Il funerale: L’abbraccio di Messina a Rebecca Galli
Rose bianche e rosa, centinaia di fiori e un silenzio interrotto soltanto dalle lacrime. La Cattedrale di Messina si è riempita di dolore per l’ultimo saluto a Rebecca Galli, la studentessa di 17 anni morta dopo le gravissime ferite riportate nell’incidente stradale avvenuto il 24 settembre sulla nuova via Don Blasco.
A stringersi attorno alla famiglia sono stati in tantissimi. Parenti, amici, conoscenti, ma soprattutto tanti giovani: gli amici di Rebecca, i suoi compagni di scuola e i docenti del liceo Archimede, dove la ragazza frequentava il quarto anno del liceo linguistico.
Una presenza numerosa e silenziosa, quella della comunità scolastica, che ha voluto accompagnare Rebecca nel suo ultimo viaggio. Nei volti dei compagni, il dolore per una perdita difficile da comprendere e accettare.
In prima fila, accanto ai familiari, anche la professoressa di educazione motoria Giusy Morsicato, particolarmente vicina a Rebecca.
A parlare, più delle parole, sono stati i fiori. Rose bianche e rosa deposte per Rebecca, simbolo della sua giovane età e dell’affetto di quanti hanno voluto esserle accanto fino all’ultimo.
La Cattedrale ha accolto così il dolore di una famiglia e quello di una comunità intera.
L'omelia di padre Narcisi
«Davanti alla morte di una ragazza di 17 anni non ci sono parole giuste». Sono le parole pronunciate da padre Narcisi durante l’omelia per l’ultimo saluto a Rebecca, la giovane scomparsa improvvisamente a soli diciassette anni.
Un dolore difficile da comprendere e ancora più difficile da raccontare. «Diciassette anni sono troppo pochi. Una mamma e un papà non dovrebbero salutare così la propria figlia», ha detto il sacerdote, scegliendo di non cercare spiegazioni davanti a una tragedia che, ha sottolineato, non può essere spiegata.
«Non voglio provare a spiegare quello che non so spiegare – ha detto padre Narcisi –. Due settimane fa eravamo insieme per il matrimonio di Giusy, la sorella, e Nanny, e per il battesimo del nipotino Kevin. Poi, giovedì pomeriggio, la notizia. Perché lei? Perché così? Non ho risposte».
Nell’omelia, il sacerdote ha ricordato come la fede non obblighi a trovare una spiegazione a ogni dolore e non chieda di considerare giusta una morte che, invece, appare profondamente ingiusta. «Gesù piange. Dio non guarda da lontano le lacrime di mamma Rossella e papà Mario, né quelle degli amici. Dio entra nelle lacrime dell’uomo e piange».
Padre Narcisi ha poi ricordato Rebecca attraverso le sue passioni, i suoi sogni e il suo modo di stare con gli altri. Amava l’inglese, viaggiare, conoscere nuovi mondi e incontrare persone diverse. «Lei voleva attraversare le distanze attraversando i mondi degli altri», ha detto il sacerdote.
Ora, invece, per chi le ha voluto bene, resta da imparare «la lingua dell’assenza»: pronunciare il suo nome senza poterla sentire rispondere, cercare il suo sorriso senza vederla più entrare dalla porta.
Rebecca viene ricordata come una ragazza solare, legata alla famiglia, alla nonna e agli amici. In classe, raccontano, ripeteva spesso una frase: «Credete sempre in voi stessi, portate avanti le vostre idee».
Ed è proprio ai suoi coetanei che padre Narcisi ha rivolto un messaggio: «Piangete per Rebecca, non abbiatene vergogna, ma non permettete che la sua morte vi faccia amare di meno la vita. Amate di più, non aspettate domani per dire a qualcuno che gli volete bene. Abbiate cura gli uni degli altri, viaggiate, studiate, amate, difendete le vostre idee».
«In una parola: vivete», ha concluso il sacerdote. Vivere anche per onorare quella vita che oggi tutti avrebbero voluto vedere continuare.
Durante la cerimonia non sono mancate le parole della famiglia. La mamma di Rebecca, con la voce del dolore di una madre che deve affrontare una perdita impossibile da accettare, ha detto: «Figlia mia, non avrei mai pensato che arrivasse questo giorno. Tu per me sei stata la mia bambina, anche quando la vita ti aveva fatto diventare donna. Tu mi chiamavi mammina, anche quando ti facevo arrabbiare. Mi mancherà tutto di te».
«Adesso il silenzio fa paura. Ti cercherò in ogni piccola cosa che mi ricorda te», ha aggiunto.
Anche la sorella maggiore ha voluto lasciare un messaggio per Rebecca: «Diciassette anni, troppo presto per diventare un ricordo. Non riesco ad accettare che non potrò più vederti. Avrei voluto proteggerti, risparmiarti questo destino. Mi hai lasciato un vuoto immenso».
A ricordare Rebecca sono state anche le amiche e le compagne di classe, che hanno scelto di dedicarle pensieri e lettere. Non un addio, ma un arrivederci a una ragazza che, per chi l’ha conosciuta, è stata un punto di riferimento.
Al termine della cerimonia resta il dolore di una famiglia e di un’intera comunità, ma anche il ricordo di una ragazza di 17 anni con ancora tanti sogni davanti a sé. Un ricordo che, nelle parole di chi le ha voluto bene, continuerà a vivere.