Inedito di Antonello da Messina all’asta a Parigi: il “Viso di giovane santo”
Un piccolo dipinto su tavola, finora sconosciuto al grande pubblico, sta catalizzando l’attenzione del mercato dell’arte internazionale: si tratta di un “Viso di giovane santo” attribuito ad Antonello da Messina, che sarà messo all’asta il 16 giugno 2026 all’Hôtel Drouot di Parigi dalla casa d’aste Ader, con una stima iniziale tra 1 e 2 milioni di euro. L’attribuzione è sostenuta dallo storico dell’arte Mauro Lucco, uno dei massimi esperti del Quattrocento italiano, e confermata da analisi stilistiche che ne evidenziano la qualità pittorica riconducibile alla mano dell’artista.
Antonello da Messina (1430 circa – 1479) è universalmente considerato uno dei principali pittori del Rinascimento italiano. Originario di Messina, fu tra i primi a introdurre nell’Italia meridionale le tecniche di pittura a olio allora diffuse nei Paesi Bassi, fondendo magistralmente le lucifiamminghe con la spazialità italiana. Stranamente, nonostante il suo ruolo cruciale nella storia dell’arte, la conoscenza delle sue opere è spesso stata limitata e frammentaria, anche a causa di vicende storiche drammatiche che hanno profondamente segnato la sua città natale.
Il terremoto del 28 dicembre 1908, uno dei più devastanti nella storia europea moderna, rase praticamente al suolo Messina e vaste aree della costa calabrese in pochi istanti: la scossa, valutata fino al decimo grado della scala Mercalli, fu accompagnata da un maremoto che sconvolse l’intero stretto e provocò tra 75.000 e 82.mila vittime. L’intensità del sisma fu tale da distruggere oltre il 90 % degli edifici e cancellare gran parte dell’identità urbana e culturale della città. La catastrofe non risparmiò neanche il patrimonio artistico e documentario. Storie e testimonianze raccontano di biblioteche, archivi, chiese, capolavori pittorici e decorazioni monumentali andati perduti tra le macerie. Nel caso di Antonello da Messina, mentre alcune opere importanti sono giunte fino a noi – come il celebre San Girolamo nello studio alla National Gallery di Londra o l’Ecce Homo – altri esempi della sua produzione e documenti fondamentali sulla sua attività artistica sono spariti per sempre a causa del terremoto e dei successivi crolli e incendi.
Tra le opere scomparse si trova, ad esempio, una pala d’altare con scene della vita di San Nicola, commissionata alla metà del Quattrocento per la confraternita di San Nicolò della Montagna a Messina, documentata in fonti precedenti al 1900 ma poi distrutta proprio nel terremoto del 1908. La perdita fu tale da creare lacune profonde nella ricostruzione della biografia e dell’itinerario artistico dell’autore: molti studi moderni su Antonello e la sua scuola sono costretti a basarsi su riferimenti indiretti o su opere disperse nei musei europei, perché ciò che si trovava nelle collezioni e nelle chiese messinesi non fu preservato o non poté essere recuperato.
La prossima asta parigina non è soltanto un evento per collezionisti: essa riporta sotto i riflettori una figura centrale del Rinascimento e solleva interrogativi sulla memoria culturale e la tutela del patrimonio. Ogni nuovo lavoro attribuito ad Antonello da Messina va a colmare un vuoto storiografico e offre la possibilità di riflettere su quanto è andato perduto nel corso dei secoli – e quanto, ancora oggi, la nostra comprensione delle arti rinascimentali debba confrontarsi con le ferite lasciate da catastrofi come quella del 1908. Per la città di Messina e per l’intera Sicilia, la riscoperta di opere attribuite al loro più illustre artista rappresenta un’occasione per riaffermare l’importanza di un’eredità culturale che non viene solo dai capolavori conservati nei grandi musei, ma anche da quelli che – per secoli – sono stati dimenticati, distrutti o dispersi.
Secondo Mario Lucco, professore di storia dell’arte moderna all’Università di Bologna e tra i maggiori specialisti di Antonello, l’opera recentemente restaurata ha rivelato una raffinatezza pittorica coerente con la mano dell’artista: il modellato delicato, la resa cromatica intensa, in particolare il verde brillante del colletto, e le tracce di doratura nell’aureola ne accrescono il valore.
La rivista Connaissance des arts suggerisce che il dipinto sia stato realizzato in Sicilia intorno al 1476-1477, in una fase di piena maturità di Antonello, probabilmente come parte di un gonfalone processionale destinato a una chiesa di Catania. L’identità del giovane santo non è certa, ma l’età e l’abbigliamento civile lasciano ipotizzare che possa trattarsi di San Lorenzo.