Messina, le nomine nei Cda delle partecipate. Opposizioni all’attacco
"Mentre i cittadini pagano le aliquote massime delle tasse locali e una TARI sempre più pesante, il Comune aumenta il costo degli organi delle partecipate. Una scelta che appare in netta contraddizione con il piano di riequilibrio, che prevedeva una drastica riduzione dei costi della politica". Attacca così il Gruppo Consiliare "Scurria Sindaco", composto da Marcello Scurria, Pippo Capurro e Simona Contestabile. "A Messina il risanamento dei conti sembra avere una direzione precisa quando riguarda i cittadini, ma un'altra quando riguarda la politica. Mentre ai messinesi vengono richiesti sacrifici sempre maggiori, con le aliquote delle imposte locali ai livelli massimi e l'aumento della TARI, nelle società partecipate del Comune gli amministratori unici vengono sostituiti dai Consigli di amministrazione. Una scelta che ha una conseguenza tutt'altro che marginale: i costi della politica passano da circa 288 mila a quasi 700 mila euro l'anno. Oltre 400 mila euro in più ogni anno. Una spesa più che raddoppiata. Un dato che appare difficilmente conciliabile con il piano di riequilibrio finanziario del Comune, nel quale, tra le misure finalizzate al risanamento dei conti, era prevista proprio una drastica riduzione dei costi della politica. Eppure, come emerge dalle relazioni semestrali del Collegio dei revisori dei conti trasmesse alla Corte dei conti, l'obiettivo della riduzione dei costi non sarebbe stato raggiunto. Al contrario, la spesa avrebbe preso una direzione diametralmente opposta".
"C'è poi un ulteriore elemento che merita di essere chiarito - spiegano ancora i tre consiglieri - I provvedimenti di nomina, per quanto emerge dagli atti, non conterrebbero una specifica motivazione sulle ragioni della scelta del Consiglio di amministrazione in luogo dell'amministratore unico. Un aspetto particolarmente significativo, considerato che la nuova governance comporta un consistente aumento della spesa pubblica. Se si decide di sostituire un amministratore unico con un organo collegiale, determinando un aumento così rilevante dei costi, è legittimo chiedersi quale concreta esigenza amministrativa, organizzativa o gestionale giustifichi tale scelta. Non basta nominare. Bisogna spiegare perché. È in discussione la coerenza politica e amministrativa di una scelta che determina un aumento di oltre 400 mila euro l'anno proprio mentre il Comune dovrebbe perseguire una riduzione dei costi della politica e mentre ai cittadini vengono chiesti ulteriori sacrifici".
Le domande alle quali l'amministrazione deve rispondere
"Da 288 mila a quasi 700 mila euro non è una variazione marginale. È un aumento di oltre 400 mila euro all'anno. E allora le domande sono inevitabili: Perché sostituire gli amministratori unici con i CdA? Quale concreta esigenza giustifica questa scelta? Perché nei provvedimenti di nomina non sarebbe esplicitata la motivazione della scelta? Come si concilia questo aumento di spesa con il piano di riequilibrio che prevedeva la riduzione dei costi della politica?"
All'attacco anche il Partito Democratico
Oltre cinquecentocinquanta persone hanno risposto agli avvisi pubblici del Comune per diciotto incarichi nei vertici delle società partecipate, presentando curricula, titoli ed esperienze professionali. Quindici dei diciotto prescelti erano candidati, pochi mesi fa, nelle liste a sostegno del sindaco Federico Basile. «La domanda è inevitabile: a cosa sono serviti gli altri curricula? Quale comparazione è stata effettuata, con quali criteri sono stati individuati i profili migliori?», dichiara il gruppo consiliare del Partito Democratico.
«Il potere fiduciario del sindaco non è in discussione, ed è previsto dalla legge. Altra cosa è costruire una procedura pubblica che alimenta nei cittadini l'aspettativa di una selezione effettiva, per poi arrivare a un risultato che somiglia alla prosecuzione delle liste elettorali, con l'incarico che finisce ai candidati non eletti o comunque a persone vicine all'amministrazione. Ai cinquecentotrentadue che non ce l'hanno fatta possiamo solo suggerire di candidarsi alle prossime elezioni con De Luca e Basile: sembra essere il criterio più efficace per sperare in un incarico in questa città».
«Non discutiamo preventivamente le competenze dei singoli nominati, che saranno giudicati per il lavoro che svolgeranno, un lavoro peraltro importantissimo, visto che gran parte dei servizi comunali sono gestiti proprio dalle partecipate. Contestiamo un metodo e un modello di potere: quindici liste a sostegno del sindaco alle ultime elezioni, una macchina politico-elettorale senza precedenti per dimensioni, centinaia di candidature raccolte per le partecipate e infine quindici nomine su diciotto pescate fra chi si era candidato senza essere eletto».
«Diventa a questo punto difficile prendere sul serio la retorica dell'anti-sistema con cui Cateno De Luca gira la Sicilia promettendo liberazioni e rivoluzioni.Il sistema esiste già, ed è quello costruito a Messina. E quando ci spiegano che il modello Messina va esportato in tutta l'isola, adesso sappiamo con maggiore chiarezza di quale modello si stia parlando». Sulle nomine nelle società partecipate e sui criteri adottati il gruppo consiliare del Partito Democratico terrà una conferenza stampa domani, giovedì 10 settembre, alle 10.30 nella saletta commissioni del Comune di Messina.