rotta di collisione con l’allora manager Salvatore Lucio Ficarra che lo licenzia per «reiterata violazione di norme contrattuali e di legge». Una macchia nel curriculum che non gli sbarra la strada per essere nominato, nel 2022, direttore amministrativo all’Asp di Caltanissetta e poi, nel 2023 — con il governo Schifani — alla guida del dipartimento Pianificazione strategica.

Iacolino, per molti, è l’assessore-ombra, scelto dal governatore forzista per “commissariare” la titolare ufficiale della delega, la “tecnica” Giovanna Volo. Ma deve scontrarsi con le resistenze interne al suo stesso partito. In occasione delle elezioni europee del 2024, si spende per l’assessore forzista Edy Tamajo entrando in conflitto con i deputati agrigentini Margherita La Rocca Ruvolo e Riccardo Gallo. Con una serie di interrogazioni, La Rocca Ruvolo solleva il tema dell’incompatibilità di Iacolino al dipartimento regionale (in quanto licenziato dall’Asp aretusea) e chiede spiegazioni sull’arrivo in comando della figlia Giorgia Iacolino in assessorato. Anche la Corte dei conti accende i riflettori sulla sua nomina. Iacolino spunta pure nelle carte dell’inchiesta che ha portato ai domiciliari Totò Cuffaro: avrebbe partecipato a un summit sulle nomine nella sanità organizzato nella casa di campagna dell’ex deputato dell’Udc Francesco Regina nel settembre del 2023. Eppure Schifani continua a sostenerlo. A settembre scorso Iacolino risulta vincitore della nuova selezione per scegliere il dirigente della Pianificazione strategica, avendo la meglio sul dirigente regionale Mario La Rocca, caro a Fratelli d’Italia. I meloniani annunciano ricorsi contro la nomina di un esterno. Imputano a Iacolino responsabilità nello scandalo dei ritardi degli esami istologici a Trapani che ha portato alla revoca dell’incarico per il giovane manager meloniano Ferdinando Croce. Il commissario regionale di FdI Luca Sbardella chiede al governatore la revoca dell’incarico, pena la fuoriuscita dalla giunta. Di fronte alla prospettiva di una crisi di governo, Schifani scarica il dirigente. Che prova a resistere ma alla fine è costretto a cedere alla richiesta di trasferirsi al Policlinico di Messina, in quota Lega. Un’esperienza durata poco più di 48 ore.