Capo d’Orlando, la Cassazione annulla la sentenza su Sindoni: resta l’associazione a delinquere
Sentenza annullata su nove capi d’imputazione e rinvio alla Corte d’Appello per ulteriori tre ipotesi, rigetto dell’impugnazione su due contestazioni tra cui quella di associazione a delinquere ed inammissibilità per due posizioni. È quanto deciso dalla Cassazione sul ricorso dell’imprenditore ed ex sindaco di Capo d’Orlando Enzo Sindoni contro la sentenza della Corte d’Appello di Messina che nel gennaio 2025 lo aveva condannato a quattro anni e mezzo di reclusione rideterminando gli originari sette anni e quattro mesi, con relative pene accessorie, inflitti in primo grado nel 2023.
Sindoni era imputato insieme ad altre sei persone per le attività dei consorzi agrumicoli Upea, Pac ed Agridea finite al centro di un’inchiesta del 2016 per truffa ai danni dell’Agea, finalizzata all’indebito ottenimento di contributi comunitari, coordinata dalla Procura della Repubblica di Patti e condotta dalla Guardia di Finanza. Nell’articolato dispositivo emesso dalla quinta sezione penale della Suprema Corte all’esito dell’udienza di venerdì scorso, il ricorso proposto dai difensori avvocati Carmelo Occhiuto e Maria Americanelli è stato accolto, con annullamento totale della sentenza ed eliminazione delle relative pene, per una serie di reati tributari estinti per prescrizione (altri si erano già prescritti in appello più varie assoluzioni, ndc) per emissione o utilizzo di fatture per operazioni inesistenti tra le sigle societarie.
Si tornerà invece di fronte ad altra sezione della Corte d’Appello di Messina per un nuovo giudizio su due analoghe contestazioni riferite all’anno di imposta 2015 e per l’ipotesi di illecito amministrativo a carico del consorzio Agridea, con annullamento della sanzione pecuniaria da 100 mila euro.
Il ricorso è stato invece rigettato nella parte relativa all’accusa di associazione a delinquere confermata per Sindoni insieme agli altri imputati Santino Gori, Basilio Scaffidi Chiarello, Leuccio Tonarelli e Giuseppe Micale, e per quest’ultimo, rappresentante dei consorzi Pac e Agridea, anche per l’impiego di denaro di provenienza illecita.
Inammissibile infine il ricorso per le posizioni di Antonio Gori, dipendente e persona di fiducia, e Francesco Venza, accusato di riciclaggio per l’incasso di alcuni assegni quale legale rappresentante dell’Orlandina Basket.