22 Aprile 2026 Senza categoria

MATRICIDIO CATERINA PAPPALARDO, OGGI LA SENTENZA: FOGLIANI IN AULA, “SONO PENTITO, NON SONO UN ASSASSINO”

di Enrico Di Giacomo - "Sono profondamente addolorato e pentito per quello che ho fatto a mia madre e io quello ho fatto non lo volevo fare. Ad un certo punto non ho capito più niente, ma non sono un assassino, non sono un uomo violento". E' iniziata così, con delle nuove dichiarazioni spontanee del 27enne Giosuè Fogliani davanti alla Corte d'Assise presieduta da Maria Eugenia Grimaldi, l'ultima udienza del processo per l’omicidio della madre, la 62enne Caterina Pappalardo, uccisa con 112 coltellate il 14 gennaio 2025 all'interno del suo appartamento di via Cesare Battisti. Il ragazzo ha poi aggiunto: "La scorsa udienza, che mi ha profondamente traumatizzato per il contenuto di quello che è stato detto, mi ha indotto a scrivere 18 pagine sui momenti che mi hanno maggiormente segnato dalla mia infanzia ad oggi. Chiedo mi sia data la possibilità di consegnare le carte al giudice".

E’ stata poi data lettura del testo scritto dal 27enne.

L'udienza prosegue adesso con l'attesa arringa dell'avvocato di Fogliani, Antonello Scordo. Poi camera di consiglio e sentenza.

L'ACCUSA CHIEDE LA PENA DELL'ERGASTOLO.

La scorsa udienza era stata caratterizzata  dalla discussione del pm Massimo Trifirò che a conclusione della requisitoria aveva chiesto la condanna all'ergastolo dell'imputato.

Il Pm Trifirò aveva ripercorso tutta la vicenda, analizzando il contesto familiare in cui é maturato il delitto (il padre anziano deceduto un decennio fa, un atteggiamento da padre-padrone e una visione patriarcale, la madre sottomessa). Si era soffermato sulle singole aggravanti che comportano la pena dell’ergastolo (motivi abietti e futili, crudeltà, premeditazione), quest’ultima sia prima che dopo l’omicidio, come confermato in sede di interrogatorio per l'acquisto dello spray al peperoncino e del coltello prima e poi l'organizzazione post omicidio per una presunta tentata fuga ("a tal fine aveva conservato 1.500 euro e sistemato venti chiavi in un borsello”).

Per quanto riguarda la capacità di intendere e volere del giovane, invece, il sostituto procuratore aveva ritenuto Fogliani capace perché “al più può avere un disturbo di personalità” in base alla relazioni dei consulenti.

Era stato escusso poi il dottore Giovanni Andò, consulente di Sara Fogliani, che aveva escluso vizi di mente, totali o parziali, e aveva adombrato al più un approccio ossessivo a qualsiasi vicenda quotidiana, un disturbo borderline. Anche il consulente dell’imputato, il dottore Pippo Rao, era andato poco oltre la personalità borderline.

A seguire poi intervenuto dell'avvocato Caterina Peditto, legale per la parte civile, che si era associato alla richiesta dell'accusa. Secondo l'avvocato, Fogliani avrebbe premeditato l'omicidio (l'acquisto dello spray al peperoncino e del coltello comprato appositamente ne sarebbero la prova, coltello mai visto all'interno della casa da parte della sorella). Peditto ha sottolineato poi l'incapacità dell'imputato di saper gestire un rifiuto. "Siamo dinanzi a un giovane uomo che non ha affievolito il comportamento astioso nemmeno dinanzi al trattamento chemioterapico cui era sottoposta la sorella", ha anche aggiunto il legale.