8 Gennaio 2026 Giudiziaria

L’INDAGINE SU SALVATORE CUZZOCREA, LA PROCURA AVEVA CHIESTO AL GIP UNA SECONDA VOLTA I DOMICILIARI IL 28 NOVEMBRE

E' andata avanti per circa un'ora la discussione davanti ai giudici del Riesame sul “caso Cuzzocrea”. Davanti al collegio presieduto dalla giudice Maria Vermiglio e composto dai colleghi Lia Silipigni e Antonino Aliberti, la Procura, rappresentata dalle pm Liliana Todaro e Roberta La Speme, ha insistito ancora una volta per mandare agli arresti domiciliari l'ex rettore travolto dall'inchiesta sui rimborsi, arresti che il gip ha negato. Mentre i legali del professore, gli avvocati Giorgio Perroni ed Elena Florio, hanno ribadito l'inconsistenza delle tesi dell'accusa per i due punti-chiave della vicenda, ovvero il pericolo di inquinamento probatorio e di reiterazione dei reati di peculato e falso. I due legali, per contrastare l'atto d'appello della Procura, hanno depositato a corredo dei loro ragionamenti anche una corposa memoria difensiva di una ventina di pagine dove sono emersi nuovi aspetti della vicenda.

Per esempio che la Procura ha chiesto al gip Eugenio Fiorentino una seconda volta gli arresti domiciliari per Cuzzocrea il 28 novembre del 2025, dopo le nuove indagini della Finanza che spostavano l'attività dell'ex rettore, con nuovi incarichi, fino a tutto il 2026. Questo dopo la prima richiesta d'arresto avanzata a febbraio 2025, con l'integrazione di luglio. Una seconda richiesta che comunque il gip ha di nuovo rigettato il 9 dicembre.

Le pm hanno sostenuto, con una serie di documentazioni dettagliate, che c'erano tutta una serie di incarichi in proroga ancora in corso, erano ben sei, quando scattò il sequestro di beni per due milioni e mezzo di euro, compreso un contratto nuovo con una ditta farmaceutica siglato addirittura il 18 novembre 2025, pochi giorni prima dell'esecuzione dei provvedimenti. E per questo hanno ribadito ai giudici che per la Procura ci sono tutti gli “elementi cautelari” per gli arresti domiciliari, sia sotto il profilo dell'inquinamento probatorio che della reiterazione del reato.

Considerazioni che invece sono state ritenute dagli avvocati Perroni e Florio completamente prive di fondamento. I legali parlano per esempio di “inammissibilità della richiesta di misura cautelare personale formulata il 28 novembre 2025 dal pm e della successiva impugnazione, da parte della Procura della Repubblica, dell’ordinanza del 9 dicembre 2025 del Gip, per violazione del principio del ne bis in idem”. Oppure del fatto che a loro giudizio “... si tratta di atti investigativi che, si noti, hanno ad oggetto proprio quei temi che il Gip del Tribunale di Messina, con l’ordinanza del 21 novembre 2025, aveva affrontato al fine di escludere l’esistenza dell’esigenza cautelare”.