25 Marzo 2026 Cronaca di Messina e Provincia

TUTTI I NOMI E LE ACCUSE – FOTO E DETTAGLI – Blitz antidroga dei carabinieri: 17 arresti tra Messina, Milazzo e le Eolie. La droga come “caramelle”, “torta al cioccolato” e “quattro formaggi”

Arrivava da Messina, dai fornitori nei rioni di Gazzi e Santa Lucia sopra Contesse, la droga trafficata dal gruppo sgominato dall’operazione antidroga che ha portato a 17 arresti su ordinanza di custodia cautelare in carcere per, a vario titolo, associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, minaccia e detenzione porto di armi. Gli indagati sono in totale 33.

Carichi di cocaina, crack e hashish finivano nelle piazze dello spaccio di Milazzo, San Filippo del Mela, Merì, Barcellona e l’isola di Vulcano. Un giro gestito, secondo la Procura, da Carmelo Benenati detto “Mezzatesta” e Luigi Crescenti detto “Joker” che, attraverso una serie di collaboratori avrebbero diretto le attività di approvvigionamento della sostanza stupefacente tramite i corrieri, fissato il prezzo della sostanza stupefacente e si sarebbero occupati di risolvere tutte le criticità logistiche che si presentavano.

Questo lo scenario che emerge dall’indagine dei carabinieri della Direzione distrettuale antimafia di Messina diretta dal procuratore Antonio D’Amato, sfociata nell’ordinanza di custodia cautelare del gip Salvatore Pugliese. Alle indagini dei carabinieri della Compagnia di Milazzo si sono aggiunte anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Gangemi che ha fornito agli investigatori alcuni dettagli sullo spaccio a Milazzo e sui rapporti con i fornitori messinesi.

Le indagini, che si sono sviluppate nell’arco di tempo che va da febbraio 2023 alla metà del 2024, hanno inoltre evidenziato la disponibilità di armi da parte di alcuni membri del gruppo e in particolare di pistole modificate e fucili che sarebbero state utilizzate anche a scopo intimidatorio.

L’indagine scaturisce da una perquisizione effettuata il 15 febbraio 2023 in casa di Giuseppe Murabito a San Filippo del Mela conclusa con il ritrovamento di droga. Controllando i suoi movimenti attraverso una telecamera nascosta i carabinieri sono riusciti a scoprire vari episodi di cessione e il lancio di involucri dal balcone con il deposito del denaro nella cassetta posta. Monitorando il via vai e approfondendo gli accertamenti anche attraverso l’avvio di intercettazioni, i carabinieri sono risaliti ai collegamenti con Crescenti e Benenati scoprendo i viaggi dei corrieri verso Messina per il rifornimento della droga. Un giro che, come emerso dalle intercettazioni, avrebbe fruttato fino a mille euro al giorno. È emerso inoltre, nel corso degli accertamenti, lo spaccio nell’isola di Vulcano. Si è dunque scoperto che il gruppo si riforniva della droga a Messina, attraverso alcuni corrieri che, per evitare i controlli, adottavano alcune cautele, come un sistema di staffetta, con vedette lungo l’autostrada per segnalare la presenza di posti di blocco nei pressi del casello di Milazzo o i passaggi a piedi. Cautele venivano adottate anche nelle conversazioni nelle quali si parlava di “caramelle”, “pietra”, torta di cioccolato” o “quattro formaggi”, per gli investigatori non parlavano di dolci ma di altro. Infine il ruolo delle donne che avrebbero supportato l’attività dei loro compagni.

Il quadro probatorio - scrive il gip Salvatore Pugliese nell’ordinanza di custodia cautelare - si è ulteriormente consolidato attraverso le analisi forensi sui telefonini sequestrati, che hanno rivelato messaggi, foto e video relativi alle pesature della droga e alla contabilità del gruppo. Oltre a questo elemento decisivo nel giugno 2024 è comparso sulla scena il neo-collaboratore di giustizia Giovanni Gangemi che - scrive il gip -, ha fornito dichiarazioni ritenute attendibili che hanno confermato la direzione della piazza di spaccio milazzese da parte del duo Crescenti-Benenati e i rapporti con i fornitori a Messina.

