19 Luglio 2026 Giudiziaria

Csm: il sinedrio colpisce ancora. Il penoso show delle cordate e delle correnti. Bocciato Ardita per il ruolo di procuratore aggiunto alla Dna

Di Giorgio Bongiovanni - “Ci si è mossi, a quanto apprendo indirettamente, con pressioni ad ogni livello, alcune formalizzate, ce ne ha parlato il consigliere Paolini, altre sottotraccia. Niente di nuovo sotto il sole”. Si sono formate nel Csm “simpatiche cordate esogene” e “gruppi di pressione, nell'esercizio di quella che a me pare - me ne assumo la responsabilità - una divertente pirateria normativa che piega le regole ai desideri di turno”. Sono le parole del consigliere togato indipendente Andrea Mirenda a descrivere in maniera sintetica, ma puntuale, la vergogna che si è consumata questa mattina al Consiglio Superiore della Magistratura, il sinedrio dove pressioni e calcoli politici hanno avuto ancora una volta la meglio sul buon senso e il merito. Per farla breve: Franca Imbergamo è la nuova procuratrice aggiunta alla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, eletta con 13 voti. Sebastiano Ardita, magistrato di primissimo piano, indipendente, con un curriculum scavato nella trincea delle Direzioni Distrettuali Antimafia di Messina e Catania, ha raccolto solo 10 voti. Sei gli astenuti. Per Imbergamo, attuale sostituta procuratrice alla Dnaa, hanno votato i consiglieri di AreaDG, Unicost e Md, oltre all'indipendente Roberto Fontana, mentre per Ardita hanno votato i consiglieri di MI e parte dei laici di centrodestra. Astenuti i consiglieri Mirenda, Bianchini, Eccher e Romboli, che presiedeva la seduta, oltre al primo presidente e al procuratore generale della Cassazione. Non hanno partecipato al voto perché assenti il vicepresidente Fabio Pinelli, la consigliera togata di Magistratura Indipendente Bernadette Nicotra e la consigliera laica del centrodestra Isabella Bertolini. Un quadro che smentisce del tutto le affermazioni di taluni ‘esperiti’ che sono arrivati ad affermare nei giorni scorsi che Ardita sarebbe stato sostenuto dalle correnti di destra. C’è poco da discutere.  Il potere trasversale di questo Paese che non vuole la verità sulle stragi non avrebbe mai permesso a un magistrato come Ardita di arrivare ad occupare il posto di 'vice' di Giovanni Melillo.
Ma chi ha esercitato pressioni?
Il procuratore nazionale antimafia? Il presidente del Consiglio? Oppure 'alti papaveri' della magistratura filo-governativa?
E l'esperienza di Ardita come Direttore dell'Ufficio Detenuti al Dap? Nove anni di gestione del 41bis. Non conta. Perché si sarebbe trattato di un incarico di mera "pubblica amministrazione", come affermato da Domenica Miele, relatrice della pratica di Imbergamo.
E ciò che ha fatto come consulente della Commissione parlamentare antimafia? Non "conteggiabile".
E tutte le altre indagini condotte da Ardita?
Oltre 12 anni di attività antimafia passati in trincea anche da aggiunto? Le maxi indagini e i maxi processi dei primi anni '90 con centinaia di imputati, nei confronti del gruppo Santapaola e contro tutte le coste del Siracusano, che ha fatto condannare per la prima volta con una sentenza storica; le indagini sul clan del Malpassotu; la maxi inchiesta Garibaldi, le indagini sugli appalti del centro che portarono in carcere il Gotha della politica catanese, il processo al Clan dei Cursoti catanesi che si erano riorganizzati; per finire con l’operazione 'Beta' nei confronti della cellula di Cosa nostra che si era insediata a Messina.
Tutte indagini svolte in prima persona, a parte i coordinamenti, le misure di prevenzione, l’esecuzione penale.
Tutto questo è stato preso in considerazione?
No, perché cambiando le carte in tavola il Csm passando da una delibere all’altra ha cambiato il suo criterio di valutazione, conteggiando i più anni di esperienza per Imbergamo. Al di là di tutto resta comunque una motivazione risibile e insufficiente per motivare il voto. Il vero motivo per cui Ardita non è stato eletto è un altro: è un magistrato indipendente. Come indipendente è Nino Di Matteo.
Ardita è stato bocciato da un Csm profondamente politicizzato. Nella migliore delle ipotesi, è un Consiglio prigioniero delle sue correnti interne. Nella peggiore, è guidato da mani occulte, da menti raffinatissime capaci di colpire con le carte bollate e con i “proiettili istituzionali”, come più volte ha denunciato l’ex magistrato Luigi de Magistris. In questo modo si impedisce a magistrati indipendenti e valorosi – senza nulla togliere alla professionalità di Franca Imbergamo – di assumere ruoli chiave nella lotta alla mafia. Ma non si può concludere senza dire che il Csm, proprio come ai tempi di Falcone e Borsellino, continua a essere un sinedrio che sceglie di fermare chi cerca la verità, quella stessa verità che alcuni magistrati hanno giurato di servire, così come hanno giurato sulla Costituzione.
Amaramente concludiamo prendendo atto che c’era stato un tempo in cui questo sinedrio aveva avuto un barlume di luce negli anni in cui c’erano Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita.
Ma è storia.
Quel barlume ormai è offuscato da una oscura menzogna.