Mafia appalti, intervista a Scarpinato: “False le accuse contro di me. È un atto di bullismo politico”
Di Giuseppe Pipitone - Le accuse del gip di Caltanissetta su “attività depistante” in Commissione Antimafia? “Un’affermazione non solo gravemente falsa, ma essa stessa depistante”, dice il senatore M5S Roberto Scarpinato, impegnato nella lettura delle 644 pagine con cui il giudice Santi Bologna ha archiviato l’inchiesta mafia-appalti, il filone che individua come “concausa delle stragi” l’interesse di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per l’indagine del Ros dei Carabinieri. “Ma un’altra gip dello stesso ufficio, Graziella Luparello, ha già bollato questa pista come affetta da ‘severa miopia’ e ‘approccio mistico e dogmatico’, ordinando nuove indagini in ben 43 punti per colmare le gravi lacune della Procura di Caltanissetta”, attacca l’ex procuratore generale di Palermo.
Senatore, l’accusa di aver depistato i lavori dell’Antimafia si riferisce alle intercettazioni col suo ex collega Gioacchino Natoli: nega di avergli suggerito le risposte da dare a Palazzo San Macuto?
In quelle telefonate non esortavo affatto Natoli a riferire una falsità ma una circostanza vera, che lui stesso mi aveva in precedenza raccontato. Fu lui a dirmi di essere stato presente alla riunione della Procura di Palermo del 14 luglio 1992 e di aver sentito che il magistrato Lo Forte riferì della richiesta di archiviazione di un filone dell’indagine mafia-appalti davanti a Borsellino. Quando sono stato sentito come teste non mi è stata fatta alcuna domanda sul contenuto delle mie conversazioni, privandomi così del diritto di dare nell’immediatezza le mie spiegazioni. Invece di rilevare la violazione dei miei diritti, il gip ha così formulato un’accusa falsa in assenza di qualsiasi contraddittorio nei confronti di un terzo non indagato, quale io sono.
Alla riunione del 14 luglio 1992 lei non c’era, ma la richiesta d’archiviazione portava pure la sua firma.
No, non c’ero, però quella non fu affatto una richiesta di archiviazione dell’indagine che rimase sempre aperta, ma solo della posizione di alcuni indagati per i quali a quella data non c’erano prove sufficienti e che noi stessi arrestammo pochi mesi dopo, quando, continuando a indagare, acquisimmo nuove prove.
Il gip, però, è netto: “Borsellino non fu volutamente informato né prima, né nel corso della riunione”.
Mai nessuno dei presenti ha dichiarato che non si discusse di quella richiesta d’archiviazione. Al contrario, vari magistrati presenti hanno dichiarato come testimoni che invece se ne parlò: per esempio Guido Lo Forte o Luigi Patronaggio.
Per il gip, quando lei dice di aver discusso con Borsellino di mafia-appalti si contraddice: nel 1999 dice di averlo fatto solo una volta, nel 2021 due. Come mai?
È sempre rimasta una volta. Nella seconda, al quale fa riferimento il gip, Borsellino mi parlò del “Corvo 2”, un anonimo in cui si raccontava di incontri tra l’ex ministro Mannino e Riina sullo sfondo dell’omicidio Lima. Una storia molto complessa, Borsellino disse che forse l’anonimo veniva dall’ambiente del Ros e mi chiese di non parlarne col procuratore Giammanco.
Il gip contesta pure il suo rapporto con Borsellino: nel ’92 lei ha detto che “con Paolo ci conoscevamo così”, nel 2021 parla di “rapporto particolare”. Non è vero che eravate amici?
Non ho mai detto di essere amico di Borsellino. Ho detto che c’era un rapporto particolare come può essere quello tra un procuratore aggiunto che chiede a un giovane sostituto di non riferire al capo elementi su un’indagine delicata. Questo perché Borsellino si fidava di me, da quando Falcone gli aveva consigliato di farlo, come aveva fatto Ingroia. E inoltre Borsellino coordinava il gruppo d’indagine in cui lavorava quella che era mia moglie.
In questi anni lei ha accusato l’Antimafia di depistaggio istituzionale. Adesso la destra le contesta la stessa cosa, FdI ha appena chiesto al M5S di sostituirla in Commissione.
Il provvedimento del gip Bologna ha di fatto contribuito a rilanciare il bullismo politico di cui sono stato bersaglio per avere sempre contrastato le tesi che vorrebbero ridurre le causali delle stragi a questioni di appalti, coprendo mandanti eccellenti. Dopo le stragi si è aperto uno scontro tra chi vuole liquidare le bombe come opera esclusiva della mafia, rimuovendo la realtà dei depistaggi e della partecipazione di soggetti esterni a Cosa Nostra, e chi invece non è disponibile a far sparire l’elefante dalla stanza e per questo motivo è continuamente sotto attacco. Persino la gip Luparello è stata accusata di avere fatto un uso abnorme dei suoi poteri per avere chiesto nuove indagini sui mandanti esterni, esponendola così al rischio di un procedimento disciplinare se la Cassazione non avesse confermato il suo provvedimento. Io sono stato intercettato 33 volte e le mie conversazioni usate senza autorizzazione del Senato, col plauso della maggioranza che nega le chat dei suoi amici, come Delmastro, ex socio di un prestanome dei Senese. Stanno usando qualsiasi mezzo per tapparmi la bocca, vogliono chiudere i conti in modo da depositare indisturbati la relazione sulle stragi in Commissione. Ma non si illudano: non mi arrenderò né ora, né mai.
Il consigliere del Csm Felice Giuffrè le contesta di aver attaccato i magistrati di Caltanissetta e la invita a difendersi nel processo, non dal processo.
Giuffrè evidentemente non sa che io non sono imputato in alcun processo e in ogni caso non mi hanno mai dato la possibilità di esporre le mie ragioni.