Gli appalti non erano stati “truccati”. Assolto il sindaco di Falcone Paratore
Gli appalti del suo Comune il sindaco di Falcone, l’ingegnere Carmelo Paratore, secondo i giudici non li aveva “truccati”. Tanto è vero che il collegio penale del tribunale di Patti presieduto dal giudice Mario Samperi ieri lo ha assolto dall’accusa di essere il regista occulto delle progettazioni finanziate dalla Regione per il suo paese, accusa che gli era piovuta addosso dopo la conclusione dell’indagine “Movie Direction” nel maggio del 2021, che portò alla sospensione dalla carica. Dopo quella stagione Paratore adesso è di nuovo in sella a reggere il Comune.
L’assoluzione dall’accusa di turbativa d’asta e dagli altri reati contestati decisa dai giudici è netta, adottata dopo una breve camera di consiglio, ovvero con la formula “perché il fatto non sussiste”. E riguarda anche le altre tre persone che erano rimaste coinvolte all’epoca nell’inchiesta della Procura di Patti, ovvero la funzionaria comunale ed ex responsabile dell’Area economico-finanziaria del Comune, Marisa Minghetti, il progettista dei lavori, il taorminese Massimo Brocato, titolare della società “Artec Associati srl” che si aggiudicò la gara per il ripascimento del litorale di Falcone, e infine il geologo, originario di S. Salvatore di Fitalia, Calogero M. Salvatore Scurria, anche lui aggiudicatario di una delle tre gare che l’accusa presumeva “truccate”.
È stata un’assoluzione “piena” per tutti a fronte delle richieste di condanna piuttosto pesanti formulate nel marzo scorso per l’accusa dall’attuale procuratore reggente di Patti Andrea Apollonio, che aveva sollecitato ai giudici le pene di 4 anni per Paratore, 3 anni e 6 mesi per Brocato e Scurria, 3 anni per Minghetti.
Ieri mattina si sono invece distillate in un paio d’ore, prima della sentenza, le arringhe difensive, che sono state tenute dagli avvocati Nino Favazzo per Paratore, Pinuccio Calabrò e Tino Giusto per Minghetti, Alberto Gullino per Brocato e Antonio Amata per Scurria. Nelle rispettive arringhe i difensori hanno fornito come linea comune d’intervento un quadro chiaro della normativa applicabile in materia di appalti pubblici, e hanno sostenuto la «piena legittimità dell’operato degli imputati», che erano stati chiamati a rispondere a vario titolo di turbativa d’asta e turbata libertà del procedimento della scelta del contraente (Paratore aveva a suo carico anche un’ipotesi di rifiuto di atto di ufficio, per non aver portato avanti l’appalto dopo l’avvio delle indagini). E le loro tesi difensive sono state evidentemente ritenute fondate dai giudici.
L’indagine su questa vicenda fu condotta all’epoca dai carabinieri della Stazione di Falcone, e si concluse il 13 maggio del 2021 con l’applicazione di una serie di misure cautelari e interdittive, per le presunte turbative d’asta che sarebbero state commesse, fino al 2021, nelle procedure di affidamento dei servizi tecnici relativi alla progettazione dei lavori di “Mitigazione del rischio di erosione costiera attraverso il ripascimento e rifiorimento delle scogliere esistenti antistanti il centro abitato a difesa del litorale di Falcone”.
L’ipotesi accusatoria principale vedeva al centro la figura di Paratore, che all’epoca dei fatti si era autonominato come responsabile dell’Area economico-finanziaria del Comune di Falcone, che comprendeva anche l’Ufficio tecnico. Secondo la Procura di Patti quindi grazie agli “artifici” messi in atto sulle modalità di gara, Scurria avrebbe per esempio ottenuto uno dei servizi d’indagine geognostica per le opere di ripascimento del litorale di Falcone, e Brocato la progettazione.
In realtà, hanno sostenuto ieri in aula i difensori, i percorsi amministrativi adottati al Comune di Falcone furono in quei casi tutti corretti, non violando la normativa di riferimento in materia.