A seguito del decesso, la Procura di Siracusa ha aperto un’indagine per accertare le cause della morte e verificare eventuali responsabilità. È stata inoltre disposta l’autopsia, mentre la salma resta sotto sequestro in attesa degli accertamenti medico-legali.
Nel provvedimento emesso a gennaio scorso, il giudice aveva chiarito che l’accoglimento di una richiesta urgente richiede la dimostrazione evidente che la permanenza in carcere possa provocare un danno grave alla salute del detenuto. Secondo la valutazione effettuata in quel momento, tale condizione non risultava comprovata. Decisivo era stato il parere sanitario della struttura penitenziaria, dal quale non emergeva un’incompatibilità tra le patologie psichiatriche dell’uomo e il regime detentivo.
Parallelamente, era stata esclusa l’ipotesi della detenzione domiciliare, ritenuta non adeguata a garantire un monitoraggio continuo da parte dei servizi di salute mentale. Di conseguenza, la richiesta era stata respinta in via provvisoria e gli atti trasmessi agli organismi competenti – tra cui il Dipartimento di Salute Mentale, l’Ufficio di esecuzione penale esterna e la direzione del carcere – per valutare l’eventuale inserimento in una struttura residenziale assistita più idonea. Un percorso che, però, non si è concretizzato in tempo.
La morte di Capria riaccende il dibattito sulla gestione dei detenuti affetti da disturbi psichiatrici e mette in luce possibili criticità del sistema penitenziario. L’uomo stava scontando una pena complessiva di sei anni e otto mesi, con termine previsto nel febbraio 2034, in seguito a un provvedimento di cumulo emesso dalla Procura di Messina.
Informazioni “ristrette”: le vie legali per fare piena luce
La famiglia, assistita dall’avvocato Giuseppe Bonavita, sta valutando le iniziative legali da intraprendere per fare piena luce sulla vicenda. I parenti lamentano di disporre di informazioni limitate riguardo alle ultime ore di vita del loro congiunto e, a distanza di due giorni dalla morte, non hanno ancora potuto vedere la salma. Il loro obiettivo principale è comprendere se il decesso potesse essere evitato.
Il legale, infatti, aveva presentato più richieste al Tribunale di Sorveglianza per ottenere almeno gli arresti domiciliari, sostenendo che le condizioni fisiche e psichiche di Capria fossero incompatibili con la detenzione. Secondo la difesa, l’uomo era in uno stato di forte debilitazione e necessitava di cure mediche non disponibili all’interno dell’istituto penitenziario.