27 Giugno 2026 Giudiziaria

L’ex boss Carmelo Bisognano condannato a 4 anni e 7 mesi

Il processo sugli affari dell’ex boss di Mazzarrà Sant’Andrea che poi era diventato collaboratore di giustizia, Carmelo Bisognano e dei fratelli Giardina, si conclude con tre condanne. Sono stati condannati per intestazione fittizia di beni ma è caduta l’aggravante mafiosa che non è stata riconosciuta dai giudici.

La sentenza è del Tribunale di Barcellona presieduto da Antonino Orifici e composto dai giudici Maria Spina e Maria Cristina Polimeni. Questa la sentenza: condanna alla pena di 4 anni e 7 mesi di reclusione per Bisognano, 2 anni e 5 mesi di reclusione per Antonino Giardina e 2 anni di reclusione per Davide Giardina al quale è stata concessa anche la pena sospesa ed è tornato in libertà.

Il Tribunale ha disposto anche la confisca dei beni sequestrati ad accezione del capitale sociale e del compendio aziendale della società Pretoria srl, di alcuni terreni, di un impianto di frantumazione e conti correnti e altro disponendo la restituzione agli aventi diritto.

La sentenza è arrivata al termine di una lunga udienza. L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Piero Vinci, sostituto della Direzione distrettuale antimafia di Messina che ha gestito l’inchiesta con il collega Fabrizio Monaco, aveva chiesto la condanna per tutti e tre. Le ragioni della difesa sono state sostenute dall’avvocato Pinuccio Calabrò per i fratelli Giardina e dall’avvocato Fabio Repici per Bisognano.

Il processo scaturisce dagli arresti scattati nell’estate 2025 in esecuzione di misure cautelari sulla scorta di indagini dei carabinieri, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina. Secondo l’accusa, Bisognano e Antonino Giardina avrebbero attribuito fittiziamente al giovane Davide Giardina e ad altri soggetti la titolarità di sue società continuando a gestirle di fatto per eludere misure di prevenzione patrimoniali già emesse in passato a carico dello stesso Bisognano.

Alla base delle contestazioni che erano state avanzate dagli investigatori anche l’ipotesi che la gestione dell’attività economica, nel settore dell’imprenditoria, come il movimento terra e i rapporti con la pubblica amministrazione, fosse avvenuta avvalendosi della forza intimidatrice tipica dell’ambiente mafioso e con la finalità di agevolare gli interessi della famiglia mafiosa barcellonese e della frangia del clan dei Mazzarroti sulla scorta di queste ipotesi l’inchiesta era poi sfociata nelle misure cautelari.