Secondo il gip quindi in ordine alla sussistenza, alla struttura gerarchica, alla operatività e ai profili di responsabilità dei componenti del sodalizio criminale, le risultanze investigative presentano i ruoli di Benenati e Crescenti quali promotori, direttori e organizzatori dell’associazione, ai quali sarebbe stato in capo non solo la sovrintendenza sistematica di tutte le operazioni di approvvigionamento dello stupefacente presso i canali messinesi, ma anche l’esercizio di un potere decisionale vincolante circa la definizione dei prezzi di mercato e la risoluzione delle criticità logistiche, anche intervenendo direttamente nella gestione dei rapporti con i clienti per autorizzare decurtazioni di merce o dilazioni di pagamento.

Questa posizione apicale sarebbe supportata secondo il gip da una «spiccata caratura criminale, manifestata attraverso la disponibilità di armi (quali pistole modificate e fucili a canna mozza) e l’adozione di condotte intimidatorie volte a garantire l’osservanza delle proprie direttive da parte dei sodali e la puntualità dei pagamenti da parte degli assuntori».

C’era una vera e propria rete criminale che avrebbe strutturato un asse di approvvigionamento e distribuzione estremamente dinamico tra la città di Messina, nei quartieri Gazzi e Santa Lucia sopra Contesse, e il comprensorio milazzese, includendo le piazze di San Filippo del Mela, Merì, Barcellona Pozzo di Gotto e l’isola di Vulcano. Un sistema logistico si sarebbe avvalso «dell’opera sistematica» di parecchi indagati, tra i quali Davide Emanuele, Vincenzo Rodriguez e Simone Serifovik, incaricati di effettuare frequenti trasferte per il recupero dei carichi di cocaina, crack e hashish, i quali sarebbero stati successivamente stoccati e preparati per lo smercio nelle basi logistiche sicure, individuate nell’abitazione di Giuseppe Murabito a San Filippo del Mela e all’officina, nonché nell’abitazione rurale, di Orlando Mento a Torregrotta».

Le dosi lanciate dal balcone e il denaro nella cassetta della posta.

La tecnica sembrava collaudata perché eliminava il passaggio da una mano all’altra ed i contatti diretti: la droga veniva lanciata dal balcone agli assuntori che pagavano lasciando il denaro nella cassetta della posta. Nessun incontro, nessun contatto.Ad accorgersi di quanto accadeva sono state le telecamere piazzate dai carabinieri davanti all’abitazione di Giuseppe Murabito a San Filippo del Mela che, secondo gli investigatori, era diventata un vero e proprio hub distributivo.Il controllo, inizialmente coordinato dalla Procura di Barcellona che ha poi trasmesso il procedimento per competenza alla Direzione distrettuale antimafia di Messina, era scattato a seguito di una perquisizione che aveva fatto sorgere i primi sospetti negli investigatori.Le telecamere nascoste hanno registrato un via vai di persone che si fermavano per pochi minuti vicino all’abitazione andando via subito dopo. Hanno permesso di scoprire anche i lanci di involucri dal balcone della casa. Gli investigatori hanno documentato anche gli incontri con Benenati e Biondo che non sarebbero state visite di cortesia ma visite per rifornirlo della sostanza stupefacente in modo da alimentare la piazza dello spaccio domestico senza muoversi da casa e garantire all’associazione di poter proseguire negli affari illeciti.

Nell’indagine dei carabinieri della Compagnia di Milazzo emerge anche la figura di Orlando Mento, titolare di un’officina meccanica che avrebbe fornito supporto tecnico all’organizzazione per evitare i controlli ma che inoltre avrebbe messo a disposizione del gruppo un’abitazione rurale a Torregrotta utilizzata come un vero e proprio laboratorio per la preparazione e il confezionamento del crack. Inoltre, secondo quanto ricostruito il gip Pugliese nell’ordinanza, nella sua officina sarebbero state pianificate le modalità di una “staffetta” in occasione di uno dei viaggi della droga. Un servizio finalizzato a scortare un corriere e garantire la sicurezza della consegna del carico di sostanze stupefacenti che era stato prelevato.

