Le motivazioni dello scioglimento del comune di Mazzarrà: «Sono emersi collegamenti tra amministratori e gruppi mafiosi»
Di Carmelo Catania - Vi sarebbero «concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi».
È questo il quadro delineato dalle relazioni del ministro Piantedosi e della prefetta Di Stani, allegate al decreto del presidente Mattarella che il 6 agosto ha disposto per la seconda volta (la prima fu nel 2015), lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea. Provvedimento arrivato dopo gli sviluppi dell’operazione della Dda messinese “Stessa maniera” del 29 luglio 2025 che ha visto coinvolti in prima battuta l’ex boss della cosca dei “mazzarroti” ed ex pentito Carmelo Bisognano e i due imprenditori Antonino e Davide Giardina. Successive dichiarazioni rese da Antonino Giardina hanno coinvolto il sindaco Pietrafitta e l’ex tecnico Di Natale. Lo scorso giugno, in primo grado, Bisognano è stato condannato per intestazione fittizia di beni a 4 anni e 7 mesi di reclusione, Antonino Giardina a 2 anni e 5 mesi, mentre il fratello Davide a 2 anni con pena sospesa. Per tutti e tre è caduta l’aggravante mafiosa che non è stata riconosciuta dai giudici. Le indagini della commissione d’accesso ispettivo, istituita il 18 ottobre 2025, hanno evidenziato come – si legge – «l’uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato, nel tempo, in favore di soggetti o imprese collegati direttamente o indirettamente ad ambienti malavitosi». Secondo la relazione prefettizia sarebbe rilevante «l’intricata rete di rapporti parentali e di frequentazioni» che legherebbe alcuni amministratori «ad esponenti della locale consorteria», e viene osservato «come tali rapporti abbiano di fatto condizionato l’attività amministrativa dell’ente». In modo particolare sono segnalati «i consolidati rapporti tenuti dal primo cittadino con un esponente apicale del locale sodalizio criminale, oltre che con alcuni soggetti legati alla criminalità organizzata che hanno poi beneficiato di pubblici affidamenti, nonostante fossero già stati gravati da interdittiva antimafia, quali titolari di altre società».
Ma le ombre si estenderebbero anche ad alcuni consiglieri comunali. La penetrazione mafiosa, tuttavia, non si sarebbe fermata alla politica, ma avrebbe riguardato anche la macchina burocratica con «vari dipendenti operanti nell’ambito di settori dell’ente particolarmente esposti a forme di condizionamento». In proposito si legge: «Rileva in particolare la posizione di due dipendenti, collegati a un esponente apicale della locale consorteria criminale da stretti legami di natura parentale o affettiva e assegnati all’area tecnica dell’ente, settore nel quale sono stati individuati elementi indicativi del condizionamento esercitato dal locale sodalizio mafioso». E, secondo gli accertamenti, il settore più esposto a questa «diffusa illegalità» sarebbe stato quello degli appalti pubblici. Monitorando i contratti è emerso come dal 2019 il Comune ha bandito ben 288 procedure di affidamento per un valore superiore a 16 milioni. Di queste, 209 sono state aggiudicate per circa 8 milioni, delle quali centonovanta con affidamento diretto, «dato di per sé anomalo, che nel caso di specie ha assunto ulteriore valenza alla luce delle generalizzate carenze motivazionali dei provvedimenti adottati e dalla circostanza che un significativo numero di servizi e lavori siano stati affidati ad imprese che sono risultate avere contatti, diretti o indiretti, con la criminalità organizzata, non iscritte in “White list” o con iscrizione in istruttoria». Un episodio riguarda la gestione del rogo divampato il 24 giugno 2024 nella discarica di Zuppà, con l’affidamento diretto dei lavori di concorso nelle operazioni di spegnimento «in favore di una ditta edile poi raggiunta da un’interdittiva antimafia a seguito dei rapporti intrattenuti con un esponente apicale della criminalità mafiosa locale, nella consapevolezza, da parte del sindaco – si legge – che la titolarità di fatto di tale ditta era riconducibile a un soggetto già gravato da interdittiva antimafia nella qualità di amministratore unico di altra società». La relazione cita uno stralcio dell’ordinanza “Stessa maniera” dove viene evidenziato il «costante interesse» del Bisognano ad accaparrarsi affidamenti per i lavori di messa in sicurezza dell’ex sito di smaltimento, beneficiario, com’è noto, di rilevanti finanziamenti pubblici: «Ci deve rimanere qualcosa per noi». Un cortocircuito istituzionale insanabile che ha imposto l'intervento dello Stato. Fonte: Gazzetta del sud