L’indagine sui Pellegrino: I lavori nella fiumara e le microspie ritrovate nell’auto
Tra i lavori nei quali erano riusciti ad inserirsi i Pellegrino c’erano anche gli interventi nel tratto compreso tra il torrente S. Filippo e quello di Giampilieri e nel tratto tra il torrente Gallo e il torrente Annunziata che erano stati affidati ad una ditta catanese. Nicola Pellegrino, secondo quanto ricostruito dalla gip Tiziana Leanza, sarebbe entrato nell’affare con il noleggio di un escavatore, attraverso la ditta Cacopardo e con l’assunzione di una persona a lui vicina. Il 22 dicembre 2023 gli investigatori della Dia intercettano una conversazione nella quale il titolare dell’impresa catanese e Pellegrino raccontavano di essersi conosciuti in una circostanza entrando in contatto tramite “Pippo Castro”. «Nui ni canuscemmu cu du cristianu bonu». Il riferimento, secondo gli investigatori, è al catanese Alfio Giuseppe Castro, nel 2010 diventato collaboratore di giustizia e deceduto nel gennaio del 2018. Nella conversazione intercettata nel dicembre 2023 tra l’imprenditore e Pellegrino, quest’ultimo, come ricostruito nell’ordinanza dalla gip Leanza, rivolgendosi alla moglie che era con loro, le faceva capire come l’imprenditore prima di iniziare i lavori relativi agli appalti in questione si era rivolto a lui per “mettersi a posto” offrendo la possibilità di farlo lavorare e di assumere una persona di suo interesse. Un atteggiamento, quello dell’imprenditore catanese, che lui aveva apprezzato: «e io qua scopo, cose, con un “cristianu di chisti ca” non ce n’è! la massima sincerità e la serietà della persona, perché “parrau na parola giusta” ....ora tu sei uno di quelli la che appena mi ha detto.. «mezzi ne hai?» già quando mi hai detto questa parola per me». L’interessamento ai lavori nella fiumara emergeva anche in un’intercettazione del 12 gennaio 2024 nella quale Pellegrino diceva al suo interlocutore, un carabiniere, di aver trovato delle microspie a bordo della sua auto e faceva ipotesi sui motivi: «si ma non ho niente... l’unica cosa sto pensando io, o il lavoro questo della fiumara».
Intanto la gup Leanza ha fissato per lunedì gli interrogatori dei fratelli Domenico e Nicola Pellegrino, finiti ai domiciliari, che sono assistiti dagli avvocati Alessandro Billè mentre Roberto Cacopardo, raggiunto dalla misura interdittiva della sospensione dell’attività impreditoriale per un anno è assistito dall’avvocato Alfio Ardizzone.