22 Aprile 2026 Giudiziaria

MATRICIDIO CATERINA PAPPALARDO, ERGASTOLO PER GIOSUE’ FOGLIANI

La Corte ha anche deciso per l'isolamento diurno dell'imputato per due mesi, oltre al pagamento delle spese processuali, l'interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e l'interdizione legale. Fogliani è stato anche condannato al risarcimento del danno alle parti civili da liquidarsi in separata sede e al pagamento delle spese processuali
Si è consumato così l'ultimo atto del processo di primo grado costellato da udienze e deposizioni impressionanti che hanno ricostruito l'angosciosa galleria di vessazioni e minacce subite nel corso degli anni dalla madre e dalla sorella dell'imputato dopo la morte del padre, per una vicenda devastante che in quei mesi ha scosso l'Italia intera.
Il pm Massimo Trifirò per la Procura, aveva chiesto per lui la pena dell'ergastolo, supportato dalle aggravanti dei motivi abietti e futili, della crudeltà e della premeditazione.
LE DICHIARAZIONI SPONTANEE E UN PICCOLO 'MEMORIALE'.

"Sono profondamente addolorato e pentito per quello che ho fatto a mia madre e io quello che ho fatto non lo volevo fare. Ad un certo punto non ho capito più niente, ma non sono un assassino, non sono un uomo violento". Si era aperta con delle nuove dichiarazioni spontanee del 27enne Giosuè Fogliani, davanti alla Corte d'Assise presieduta da Maria Eugenia Grimaldi, l'ultima udienza del processo per l’omicidio della madre, la 62enne Caterina Pappalardo. Il ragazzo aveva poi aggiunto: "La scorsa udienza, che mi ha profondamente traumatizzato per il contenuto di quello che è stato detto, mi ha indotto a scrivere 18 pagine sui momenti che mi hanno maggiormente segnato dalla mia infanzia ad oggi. Chiedo mi sia data la possibilità di consegnare le carte al giudice".

L'ARRINGA DELL'AVVOCATO SCORDO.

L'udienza è poi proseguita con l'attesa arringa del difensore di Fogliani, Antonello Scordo, durata circa due ore e terminata intorno alle 13. Il legale ha ripercorso questa tragica storia e ha sostanzialmente accusato il sistema sanitario e di polizia giudiziaria (nella gestione degli alert) di aver "miseramente fallito" nella gestione del paziente Fogliani. E nel reiterare la richiesta di una perizia psichiatrica ("avete il dovere perché non capiti più ad altri"), ha ribadito che per lui Giosuè Fogliani e' un "soggetto malato, con gravi patologie psichiatriche". "Uccidere la propria madre senza un obiettivo... vi sembra un ragazzo normale?", ha continuato Scordo. Proprio per questo il legale ha chiesto l'imputabilità dell'imputato, "chiaramente incapace di intendere e volere", e quindi l'assoluzione dell'imputato (ma da curare comunque in strutture adeguate). E in seconda battuta, la concessione del beneficio delle attenuanti generiche e la condanna a 30 anni di carcere, quindi 'la possibilità di avere un orizzonte': 'L'ergastolo appare evidentemente una condanna sproporzionata, un fardello gravoso. In fondo anche Fogliani è vittima di un sistema che alla fine, lui si, rimarrà impunito', ha concluso l'avv. Scordo.

A seguire è intervenuto il pm per la replica. Il pm Trifirò, nel suo breve intervento, è voluto entrare nel merito del testo da 18 pagine consegnato dall'imputato. "Sostanzialmente Fogliani ha voluto per l'ennesima volta deresponsabilizzarsi, sostenendo che è arrivato a compiere il matricidio in seguito a un vissuto tormentato". Ha poi difeso sia il lavoro dei sanitari che della polizia giudiziaria, sostenendo che il motivo prevalente dell'omicidio è stato economico". "Ha ucciso con lucida consapevolezza", ha poi sostenuto l'avvocato di parte civile, Caterina Peditto, che è intervenuta per una replica a conclusione dell'udienza e che si è associata alla richiesta del pm.

Poi i giudici si sono ritirati in camera di consiglio per la sentenza.

L'ACCUSA AVEVA CHIESTO LA PENA DELL'ERGASTOLO.

La scorsa udienza era stata caratterizzata  dalla discussione del pm Massimo Trifirò che a conclusione della requisitoria aveva chiesto la condanna all'ergastolo dell'imputato.

Il Pm Trifirò aveva ripercorso tutta la vicenda, analizzando il contesto familiare in cui é maturato il delitto (il padre anziano deceduto un decennio fa, un atteggiamento da padre-padrone e una visione patriarcale, la madre sottomessa). Si era soffermato sulle singole aggravanti che comportano la pena dell’ergastolo (motivi abietti e futili, crudeltà, premeditazione), quest’ultima sia prima che dopo l’omicidio, come confermato in sede di interrogatorio per l'acquisto dello spray al peperoncino e del coltello prima e poi l'organizzazione post omicidio per una presunta tentata fuga ("a tal fine aveva conservato 1.500 euro e sistemato venti chiavi in un borsello”).

Per quanto riguarda la capacità di intendere e volere del giovane, invece, il sostituto procuratore aveva ritenuto Fogliani capace perché “al più può avere un disturbo di personalità” in base alla relazioni dei consulenti.

Era stato escusso poi il dottore Giovanni Andò, consulente di Sara Fogliani, che aveva escluso vizi di mente, totali o parziali, e aveva adombrato al più un approccio ossessivo a qualsiasi vicenda quotidiana, un disturbo borderline. Anche il consulente dell’imputato, il dottore Pippo Rao, era andato poco oltre la personalità borderline.

A seguire poi intervenuto dell'avvocato Caterina Peditto, legale per la parte civile, che si era associato alla richiesta dell'accusa. Secondo l'avvocato, Fogliani avrebbe premeditato l'omicidio (l'acquisto dello spray al peperoncino e del coltello comprato appositamente ne sarebbero la prova, coltello mai visto all'interno della casa da parte della sorella). Peditto ha sottolineato poi l'incapacità dell'imputato di saper gestire un rifiuto. "Siamo dinanzi a un giovane uomo che non ha affievolito il comportamento astioso nemmeno dinanzi al trattamento chemioterapico cui era sottoposta la sorella", ha anche aggiunto il legale.