I DETTAGLI, FOTO E VIDEO – “GLI HO SPARATO 50MILA COLPI DI FUCILE E PISTOLA…”. MESSINA, QUELLA GUERRA TRA BANDE CRIMINALI A COLPI D’ARMA DA FUOCO
di Enrico Di Giacomo - Agenti della Polizia di Stato di Messina hanno dato esecuzione, la scorsa notte, ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina Marialuisa Gullino, nei confronti di sei persone indagate, in concorso fra di loro, per i reati di porto illegale di armi da sparo in luogo pubblico, danneggiamento e minacce aggravati dall’uso delle armi.
Delle sei persone raggiunte dal provvedimento cautelare, quattro sono state condotte in carcere e due ristrette agli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico. Questi i loro nomi: Giovanni Tavilla, 29 anni, Giovanni Bertuccelli, 24 anni, conosciuto come “Nanni”, Ivan Puleo, 28 anni e Salvatore Villari, 31 anni, già detenuto per altra causa, Manuel Maffei, 23 anni (ai domiciliari con braccialetto elettronico) ed Emanuele Maffei, 23 anni (arresti domiciliari con braccialetto elettronico).
I provvedimenti cautelari sono stati adottati, dopo una accurata attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Messina e svolta dalla Squadra Mobile della Questura di Messina, oggi diretta dal Primo dirigente Simone Scalzo, neo promosso alla guida dell'Anticrimine, che ha consentito di individuare i presunti autori delle gravi condotte di reato.
LE INDAGINI.
Le indagini traggono origine da un episodio accaduto la notte del 7 dicembre 2024, alle 5.47, quando furono esplosi svariati colpi di arma da fuoco contro il portone di un’abitazione del rione Camaro San Luigi di F. M., estraneo alle dinamiche criminali tra i due gruppi.
I successivi approfondimenti investigativi condotti dalla Squadra Mobile di Messina - con il costante coordinamento della locale Procura della Repubblica - hanno consentito di ricostruire i fatti accaduti e, in particolare, di appurare l’esistenza di un’acredine tra due gruppi di giovani, legati a fazioni criminali locali, contrapposti fra di loro, i Bertuccelli e quella di Salvatore Villari, ma anche tra quest'ultimo e lo zio Massimo.
A causa di tale rivalità, uno dei due gruppi avrebbe organizzato una “spedizione” composta da due persone, Giovanni Bertuccelli e Manuel Maffei, nel corso della quale sarebbero stati esplosi diversi colpi di armi da fuoco contro l’abitazione di Salvatore Villari, appartenente al gruppo avverso, e residente nel rione Camaro San Luigi (colpendo però, per errore, un'abitazione sbagliata).
Esponenti dell’altro gruppo, al fine di “pareggiare i conti”, avrebbero risposto con un “commando” composto da quattro persone, Salvatore Villari, Ivan Puleo, Emanuele Maffei e Giovanni Tavilla che - la notte seguente e armati di due fucili e una pistola - avrebbe esploso colpi d’arma da fuoco contro l’abitazione, nel quartiere di Giostra, di Giuseppe Bertuccelli, esponente del primo gruppo e padre di Giovanni.
Gli accertamenti di polizia giudiziaria, espletati mediante le tradizionali tecniche investigative, anche con intercettazioni telefoniche, hanno consentito di documentare le condotte illecite degli indagati e ricostruire le gravi azioni criminali commesse con l’uso di armi da fuoco, che hanno destato forte allarme nella comunità messinese.
LE INTERCETTAZIONI: "HO FATTO UN MANICOMIO".
Accertamenti giudiziari e tecniche investigative tradizionali. Ma è con le intercettazioni a Salvatore Villari, dal 13 dicembre 2024 ristretto in carcere per altre vicende, captato durante i colloqui all'interno della casa circondariale con i familiari, che le indagini prendono la giusta direzione. In particolare sono due i colloqui da dove emergono i dettagli relativi alla sparatoria.
