I NOMI – Truffa sui fondi agricoli: sequestri per 1,4 milioni a dieci imprenditori messinesi
L’Ue si conferma, per molti, una vacca da cui mungere illecitamente denaro nel settore agricolo. A questa conclusione sono giunti, al culmine di una nuova inchiesta, i carabinieri per la Tutela agroalimentare di Messina.
I militari, guidati dal comandante Giuseppe D’Aveni, hanno eseguito un decreto di sequestro emesso dalla gip del Tribunale di Enna, Ornella Zelia Futura Maimone, su richiesta della Procura europea - Ufficio dei procuratori europei delegati per la Sicilia. Nome dell’operazione è “Grazing Code 2” (“Codice al pascolo”), che ha “congelato”, nelle province di Enna e Messina, denaro e disponibilità finanziarie, anche per equivalente, altri beni o utilità di proprietà di dieci indagati (sotto inchiesta anche una società) e di 782 titoli di pagamento (cosiddetti diritti all’aiuto), per 1.404.913,06 euro.
Le attività investigative hanno svelato una complessa truffa aggravata finalizzata all’indebito conseguimento di contributi pubblici destinati al comparto primario e scuciti dall’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura). Gli allevatori finiti sotto la lente avrebbero dichiarato, nelle domande di pagamento relative alla Pac (Politica agricola comune), di aver effettuato “pascolamenti” su superfici agricole esterne al proprio compendio aziendale (sostenendo dunque di aver movimentato il bestiame verso tali aree), omettendo di attivare il “codice pascolo”, requisito indispensabile all’espletamento delle attività sui terreni. Tale omissione avrebbe consentito di eludere gli accertamenti finalizzati a provare l’effettiva movimentazione del bestiame. Il tutto col discutibile (ma evidentemente consentito) meccanismo delle autodichiarazioni, utilizzate dagli indagati per dimostrare il presunto “pascolamento” in assenza della prevista attivazione proprio dei “codici pascolo”, precludendo scientemente ogni controllo da parte dei veterinari dell’Asp sulla presenza degli animali nei terreni.
L’inchiesta nasce da un esposto sull’assegnazione in concessione a privati o aziende di lotti di pascolo da parte di un’azienda speciale e di Troina che gestisce per conto del Comune sempre di Troina terreni nella limitrofa Cesarò, nonché sulla loro reale fruizione. E i carabinieri appurano che dal 2019 si perpetuano frodi in agricoltura connesse al mancato utilizzo delle aree date in affitto alla stessa azienda speciale. Ad esempio, notano l’assenza dei “codici pascolo” attinenti a una serie di ditte, tanto che è impossibile risalire alla movimentazione degli animali. Inoltre, viene fuori come nessuno degli indagati abbia “volutamente” presentato allo Sportello unico attività produttive (Suap) del Comune di Cesarò richiesta per svolgere attività di pascolo.
A Giuseppe Vivaldi Maimone, che risulta avere presentato le domande tramite un Centro assistenza agricola di Cesarò, sequestrati 279.842,89 euro, a Biagio Antonio Lombardo 139.320,85 euro, ad Antonio Scinardo 122.622,41 euro, a Daniela Lombardo 182.393,09 euro, a Fabio Siciliano 238,178,50, a Rossella Lombardo 63.452,68, a Sabina Impellizzeri 41.392,24 euro, a Salvatore Grasso 48.650,16 euro, a Doriana Pappalardo 44.764,80 euro, a Silvestro Cacciato 244.255,44 euro.