10 Luglio 2026 Giudiziaria

Messina: Non abusò del figlio. Scagionato dalle accuse

Il gup Salvatore Pugliese, al termine dell’udienza preliminare in regime di giudizio abbreviato, ha assolto un uomo con la formula “perché il fatto non sussiste”, che è stato assistito dall’avvocato Nino Cacia, che era stato accusato di aver costretto i figli a subire atti sessuali. La pm Alice Parialò aveva sollecitato una richiesta di condanna ad anni 6 di reclusione. La parte civile, che è stata rappresentata dall’avvocato Giovanni Calamoneri, si era poi associata alle richieste formulate dall’ufficio di procura.

La vicenda si inserisce nell’alveo di una separazione conflittuale, caratterizzata anche da svariate denunce presentate dalla moglie nei confronti del marito per il reato di maltrattamenti, archiviate per infondatezza delle accuse. In questo contesto si inseriscono le dichiarazioni del minore, che sono state vagliate in sede di incidente probatorio da un perito nominato dal gip e dal consulente di parte, e che sono apparse sin da subito - afferma il difensore dell’uomo -, «geneticamente inverosimili». Il minore, in particolare, a causa di uno strutturato patto di lealtà con la madre non poteva godere - ad avviso degli esperti - di credibilità ed anzi era stato evidenziato il pericolo di false incolpazioni. In presenza di siffatte conclusioni la Procura ha dapprima esercitato azione penale e poi avanzato richiesta di condanna.

«Questa vicenda – commenta l’avvocato Cacia – ha tratti davvero allucinanti. A seguito dell’insorgenza di questi procedimenti (tre archiviati ed uno definito con la sentenza del gup Pugliese) il Tribunale civile ha sospeso l’esercizio del diritto di visita del mio assistito nei confronti dei figli, che non vede da quasi due anni. Il rammarico e l’amarezza maggiore deriva dalla consapevolezza che le dichiarazioni del figlio maschio (la bambina ha smentito sia la madre che il fratellino) non potevano che essere etero dirette».