Corruzione, confermate in Appello le assoluzioni per Crocetta, l’assessore Massimo Finocchiaro e Liberty Lines
Assoluzioni confermate perché “il fatto non sussiste” al processo 'Mare Nostrum'. È il verdetto della prima sezione della Corte di Appello di Palermo, presieduta da Adriana Piras, a latere Agate e Caruso.
Sotto processo per corruzione c’erano l’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta, l’armatore Ettore Morace, il collaboratore di Crocetta Massimo Finocchiaro (nella foto Edg, da poco rinominato assessore al Comune di Messina e difeso dall'avvocato Nunzio Rosso) e la Liberty Lines.
Passa anche in secondo grado la linea difensiva degli avvocati Vincenzo Lo Re, Marcello Montalbano, Giovanni Di Benedetto, Marco Siragusa, Nunzio Rosso, Claudio Livecchi, Filippo Scalzo, Giovanni Rizzuti e Renato Canonico.
L'assessore del comune di Messina, Massimo Finocchiaro, resta quindi al suo posto. Se fosse stato condannato, per effetto della legge Severino, già domani avrebbe dovuto lasciare la poltrona all’interno della nuova giunta Basile.
LE ACCUSE.
Secondo l’accusa, che non ha retto al vaglio dei giudici, in cambio di tangenti, sarebbe stato consentito alla compagnia Ustica Lines, poi diventata Liberty Lines, di mantenere il monopolio nei collegamenti marittimi con le isole minori.
Nel capo di imputazione si parlava di “pressioni per implementare le corse sulle Eolie e sulle Egadi”. Tra gli episodi contestati a Crocetta la proroga del servizio concessa nel 2017. A convincerlo, sosteneva l’accusa, un contributo elettorale da 5.000 euro con cui Morace finanziò il movimento “Riparte Sicilia”.
Crocetta puntò il dito contro quelle che definì “dicerie da caserma” che circolavano all’assessorato regionale ai Trasporti. In particolare, a detta dell’ex presidente della Regione, si parlava della presenza di un suo amante a Filicudi che lo avrebbe portato a perseguire un interesse personale a discapito di quello pubblico. Tutto falso. “Non esulto perché ho troppo sofferto”, commentò l’ex governatore.
In primo grado per l’ex presidente della Regione erano stati chiesti sette anni di carcere, mentre per Morace e Finocchiaro sei anni e sei mesi ciascuno. La procura aveva chiesto anche una multa per la compagnia marittima di 400 mila euro. Dopo la pronuncia assolutoria la Procura di Palermo aveva presentato ricorso riproponendo i temi dell’accusa, ossia un bando pubblico scritto per favorire la Liberty Lines, in cambio di un contributo di 5 mila euro con cui Morace finanziò il movimento politico dell’ex presidente della Regione “Riparte Sicilia”. Ma i giudici hanno respinto il ricorso.