30 Maggio 2026 Cronaca di Messina e Provincia

L’inchiesta dei “Compro oro”: nuovo sequestro per 8 milioni, 5 denunce. La nota dei difensori

Il sequestro arriva a brevissima distanza dall’assoluzione incassata nell’ambito del processo scaturito dal precedente provvedimento del 2022, ma contesta periodi diversi.

Nuovo provvedimento per la Gold & Gold srl, società peloritana che si occupa del commercio di metalli preziosi. “Sotto chiave” sono finiti circa 8 milioni di euro a seguito di un’indagine coordinata dalla Procura di Messina diretta dal procuratore Antonio D’Amato. Si tratta di un sequestro preventivo disposto dal gip Salvatore Pugliese nei confronti della società per l’ipotesi di frode fiscale diretta all’evasione delle imposte per 8 milioni di euro, mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per oltre 33 milioni di euro.

Gli accertamenti, svolti dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria avrebbero fatto emergere che l’azienda e il suo rappresentante legale, avvalendosi di fornitori privi di reale capacità produttiva e organizzativa, avrebbero dato copertura contabile, mediante il ricorso alle fatture per operazioni inesistenti, a numerosissime operazioni di approvvigionamento di argento e oro, da parte dei fornitori effettivi del metallo prezioso di illecita provenienza, bypassando i canali ufficiali. Le contestazioni riguardano gli anni 2021 e 2022.

C’è stato l’intervento dell’Agenzia delle Entrate di Messina che ha emesso i provvedimenti di cessazione d’ufficio delle partite Iva riconducibili alle imprese considerate “cartiere” che sarebbero state utilizzate dagli indagati per giustificare rapporti commerciali inesistenti. Sono state anche denunciate cinque persone per dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti ed emissione di fatture false. Il gip ha quindi disposto il sequestro per complessivi 8.018.846,78 euro nei confronti della società e del suo rappresentante legale Giuseppe Costantino, 53 anni.

Sul caso intervengono però i legali della Gold e Gold, difesa dagli avvocati Daniela Chillè e Bonaventura Candido, che contestano con decisione il nuovo provvedimento e ne annunciano l’impugnazione.

“Chi ha veicolato la notizia di un sequestro di 8 milioni di euro in danno di un’azienda (e del suo legale rappresentante) che opera nel comparto del commercio di metalli preziosi, immagino abbia dimenticato di rappresentare che si tratta delle medesime condotte (solo relative ad anni diversi) già contestate alla stessa società ed allo stesso legale rappresentante e per i quali – lo stesso giorno del nuovo sequestro – il Tribunale di Messina aveva pronunziato sentenza di assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste”, disponendo anche la revoca del precedente sequestro di 14 milioni. Quale difensore della società (Gold e Gold, ndr) in questione ritengo di avere sufficienti e trancianti argomenti per chiedere al Tribunale del Riesame (cui adirò a stretto giro) l’annullamento del nuovo sequestro ma non riesco a trovare le parole per spiegare ai miei assisiti perché, dopo tre anni di calvario giudiziario terminato con una pronunzia liberatoria, si ritrovano ora a dover subire un nuovo – devastante – sequestro che si fonda sulle medesime contestazioni (e su identiche argomentazioni giuridiche) già vagliate da un Giudice terzo e da questi ritenute insussistenti all’esito di un lungo processo”.

Sulla stessa linea la nota della collega, avvocato Daniela Chillè.

“Non è accettabile che un’azienda appena uscita dall’ incubo di un sequestro e da una lunga vicenda giudiziaria che le ha provocato ingenti danni economici e morali, possa ripiombare nell’incubo dopo un’ assoluzione piena che ha riconosciuto l’ insussistenza del reato di evasione fiscale per aver utilizzato fatture emesse da soggetti inesistenti. Torna una contestazione per i due anni successivi, per il medesimo modus operandi. Condotte già ritenute insussistenti con sentenza. Da difensore del rappresentante legale della società oggetto di sequestro, insieme al collega Bonaventura Candido, impugnerò in ogni sede giudiziaria per ottenere definitivamente giustizia, e riabilitazione della sua immagine e onorabilità”.