Appalti e tangenti: la Procura chiede il rinvio a giudizio per l’imprenditore barcellonese 68enne Giovanni Aveni
Dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Palermo si apre oggi davanti al gup Rosario Di Gioia l’udienza preliminare sulla “rete” di contatti creata dal 41 enne mafioso favarese Carmelo Vetro, figlio dello storico boss di Favara Giuseppe, che era penetrata nel gangli amministrativi della Regione per l’assegnazione di appalti e lavori.
Dopo la chiusura delle indagini sono in sei gli imputati coinvolti, l’ipotesi di reato principale è la corruzione aggravata dall’agevolazione a Cosa nostra finalizzato all’assegnazione di lavori pubblici. La richiesta di rinvio a giudizio è siglata dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e dai sostituti procuratori Bruno Brucoli, Gianluca De Leo e Maria Pia Ticino.
Oltre a Carmelo Vetro sono coinvolti il dirigente regionale 68enne Giancarlo Teresi, il funzionario regionale 67enne Francesco Mangiapane, l’imprenditore barcellonese 68enne Giovanni Aveni, il 38enne Salvatore Vetro, 38 anni, fratello di Carmelo, il 48enne Antonio Lombardo, cognato dello stesso Vetro, oltre alla società An.Sa. Ambiente srl come persona giuridica.
Sono più d’uno i filoni d’inchiesta per questa vicenda e riguardano sostanzialmente una serie di affidamenti per lavori nei porti della Sicilia. Carmelo Vetro intanto secondo i pm era il vero “dominus” dell’An.Sa. Ambiente srl, il gestore occulto, perché per i suoi precedenti non poteva comparire ufficialmente, e otteneva appalti e affidamenti pubblici dietro il pagamento di tangenti e “regali”. Tra gli interventi nei porti monitorati per mesi c’è per esempio quello per il dragaggio urgente dei fondali del porto di Marinella di Selinunte, per il quale il funzionario regionale Teresi avrebbe ricevuto una tangente di 1.500 euro come contropartita per l’affidamento. In questa tranche è coinvolto anche Salvatore Vetro, che è accusato di avere in qualche modo partecipato al pagamento della tangente.