Nelle conversazioni del 23 dicembre Salvatore Villari spiega alla madre, Vera Maffei, di aver organizzato la spedizione armata notturna, per ritorsione nei confronti di Giuseppe Bertuccelli, che aveva offeso la memoria di Emilio Maffei e in più in generale l'intera famiglia Maffei "Ho fatto un manicomio, mi ha detto pezzi di nicchio e carabiniere...". La madre, durate la conversazione, riferiva al figlio che a casa dei Bertuccelli si trovava anche il cugino Manuel Maffei, rimasta a dormire con la compagna, e che i colpi sparati erano entrati sin dentro casa, attraverso i mattoni forati. Giovanni Villari, durante il colloquio, chiedeva conferma di "averla danneggiata tutta", e si riprometteva, una volta uscito, di ripetere l'azione criminale ("...fammi uscire da qua...gli dò gli altri, gli entro dentro"). "Certo mamma, gli ho sparato 50 mila colpi di arma di fucile e pistola... non interessa... a Emilio, hanno detto cesso che è morto ('quella merda nella cassa che è morto'), ha detto così, me ne passa per la minchia...", si sfoga Salvatore Villari. "Dal primo all'ultimo siete tutti dei cornuti e sbirri...". La conversazione tra i due continua, e i toni non si abbassano. "Ha parlato troppo tuo fratello Massimo - dice Salvatore alla madre - ha questo vizio, gli devi dire che io appena esco lo prendo e gli sparo in tutte e due le gambe. Gli sparo in una gamba a tuo fratello Massimo... lo nsangulio". Salvatore continua con lo sfogo ammettendo ancora una volta di aver sparato: "Ho sparato io...si. Con la pistola, col fucile, con tutte cose, io sono stato. Si, è vero, io sono stato". La madre non resta sorpresa della confessione: "Si, lo so perché ti hanno inquadrato le telecamere...". "E comunquenel giornale è uscito che ti hanno preso per una soffiata...", aggiunge la madre. "Lo so, lo "sparaqua" è stato". La madre poi cerca di smorzare i toni: "Se è vero che mi vuoi bene lascia andare le cose, fottitene, dai tempo al tempo".
Nella conversazione della vigilia di capodanno, il 31 dicembre 2024, madre e figlio tornano sull'argomento. Villari rivendica la spedizione armata contro l'appartamento mentre la madre si mostra contrariata per le tensioni tra i parenti provocate dall'azione violenta che aveva messo a rischio la vita del cugino che si trovava casualmente a casa dei Bertuccelli. Villari fa anche i nomi del gruppo armato, cui aveva preso parte anche Giovanni Tavilla, Ivan ed il cugino Emanuele, il figlio di Giovanni, che aveva partecipato per la prima volta ad un'azione di fuoco ("quando ho sparato si è cacato di sotto"). Salvatore: "Bellissimo è stato mamma... perché io sono rimasto fermo così... e alla fine io sono stato l'ultimo... sono arrivato là e gli ho dato due gran colpi di martello e gli ho fatto cadere il pilastro... cornuti e sbirri che sono... Con me vi siete messi?", "Dal primo all'ultimo la razza Maffei e tutti compagnia bella siete tutti sbirri"... "Mamma, quando ho sentito quella parola...".
"Appare evidente come tutti gli indagati, scrive il gip, abbiano volutamente preso parte alle due spedizioni armate, finalizzate ad intimidire il gruppo avverso ed a vendicare i torti subiti, fornendo, oltre ai colpi d'ama da fuoco, un contributo morale estrinsecandosi nella forma del rafforzamento dell'azione delittuosa posta materialmente in essere dagli altri".
IL SOSPETTO SUI COLPI DI PISTOLA CONTRO L'ABITAZIONE DI GIOVANNI LAGANA' (DOVE MORI' MICHELE LANFRANCHI MENTRE MANEGGIAVA UNA PISTOLA).
In seguito alle indagini svolte sulla 'guerra' tra il gruppo del Villari e quello dei Bertuccelli, venivano iniziate nuove indagini per accertare la disponibilità di armi in possesso a questi ultimi.
Nell'aprile del 2025 Giovanni Laganà, noto alle cronache per essere stato l'unico testimone dell'incidente (perse la vita mentre maneggiava una pistola) in cui era deceduto il pregiudicato Michele Lanfranchi nell'appartamento dello stesso Laganà in via Michelangelo Rizzo, denunciava (senza sporgere querela) di aver subito dei colpi di pistola esplosi contro la sua abitazione.
Il sospetto, rimasto tale, degli inquirenti è che a sparare fosse stato Giovanni Bertuccelli, compagno di scuola di Lanfranchi (la stessa famiglia Bertuccelli era legata da rapporti di amicizia con Lanfranchi). La famiglia Bertuccelli, secondo gli inquirenti, era rimasta convinta, nonostante il caso giudiziario si fosse chiarito e chiuso definitivamente, della responsabilità del Laganà.
foto e video @stampalibera