IL PROCESSO PER LA TRAGEDIA DELLA ‘SANSOVINO, ECCO LA SENTENZA: GENCHI E CICCIO’ CONDANNATI A DUE ANNI E 4 MESI, ASSOLTO DE FALCO
DI Enrico Di Giacomo - E' finalmente arrivato a sentenza, dopo ben 10 anni, il processo sulla tragedia del traghetto Sansovino al molo Norimberga del porto di Messina, che provocò ben tre vittime a causa dell'esalazione di sostanze tossiche. La giudice monocratica Alessandra Di Fresco, prima sezione penale, nell'udienza di oggi ha deciso la condanna di Luigi Genchi e Domenico Ciccio' a due anni e 4 mesi di reclusione ciascuno e la pena di 300 quote del valore di 750, euro ciascuna per la società Caronte&Tourist Isole Minori spa.
La giudice ha invece assolto Fortunato De Falco e Giosuè Agrillo con la formula 'per non aver commesso il fatto'.
La giudice ha dichiarato, infine, non doversi procedere nei confronti Genchi, Cicciò e De Falco in relazione ad alcuni reati essendo, nel frattempo, intervenuta la prescrizione.
Queste erano state le richieste di pena formulate dai pm Accolla e Conte, lo scorso dicembre: per De Falco 5 anni di reclusione; per Genghi 4 anni e 6 mesi; per Cicció 4 anni; per Agrillo l’assoluzione per non avere commesso il fatto ai sensi dell’art. 530 II comma c.p.p.; infine per la Caronte&Tourist Isole Minori, 300mila euro di sanzione pecuniaria. I pm hanno poi avanzato ai giudici la richiesta di proscioglimento per intervenuta prescrizione per i reati contravvenzionali che erano contestati all’inizio di questa vicenda.
LA TERRIBILE MORTE DEI TRE MARITTIMI.
Era il 29 novembre del 2016. Il traghetto Sansovino della compagnia Caronte&Tourist Isole Minori era ormeggiato al molo Norimberga del porto, e quel giorno si dovevano svuotare le casse di raccolta delle acque di garage della stiva numero 1, la “stivetta”. Ma i tre marittimi che ci stavano lavorando vennero investiti dal gas “killer” che si sprigionò durante le operazioni, esalazioni altamente tossiche che purtroppo si rivelarono fatali. Dopo l’allarme e l’intervento dei vigili del fuoco vennero estratti da quel buco nero i corpi senza vita di Cristian Micalizzi di Messina, Gaetano D’Ambra di Lipari e Santo Parisi di Terrasini.
Sono trascorsi quasi dieci anni e solo adesso il processo di primo grado, davanti al giudice della prima sezione penale del tribunale, scaturito dopo l’inchiesta per quella tragedia, è arrivato a conclusione.
Dopo il rinvio a giudizio, che risale al febbraio del 2019 (aveva scelto la strada del patteggiamento il comandante della nave Salvatore Virzi' che aveva concordato 2 anni, pena sospesa), erano imputati al processo - le qualifiche si riferiscono all’epoca dei fatti - Luigi Genghi, armatore della motonave Sansovino, Domenico Cicciò, ispettore tecnico della Caronte&Tourist Isole Minori, Fortunato De Falco, direttore di macchina, e infine Josuè Agrillo, d.p.a. della Seastar Shipping Navigation ltd., la società di gestione che era deputata al controllo ed alla verifica della corrette attuazione delle procedure previste dal manuale di gestione della sicurezza a bordo della Sansovino, e infine la società Caronte&Tourist Isole Minori come persona giuridica. A dicembre si era registrata la requisitoria dei pm Marco Accolla e Roberto Conte, che all’epoca si occuparono anche delle indagini. Avevano poi discusso sul fronte difensivo gli avvocati Giuseppe Romeo, Giuseppe Mosca per Agrillo e Alberto Gullino per Genghi e Cicció.