L’inchiesta su appalti e tangenti, esclusa l’aggravante mafiosa per Vetro e Teresi
Il tribunale del Riesame ha bocciato la richiesta della procura di Palermo di applicare l'aggravante mafiosa a Carmelo Vetro, imprenditore già condannato in via definitiva a 9 anni per mafia, e Giancarlo Teresi, dirigente regionale, finiti in carcere il mese scorso nell'ambito di un'indagine su un presunto giro di tangenti legato agli appalti pubblici.
Nell'inchiesta compare anche il nome del manager agrigentino Salvatore Iacolino, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. I giudici hanno confermato la linea del gip Filippo Serio, che pur ordinando la detenzione in carcere aveva escluso l'aggravante per favoreggiamento a Cosa nostra, ritenendo che manchi "un nesso con l'associazione" e che l'intesa corruttiva non fosse diretta "a favorire il sodalizio".
Le ragioni della decisione verranno rese note entro 45 giorni. Secondo i pm, Teresi avrebbe messo al servizio degli interessi privati di Vetro il proprio ruolo istituzionale, intascando denaro in cambio. Nel mirino degli investigatori ci sono gli interventi di bonifica, dragaggio e ripascimento costiero nei porti di Marinella di Selinunte, Scicli-Donnalucata e Terrasini. Il dirigente avrebbe agevolato la società Ansa Ambiente, controllata di fatto da Vetro, consentendogli di eludere le misure di prevenzione e l'interdittiva antimafia.
Fonte Agi