Stretto di Messina, il Consiglio di Stato annulla la multa a Caronte & Tourist
Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di Caronte&Tourist e ha annullato integralmente il provvedimento con il quale l’Antitrust, nell’aprile 2022, aveva sanzionato il Gruppo (multa da 4 milioni di euro) per «abuso di posizione dominante nello Stretto di Messina». La decisione presa in Camera di consiglio lo scorso 9 luglio dal Collegio giudicante presieduto da Luciano Barra Caracciolo (consigliere relatore Lorenzo Cordì, gli altri giudici Giordano Lamberti, Davide Ponte e Giovanni Gallone), ha una rilevanza per certi aspetti storica. E lo conferma il commento “a caldo” del Gruppo: «Accogliamo con soddisfazione la sentenza del Consiglio di Stato. Abbiamo sempre riposto fiducia nella magistratura in ogni grado di giudizio, certi del nostro buon operato che conta più di sessant'anni di esperienza e responsabilità nei confronti delle comunità dello Stretto. Per anni siamo stati tacciati di essere monopolisti, un’accusa infondata che speriamo adesso, con le prove e le argomentazioni raccolte in giudizio, possa finalmente essere archiviata».
Caronte&Tourist è stata difesa dal collegio composto dagli avvocati Fabio Cintioli, Mario Siragusa e David Astorre. Il Consiglio di Stato ha anche condannato l’Autorità Garante della concorrenza al pagamento delle spese di entrambi i gradi di giudizio. Vittoria su tutti i fronti, insomma, per la società degli armatori dello Stretto. «Abbiamo sempre posto grande attenzione ai prezzi praticati per il servizio di attraversamento dello Stretto – prosegue la nota del Gruppo –, tariffe che hanno garantito la sostenibilità economica di un collegamento che storicamente assicura corse frequenti, rapide, puntuali, h24 e in ogni condizione meteomarina, anche nei periodi in cui lo scarso traffico non rende economico il servizio. Abbiamo sostanzialmente scelto di garantire alla clientela la certezza di poter traghettare ogni giorno e in ogni momento dell’anno».
Sono quattro i punti fondamentali della sentenza. Il primo riguarda «la mancata dimostrazione, da parte dell'Autorità Garante della concorrenza, dell'effettiva chiusura del mercato dello Stretto e della presenza di reali barriere all'ingresso per altri operatori. Sullo Stretto opera infatti un concorrente diretto pubblico, non un semplice “follower”, come sostenuto nel provvedimento Antitrust, che applica tariffe di poco inferiori a quelle del vettore privato. Eventuali prezzi elevati avrebbero d’altra parte dovuto attirare nuovi “competitor”». Riassunto in sintesi, il Consiglio di Stato dice: nello Stretto il servizio di traghettamento viene svolto anche dal Gruppo Ferrovie dello Stato e i prezzi praticati sulle navi Fs non sono di gran lunga inferiori rispetto a quelle di C&T. Inoltre, se i prezzi fossero davvero elevati, ne avrebbero potuto approfittare altri armatori, entrando prepotentemente sul mercato, “scalzando” con tariffe competitive il “monopolio” di Franza-Matacena.
Secondo punto: il Consiglio di Stato censura «l'utilizzo, nel provvedimento finale, di uno studio del ministero delle Infrastrutture impiegato per una finalità diversa da quella comunicata durante l'istruttoria, che ha provocato una violazione del diritto di difesa della società».
Terzo aspetto: sotto il profilo economico, i giudici reputano «inattendibile la metodologia con cui l'Antitrust aveva ricostruito il rapporto tra ricavi e costi dell'Azienda, basata su un presupposto – la presunta rilevanza del traffico merci sulla rotta Villa San Giovanni-Rada San Francesco – non confermato dai dati contenuti nello stesso provvedimento». E il quarto punto si riferisce alla durata abnorme della «fase preliminare dell'istruttoria, durata 855 giorni», definita «irragionevole».