28 Aprile 2026 Cronaca di Messina e Provincia

Ucciso a Taormina e abbandonato a Castiglione di Sicilia, fermate tre persone tra Messina e Catania

Una camera da letto che diventa il set di un feroce assassinio, un corpo da far sparire scaricato in aperta campagna e una macchina “ingombrante” bruciata per eliminare ogni traccia. È la sceneggiatura di un “delitto imperfetto”, quello del 66enne Giuseppe Florio di Giardini Naxos, risolto in meno di 48 ore dai carabinieri. I militari delle Compagnie di Taormina e Randazzo hanno infatti eseguito due decreti di fermo di indiziato di delitto per i reati di omicidio e soppressione di cadavere, emessi il primo dalla Procura di Messina nei confronti di Giuseppa Carmela Bianchino, 50enne di Taormina che vive nelle case popolari di Trappitello, e del suo compagno Gaetano Urfalino, 39enne con precedenti penali originario di Palagonia (Catania), mentre un altro decreto di fermo è stato emesso dalla Procura di Catania nei confronti di Stefania Bergamasco, 53enne originaria di Sesto San Giovanni, ospite della coppia, indagata per la sola ipotesi di soppressione di cadavere. I tre sono stati ristretti in carcere a Messina.

I provvedimenti di fermo scaturiscono dalle indagini avviate dalla Procura etnea nella mattinata di domenica, quando nella frazione Mitogio di Castiglione di Sicilia è stato ritrovato da un passante il cadavere di Florio, avvolto in un lenzuolo, in alcuni sacchi di plastica e in una trapunta, poi identificato da un conoscente. Subito si è compreso come l’omicidio fosse stato commesso altrove e si è attivato un coordinamento investigativo fra la Procura di Catania e quella di Messina, dirette dai procuratori Francesco Curcio e Antonio D’Amato, con impegnate anche le sostitute Cristina Rapisarda e Roberta La Speme. Fin quando poche ore dopo a Trappitello, sulla sponda destra del torrente Santa Venera, è stata trovata la Fiat Panda rossa appartenente a Florio, completamente carbonizzata. Le indagini si sono concentrate sulla vita privata della vittima, che viveva nel complesso “Stella Marina” a Chianchitta (Giardini Naxos) ma era solito frequentare l’alloggio popolare dove convivevano Bianchino e Urfalino. Il movente del delitto potrebbero essere dissidi per questioni economiche tra Giuseppe Florio (in pensione dopo aver lavorato come lavapiatti in un hotel) e la coppia, sorti sembrerebbe in seguito alla sottrazione di una somma di denaro al 66enne, che ne chiedeva la restituzione. La vittima potrebbe inoltre aver avuto un legame particolare con la 50enne. Di certo l’uomo, sabato 25 aprile, si è recato nelle case popolari di via Francesco Paladini, da dove è uscito cadavere probabilmente dopo un litigio degenerato fino al feroce delitto.

I sopralluoghi tecnico-scientifici effettuati dai carabinieri dei due Comandi provinciali e dal Ris di Messina hanno consentito di appurare che l’omicidio è stato commesso nell’abitazione della coppia, come confermato dal ritrovamento di numerose tracce di sangue a terra e sul letto, anche con l’utilizzo del luminol, riconducibili alla violenta aggressione compiuta ai danni del pensionato, colpito con un martello e forse anche con un coltello.

Le telecamere interne ed esterne del complesso hanno immortalato il suo cadavere portato fuori nottetempo, avvolto come poi è stato ritrovato con quello che i carnefici hanno recuperato in fretta e furia in camera da letto, e caricato nel portabagagli della sua Panda rossa, avvicinata in retromarcia all’ingresso, per poi essere scaricato a Mitogio, ad 8 km di distanza. Al ritorno la vettura è stata data alle fiamme per cancellare eventuali tracce ematiche e impronte rimaste a bordo. I tre fermati sono difesi dagli avvocati Michele Costanzo, Eleonora Caruso e Andrea Caristi e adesso i decreti di fermo dovranno essere convalidati dal gip. Determinanti per le indagini l’analisi delle immagini degli impianti di videosorveglianza della zona, in particolare delle case popolari, e l’ascolto di diverse persone informate sui fatti, che hanno portato i carabinieri a stringere in poche ore il cerchio.