19 Aprile 2026 Sport Cultura Spettacolo

Il Cortile, di Scimone & Sframeli, Premio Ubu 2004 per il miglior nuovo testo teatrale italiano, di nuovo in scena a Messina

Di Tonino Cafeo. Spiro Scimone e Francesco Sframeli – due pilastri della drammaturgia italiana contemporanea- sono tornati a “giocare in casa”. In questi giorni stanno andando infatti in scenaa Messina- alla Sala Laudamo- con Il cortile, un lavoro che è stato premio Ubu  2004 come miglior nuovo testo italiano.

Affiancati in questa edizione dello spettacolo dal bravo Gianluca Cesale, nel ruolo di “Uno”, personaggio senza nome, i due artistimessinesi aggiungono un nuovo livello alle dinamiche di coppia, sospese fra dramma surreale e commedia, messe in atto lungo ilpercorso di tutta la loro drammaturgia.

Mettendo a frutto la lezione di Elio Vittorini in Conversazione in Sicilia, Il cortile potrebbe essere ovunque nel “mondo offeso”. Un pianeta ancora sconvolto dalla guerra e dall’immiserimento delle vite e dei rapporti umani: a Beirut come a Messina. La scena (a cura di Titina Maselli) mostra un piccolo panorama devastato, frarottami arrugginiti, vecchi mobili, teloni, una scala che sembra antincendio, frammenti di insegne come punti- luce.  Potrebbe essere un cantiere abbandonato o una discarica . All’interno si muovono tre personaggi: Peppe( Francesco Sframeli) Tano ( Spiro Scimone) e un uomo senza nome( Gianluca Cesale). Peppe, seduto su una vecchia poltrona da ufficio,  si abbandona ai ricordi o ai sogni di una vita più colorata di quella presente e nel frattempo manipola Tano facendosi servire a puntino. A spezzare ancora di più le loro conversazioni già abbastanza frammentate, Uno. Un personaggio che ha rinunciato anche al suo nome e persino “ a fare pietà” . Uno striscia fuori da un sotterraneo immaginario per elemosinare ai due un pezzo di pane verde e ribadisce la sua natura subumana, priva persino della stazione eretta. Fra Tano e Peppe c’è un’interazione  che alterna tensione e affetto. Un legame fra sopravvissuti alla catastrofe del quotidiano che ognuno declina a suo modo: Peppe in forma quasi passivo aggressiva, Tano rivendicando il suo diritto al disgusto e al rifiuto di ciò che gli passa davanti.

Il cortile potrebbe essere una gabbia come un rifugio. La resistenza umana che i tre personaggi mettono in atto si manifesta entro un raggio che va dalle fughe nel delirio al puro e semplice trascinarsi dell’esistenza in vita .

Il testo di Spiro Scimone abbandona il dialetto messinese di altri suoi lavori per adottare un italiano che colloca la situazione su un piano ancora più universale e astratto di quello visto per esempio in Nunzio. La regia di Valerio Binasco si mette al servizio della drammaturgia e dell’esperienza attoriale dei tre. Il risultato finale si colloca fra Cinico tv e Beckett.  solo che Godot questa volta sul finale arriva, ma è il buio pesto in fondo al sacco pieno di cianfrusaglie di Tano.

Il Cortile, di Spiro Scimone e Francesco Sframeli, regia di Valerio Binasco.

Fino a domenica 19 aprile alla Sala Laudamo.