Caso Baiardo. Parla il pentito messinese Sparacio: “Delle Chiaie? Parte nelle stragi”
"Filippo Graviano mi disse che la collaborazione" con la giustizia "di Gaspare Spatuzza", che si pentì, "non avrebbe rappresentato un problema", per Dell’Utri e Berlusconi che, invece, "si sarebbero dovuti preoccupare se si fossero pentiti loro", ovvero lui e il fratello Giuseppe, i due boss del mandamento Brancaccio a Palermo. Lo ha affermato in videocollegamento con il tribunale di Firenze, Giuseppe Maria Di Giacomo, pentito ed ex esponente del clan catanese Laudani, esaminato come testimone nel processo contro Salvatore Baiardo, l’ex gelataio di Omegna, vicino ai fratelli Graviano, accusato di calunnia a Massimo Giletti e di favoreggiamento personale con l’aggravante della finalità mafiosa. Di Giacomo, rispondendo alle domande del pm Leopoldo De Gregorio, ha aggiunto di aver ricevuto questa confidenza nel carcere di Parma e di essere in "buonissimi rapporti" con Filippo Graviano. Rapporti sviluppati durante la detenzione a Tolmezzo. E proprio nel carcere friulano gli venne fatto il nome di Baiardo – difeso dagli avvocati Roberto Ventrella e Luca Bellezza –, "che non ho mai conosciuto" ha specificato, "ma fu colui che ospitò la latitanza di Giuseppe Graviano". Rispondendo anche al giudice e alla difesa, Di Giacomo nella sua deposizione ha detto che i due fratelli palermitani "avevano interessi in Lombardia, avevano una disponibilità economica grande e andavano a curare loro interessi", "investimenti in ambito edilizio nell’ordine decine di miliardi" secondo quanto gli aveva rivelato sempre Filippo Graviano.
Il pentito Luigi Sparacio, invece, ha collegato Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale, alla presunta pianificazione delle stragi di mafia dei primi anni ‘90. Nello specifico, avrebbe consegnato nel 1992 una mappa con i luoghi esatti in cui posizionare le bombe, inserendosi in una strategia per destabilizzare il Paese.