Caso Centonove, la Cassazione azzera tutto: condanne annullate, atti al Tribunale
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio – dunque definitivamente – non solo la sentenza d’appello ma anche quella di primo grado sul fallimento del settimanale Centonove, la vicenda giudiziaria che nel 2017 portò all’arresto del giornalista ed editore Enzo Basso e alla chiusura del settimanale.
La decisione è arrivata dopo la camera di consiglio. Il dispositivo è chiaro: “Annulla senza rinvio la sentenza impugnata e quella di primo grado e dispone la trasmissione degli atti al Tribunale di Messina per l’ulteriore corso”. I giudici di legittimità hanno quindi azzerato l’intero impianto delle decisioni precedenti, rilevando profili di nullità che saranno chiariti nelle motivazioni.
A processo erano finiti Enzo Basso, che aveva scelto il rito ordinario, insieme al contabile Garufi, già assolto in appello.
Secondo la ricostruzione difensiva, l’impianto accusatorio ruotava attorno a contestazioni di bancarotta fraudolenta e reati tributari.
In primo grado Basso era stato condannato a 6 anni e 5 mesi, poi ridotti in appello a 4 anni, 4 mesi e 20 giorni, con alcune assoluzioni parziali.
“Si riparte da zero” spiega l’avvocato Andrea Calderone del Foro di Barcellona Pozzo di Gotto, difensore di Basso.
La svolta della Cassazione si innesterebbe su un vizio procedurale ritenuto decisivo: la violazione del diritto di difesa sollevata sin dal primo grado e respinta nei giudizi precedenti.
La vicenda giudiziaria ha origini nel 28 ottobre 2017, quando Enzo Basso fu arrestato all’alba con l’accusa di bancarotta documentale, su richiesta della Procura allora diretta da Maurizio De Lucia. Il giornalista trascorse circa sei mesi agli arresti domiciliari. L’arresto fu seguito dalla cessazione dell’attività del settimanale e dalla cessione del ramo d’azienda legato alla società di rassegne stampa telematiche 109press..
Nel corso del procedimento, secondo quanto sostenuto dalla difesa, alcune contestazioni avrebbero riguardato anche la valutazione di voci di bilancio e crediti societari: tra questi un importo inizialmente indicato in 334mila euro, che secondo la difesa sarebbe stato invece pari a circa 176mila euro, e un credito verso la cooperativa Intermedia di circa 26mila euro.
Altre contestazioni hanno riguardato il trattamento di crediti d’imposta, ritenuti dalla difesa regolarmente utilizzati e già oggetto di verifiche in sede tributaria.
Al centro dell’indagine, coordinata dal magistrato Antonio Carchietti, oggi in servizio alla Procura di Palermo, vi sarebbe stata anche la gestione dei fondi legati all’editoria e i rapporti tra la cooperativa Kimon e la società editoriale Centonove, che secondo l’impostazione difensiva si sarebbe svolta nel rispetto delle previsioni civilistiche e delle procedure di valutazione societaria.
La difesa ha inoltre sostenuto che la cessione della testata alla cooperativa sarebbe avvenuta secondo le norme vigenti, sulla base di perizie giurate e valutazioni di un consulente del tribunale di Roma.
Editoriale Centonove, secondo quanto riportato dagli atti difensivi, non avrebbe mai beneficiato direttamente di fondi pubblici dell’editoria, mentre altre realtà editoriali messinesi avrebbero successivamente ottenuto finanziamenti pubblici.
Oggi, a distanza di nove anni dall’avvio del procedimento, la Cassazione ha quindi disposto l’annullamento integrale delle sentenze e il rinvio degli atti al Tribunale di Messina.
Sullo sfondo resta la storia di Centonove, la cui chiusura si intreccia oggi con un procedimento giudiziario tornato al punto di partenza.
Nell’inchiesta erano coinvolti anche altri amministratori della cooperativa Kimon, editrice del giornale, tra cui Francesco Pinizzotto e il commercialista Antonio Ceccio, che hanno scelto il rito abbreviato e per i quali si attendono ulteriori pronunce dalla Cassazione anche se la pubblica accusa ha già chiesto l'assoluzione per Pinnizzotto, difeso dall'avvocato Luigi Giacobbe.