22 Marzo 2026 Giudiziaria

Pure Saro Cattafi tifa per il Sì: “Dio salvi gli indagati”

Dí Giuseppe Pipitone - Commenti critici sotto ai post del comitato per il No, slogan a favore del Sì, messaggi polemici indirizzati persino all’avvocato Franco Coppi, firmati come “un collega non più iscritto all’ordine”. Il variegato fronte dei sostenitori della separazione delle carriere si arricchisce di un nuovo supporter: si chiama Rosario Cattafi e ha scontato sei anni di carcere per mafia. Solo l’ultima tappa di un lungo curriculum giudiziario, cominciato negli anni ’70 all’università di Messina, quando da militante di destra aggredisce alcuni studenti di sinistra. Con lui c’era anche Pietro Rampulla, che in futuro sarebbe stato l’artificiere della strage di Capaci: per questo motivo oggi sta scontando l’ergastolo.
L’ultimo arresto di Cattafi, invece, risale al 2012: la condanna a 12 anni in primo grado verrà poi scontata della metà grazie al fatto che i giudici non lo considerano il capo del clan di Barcellona Pozzo di Gotto, ma un affiliato. Non uno qualsiasi, visto che nelle motivazioni si parla dei suoi “rapporti con le Istituzioni deviate e i colletti bianchi”. C’è poi il pentito Luigi Sparacio che lo ha indicato tra gli appartenenti di un “gruppo massonico”, del quale avrebbe fatto parte pure Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia nazionale. “Non sono mai stato massone e sono stato condannato solo per sentito dire”, sostiene il diretto interessato. Scarcerato nel novembre 2024, Cattafi è tornato in Sicilia, come gli ha imposto il Tribunale di Milano, che lo considera ancora socialmente pericoloso, tanto da applicargli la libertà vigilata per due anni. Forse è anche perché non può uscire di casa dopo le 22 che il mafioso impiega il suo tempo sui social. Ha aperto un profilo su Linkedin, dove si qualifica come “avvocato consulente legale giudiziario e commerciale”. L’iscrizione all’ordine degli avvocati, però, gli fu impedita nel 2000 a causa di uno dei tanti problemi giudiziari. “Ma avendo superato gli esami, il titolo di avvocato mi appartiene”, rivendica, rispondendo alle domande del Fatto dallo studio legale intestato al figlio Alessandro a Barcellona. E confermando di essere davvero lui quel Rosario Cattafi che da settimane su Linkedin si comporta da influencer pro riforma. Il comitato “Giusto dire No” diffonde un post col volto dell’attore Alessandro Gassman e il messaggio “Schierato per il No perché mi sta a cuore la Costituzione”? E Cattafi replica: “Proprio perché sta a cuore la Costituzione, perché sia realizzato, compiutamente, l’art. 111 della Costituzione, vota Sì”. Franco Moretti, leader degli avvocati per il No, scrive che i legali contro la separazione sono in aumento? E Cattafi commenta polemico: “Come possono degli avvocati votare No? Al di là delle chiacchiere è un paradosso”.

Ma il mafioso ne ha anche per il professor Coppi, storico difensore di Silvio Berlusconi e Giulio Andreotti. “Esimio Avvocato sono un collega non più iscritto all’Ordine. Lei è stato fortunato a non aver mai percepito che la decisione fosse sta già stata presa. Io ho vissuto, in tanti processi, la sensazione che tutto era già scritto”, commenta il sedicente “Avv. Cattafi”, sotto a un post col video del noto penalista che si esprime contro la riforma. “Io pensavo che Coppi fosse favorevole alla separazione, invece apprendo che è contrario, ecco perché faccio quel commento”, si giustifica Cattafi col Fatto, cercando di minimizzare il suo impegno social per la vittoria del Sì al referendum. A proposito: dopo la condanna per mafia, Cattafi può ancora andare a votare? “Sì, posso. Ma non voterò al referendum per un fatto mio”. Quale? “Ho chiesto la revisione della mia sentenza”, spiega, ripetendo ancora una volta di essere stato condannato “solo per sentito dire”. Che intende? “Nessuno ha mai avuto il piacere di prendersi un caffè con me”, sostiene Cattafi, che ha continuato a fare propaganda pure negli ultimi giorni di campagna. Persino sotto ai post con attacchi a Nicola Gratteri. “Dio salvi gli indagati”, commenta, esprimendo vicinanza alle persone messe sotto inchiesta dal procuratore di Napoli. Senza forse rendersi conto di essere lui stesso l’esempio di come Gratteri non avesse poi tutti i torti: a sostenere il Sì sono anche mafiosi e massoni. Pure quelli condannati “per sentito dire”. Fonte: Il Fatto Quotidiano