19 Maggio 2026 Giudiziaria

Intestazione fittizia, i Pellegrino negano di aver agevolato mafia

Hanno risposto alle domande della gip Tiziana Leanza chiarendo le ragioni del loro operato e respingendo fermamente l’accusa di aver agito avvalendosi delle condizioni dell’art. 416 bis.

Hanno voluto dare la loro versione dei fatti i fratelli Nicola e Domenico Pellegrino, ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia, diretta da Antonio D’Amato e della Sezione operativa della Dia di Messina. Trasferimento fraudolento di valori il reato contestato. La Procura contesta anche l’aggravante mafiosa.

Ieri mattina sono stati sentiti dalla gip Tiziana Leanza che ha disposto la misura cautelare per entrambi. I fratelli Pellegrino, sentiti uno dopo l’altro, hanno respinto con decisione la contestazione di essersi avvalsi delle modalità mafiose come afferma l’avvocato Alessandro Billè che li difende. Hanno chiarito l’uso del camion che in questi anni è servito per lavorare. In particolare Domenico Pellegrino – il suo legale ha sottolineato che non ha mai riportato condanne – ha ripercorso tutte le sue vicende imprenditoriali e la situazione lavorativa in cui si è ritrovato.

Ha deciso di rispondere alle domande della gip anche l’imprenditore Roberto Cacopardo, originario di Gallodoro, titolare dell’impresa “Angela Costruzioni”, assistito dall’avvocato Alfio Ardizzone. Nei confronti dell’imprenditore la gip Leanza aveva disposto un provvedimento di sospensione dell’esercizio dell’attività imprenditoriale per un anno.