I 33 indagati

Sono 17 gli arresti in carcere: Carmelo Benenati 40 anni di Barcellona, Luigi Crescenti 41 anni di S. Filippo del Mela, Giuseppe Murabito 41 anni di S. Filippo del Mela, Antonino Gitto 41 anni di Milazzo, Alessio Chillari 33 anni di Merì, Simone Serifovik 24 anni di Barcellona, Orlando Mento 44 anni di Torregrotta, Vincenzo Rodriguez 34 anni di Catania, Davide Emanuele 35 anni di Pace del Mela, Emanuela Sofia 46 anni di Pace del Mela, Francesca Alacqua 31 anni di Pace del Mela, Luigia Eni 36 anni di Pace del Mela, Tonino Biondo 50 anni di Terme Vigliatore, Tommaso Costantino 23 anni di Barcellona, Alexa Rebecca Staiti 28 anni di Merì, Simona Costa 43 anni di Barcellona e Alessio Danaro 33 anni di Messina.

Il gip ha invece rigettato la richiesta di misure cautelari nei confronti di Cinzia Genesi di Pace del Mela, Jonathan Cambria di Milazzo, Giovanni Crinò di Barcellona, Vittorio Cambria di Milazzo, Antonino Dama di Milazzo, Salvatore Formica di S. Filippo del Mela e Giacomo Normanno di Messina.

Risultano indagati, nei loro confronti non è stata chiesta alcuna misura: Stefano Celi di Milazzo, Michele Arena di Messina, Rosario Giunta di Pace del Mela, Matteo Tindaro Lombardo di S. Filippo del Mela, Giuseppe Pizzi di Milazzo, Alfino Fabio Sicilia di Milazzo, Sebastiano Amenta di Augusta e Daniele Ruvolo di Milazzo.

LE SINGOLE POSIZIONI DEGLI INDAGATI FINITI IN CARCERE.

Carmelo Benenati 'Mezzatesta' è considerato il capo del sodalizio. Benenati 'non si limita a spacciare', ma impartisce ordini su chi debba rifornire le piazze e come debbano essere gestiti i contatti. "Il suo controllo del territorio avviene tramite il timore e l'imposizione violenta del suo ruolo di leader".

Luigi Crescenti, 'Joker', "figura verticistica o di controllo armato", viene considerato un 'professionista' del narcotraffico. Organizza trasporti di stupefacenti su larga scala, utilizzando auto 'staffetta' e pianificando rotte per evitare i controlli.

Giuseppe Morabito, 'Liparoto', nonostante i domiciliari, ha continuato a gestire il portafoglio clienti. Incontri e contatti telefonici che 'confermano come il domicilio fosse diventato un centro di coordinamento per lo spaccio locale, eludendo la funzione limitativa della misura in corso'.

'Nino' Gitto, secondo il gip, 'incarna la mobilità criminale' del gruppo, collegando diverse aree del territorio; da Messina a Vulcano, sfruttando i traghetti e le rotte marittime'.

Alessio Chillari, 'u papà', ha avuto un ruolo 'di gestore operativo sul territorio con una spiccata propensione alla violazione delle prescrizioni cautelari'. Chillari ha continuato a cedere stupefacenti anche mentre si trovava in regime di detenzione domiciliare. Una pericolosità attualissima.

Simone Serifovik, avrebbe ricoperto il ruolo di intermediario e braccio operativo per conto del vertice (Benenati). "La sua è una condotta di pervicacia criminale".

Orlando Mento, 'il meccanico', "è inserito nel sodalizio con compiti che integrano la logistica del gruppo". Oltre a essere autore di plurime cessioni, secondo il gip, la sua posizione è aggravata dalla consapevolezza delle indagini in corso.

Vincenzo Rodriguez, secondo l'accusa, ha occupato una posizione legata alla movimentazione e distribuzione dello stupefacente all'interno dell'associazione.

Davide Emanuele è inserito stabilmente nel sodalizio (di Crescenti e Benenati) con compiti di supporto logistico e operativo, un profilo criminale 'a sistema'. Nella misura cautelare si racconta di un episodio in cui Emanuele ha accettato di compiere un'azione ad altissimo rischio, ovvero lanciarsi dall'auto in corsa lungo l'autostrada A20 per occultarsi tra i rovi con il carico di droga.

Emanuela Sofia, per il gip, avrebbe agito come terminale logistico e supporto operativo (spesso in concorso con altri sodali presso la medesima residenza). "Una condotta connotata da un'evidente tendenza a rendersi autrice di reati 'di filiera' per il sodalizio".

