I NOMI – Messina, appalti pubblici gestiti da una struttura “ombra”: 12 misure cautelari
Un sistema collaudato per la gestione di importanti lavori con subappalti mascherati ad imprese controllate da cui drenare le ingenti commesse pubbliche. È il nucleo dell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina e condotta dai carabinieri del Comando provinciale, sfociata ieri nell’esecuzione di misure cautelari nei confronti di dodici imprenditori, per le accuse a vario titolo di associazione a delinquere, intestazione fittizia di imprese, sub appalto illecito e frode nelle pubbliche forniture strumentali all’esecuzione del programma dell'associazione, e riciclaggio dei proventi illeciti ricavati. La gip del Tribunale di Messina Arianna Raffa ha disposto gli arresti domiciliari per Francesco Scirocco, 61enne di Gioiosa Marea, già al centro di numerose inchieste giudiziarie e condannato per concorso esterno in associazione mafiosa riferita alla famiglia dei barcellonesi. Ai domiciliari anche i messinesi Gaetano Busà e Basile Calandra Sebastianella, Michele Caruso Scaffidi di Patti, Carmelo Munafò di Barcellona e il reggino Domenico Logozzo. Sono ritenuti promotori e gestori di fatto del sodalizio. Divieto temporaneo di contrattare con la Pubblica amministrazione disposto invece per il messinese Emanuele Bonfiglio e Massimo Piscitello di Sant’Agata Militello, il cosentino Angelo Barbetta, Giovanni e Saverio Iaquinta di San Giovanni in Fiore e il napoletano Carmin Sepe. A loro l’accusa attribuisce il ruolo di concorrenti esterni del gruppo.
Sotto la lente gli appalti per la manutenzione degli impianti elettrici e di illuminazione, nonché delle cabine elettriche presenti nei tratti da Siracusa a Gela e da Messina a Catania della A18 e da Palermo a Villafranca sulla A20, oltre alla manutenzione di alcuni cavalcavia presenti sulla Messina-Catania; la sistemazione idraulica del canale di scolo delle acque meteoriche del torrente “Pozzo” a Brolo, la pulitura e il miglioramento idraulico di un tratto del fiume “Belice” a Partanna e le opere finalizzate all’abbattimento dei consumi energetici del Centro direzionale della Città metropolitana di Reggio Calabria.
Fu la denuncia presentata nel 2021 ai carabinieri di Gioiosa Marea da un imprenditore, che segnalava la presenza sospetta proprio di Scirocco in un cantiere per il risanamento costiero nella zona di Galati-Santa Margherita a Messina, notato in abbigliamento da lavoro ad interloquire con l’amministratore di una delle imprese fornitrici dei mezzi d’opera, a dare il via all’articolata inchiesta della Dda, che vede in tutto 20 indagati, protrattasi sino al 2024 e supportata da intercettazioni telefoniche e ambientali ed una serie di minuziosi accertamenti economico-finanziari e controlli fiscali. Attorno a Scirocco, secondo gli inquirenti, si sarebbe dunque sviluppata una vera e propria organizzazione aziendale «ombra» alla quale le imprese, affidatarie subappaltavano illecitamente la esecuzione di lavori o parte di essi, compresi il reclutamento di manodopera e mezzi, aggirando l’obbligo di autorizzazione delle stazioni appaltanti. Esclusa tuttavia dal gip l’aggravante mafiosa ipotizzata dai pm. Accertate inoltre «varie condotte fraudolente pericolose per la sicurezza pubblica» nei cantieri autostradali tra cui impianti di illuminazione delle gallerie non conformi al capitolato d’appalto, l’impiego sui cavalcavia di impermeabilizzanti scadenti e non accettati dalla direzione lavori e il ricorso sistematico a manodopera irregolare. Contestato infine l’autoriciclaggio per una serie di fatture fittizie emesse dal gestore di una stazione di servizio per circa 377mila euro di forniture di carburante inesistenti.
Venti indagati, da Gioiosa Marea a San Giovanni in Fiore
E ancora: Carmelo Munafò, 47 anni, nato a Barcellona Pozzo di Gotto; Massimo Piscitiello, 50 anni, nato a Sant’Agata Militello; Giovanni Cariddi Princiotta, 55 anni, nato a Messina; Michele Scaffidi Caruso, 58 anni, nato a Patti; Francesco Scirocco, 61 anni, nato a Gioiosa Marea; Carmine Sepe, 46 anni, nato a Napoli; Pancrazio Sindoni; 62 anni, nato a Valdina; Michele Stefano Vinci, 47 anni, nato a San Marco d’Alunzio.