Francesca Alacqua, sarebbe stata appartenente a diverse consorterie criminali, denotando 'una professionalità criminale elevatissima'.

Luigia Eni, avrebbe svolto un ruolo attivo nella gestione degli approvvigionamenti e dei trasporti.

Tonino Biondo, 'Palloncino', considerato 'figura verticistica o di controllo armato', vanta un profilo criminale di assoluto rilievo, essendo già stato condannato per partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e avendo gestito armi per conto di esponenti apicali (Lorenzo Mazzu'). La sua pericolosità è legata alla sua 'storia criminale' di inserimento nei contesti mafiosi barcellonesi. "La gestione di arsenali per conto di vertici criminali rende Biondo un soggetto ad alto rischio".

Tommaso Costantino, 'Masino', ha già precedenti specifici. "La sua pericolosità è sistemica... cambia sodalizio ma non mestiere...una comprovata pervicacia criminale".

Rebecca Alexa Staiti, avrebbe fornito supporto a Costantino per l'approvvigionamento del gruppo. La sua è una partecipazione "attiva e consapevole".

Simona Costa, secondo l'accusa, è inserito in un contesto di criminalità familiare e associativa di lungo corso, ultradecennale. "E' un criminale di professione", scrive il gip, "con un excursus giudiziario che parte dalla minore età".

Alessio Danaro è per l'accusa "un ingranaggio della macchina associativa", "braccio operativo costante nel tempo".

LE INTERCETTAZIONI 

«Li vuoi i soldi?» la spartizione del denaro

Il 17 ottobre 2023 Luigi Crescenti e Carmelo Benenati in una conversazione intercettata in auto dai carabinieri parlavano di denaro procedendo ad una sorta di contabilità. Carmelo: «Li vuoi i soldi?» Luigi: «che hai ...i soldi... inc.» Carmelo: «vabbè quelli a 10 euro gli devo dare il resto, questi te li do tutti, allora questi sono mettiti di quella» Luigi: «uno?» Carmelo: «metti di quella, di quella poi quello..inc... qua a me» Luigi: «a cucinare» Carmelo: «e lui manca solo», Luigi: «ce l’ha ancora o la deve cucinare» Carmelo: «inc...» Luigi: «allora andiamo a casa un attimo...inc... va bene dammeli qua fottitene» Carmelo: «no quelli a 10 me li tengo, vedi quanti sono cosi faccio conto paro di quello che c'è perché la mancavano» Luigi: ...inc... Carmelo: «la mancava, mancava già, perché dice che tu glieli hai lasciati due e mezzo» Luigi «a chi?» Carmelo «quello che deve venire li in ...inc.. gli hai dato la busta quella sul coso nero, c’era un coso nero».

«Non ne hai caramelle tu? Poi te le lascio io»

«Vabbè Peppe poi passo, poi passo, non ne hai caramelle tu? Poi te la lascio io la caramella, ora sei senza caramelle pure». Così Carmelo Benenati in una intercettazione dell’ottobre 2023 si proponeva, secondo gli investigatori, di rifornire Murabito che aveva avuto un problema nella gestione dei debiti con i fornitori messinesi. Lui ribatteva «Racimolo sempre». Questo passaggio, come ricostruito dal gip, dimostrava che Benenati aveva di canali e scorte proprie quelle chiamate “caramelle” da mettere a disposizione all’altro indagato che in quel momento era in difficoltà mantenendo attiva la piazza dello spaccio nonostante il problema che si era verificato con i messinesi. Quell’evento avrebbe fornito a Luigi Crescenti l’occasione per sancire la leadership e anche l’alleanza con Benenati. In una intercettazione chiarisce che l’unione tra lui e Benenati è una forza superiore a qualsiasi concorrenza messinese: «e Carmelino li sa i suoi e a tutti e due assieme ce la possono sucare sai come a quadrato, per questo non ci volevano vedere uniti a me e a lui perché lo sanno che se siamo insieme io e lui non c’è niente per nessuno, non c'è niente per nessuno».Oggi cominciano gli interrogatori degli arrestati difesi dagli avvocati Giuseppe Ciminata, Pietro Ruggeri, Pinuccio Calabrò, Giuseppe Bonavita, Gaetano Pino, Diego Lanza.