TUTTE LE FOTO – “LIBERTA’ PER L’IRAN”, CENTINAIA DI STUDENTI IRANIANI IN CORTEO A MESSINA IN RICORDO DI YASIN MIRZAEI
foto di Enrico Di Giacomo -
La pioggia non ha fermato la manifestazione degli studenti e delle studentesse iraniani che ieri hanno attraversato il centro di Messina per chiedere libertà, diritti e dignità per il proprio Paese. Il corteo, partito da piazza Antonello e snodatosi lungo il Corso Cavour, via Tommaso Cannizzaro, via Cesare Battisti e via Garibaldi, ha visto la partecipazione di oltre un centinaio di persone che hanno sfilato urlando “libertà per l’Iran”, mostrando cartelli e fotografie, rendendo visibile una protesta che nasce dall’urgenza e dalla paura, ma anche da una determinazione che non si è spenta nemmeno sotto la pioggia.
Durante la manifestazione è stato letto un comunicato stampa in cui si denunciava come “la violenza esercitata dal regime abbia ormai assunto proporzioni senza precedenti: la popolazione iraniana, disarmata e sottoposta a una repressione brutale, continua tuttavia a manifestare chiedendo libertà, diritti e dignità”. Da qui l’appello affinché “la quasi totalità della comunità iraniana residente a Messina possa ricevere ogni forma di sostegno possibile”, ribadendo che l’autodeterminazione dei popoli è un diritto fondamentale che deve essere garantito al di là di categorie politiche e schemi ideologici, calato nella realtà storica e politica attuale.
Tra i partecipanti, molti giovani iraniani hanno scelto di coprirsi il volto con sciarpe, mascherine, cappelli e foulard, temendo di essere riconosciuti dal regime di Teheran attraverso le immagini diffuse sui social. Una paura che accompagna anche chi vive lontano dall’Iran ma continua a sentirne il peso ogni giorno.
«Ci serve il sostegno del mondo - ha raccontato uno degli studenti, che ha preferito rimanere anonimo - vogliamo questo regime assassino se ne vada. Vogliamo la libertà. Vogliamo soltanto essere iraniani moderni e liberi». Nel corso della marcia è stato ricordato anche Yasin, studente dell’Università di Messina morto durante una protesta in Iran lo scorso 9 gennaio. Il suo nome è stato più volte pronunciato come simbolo di una generazione che paga il prezzo più alto della repressione.
«Sono state due settimane terribili per l’Iran - ha spiegato un’altra studentessa, anche lei anonima - forse il momento peggiore dai tempi della rivoluzione del 1979 che portò al potere gli Ayatollah. Non abbiamo nemmeno numeri certi delle uccisioni, ma sappiamo che è in corso un massacro. Chiediamo che i Paesi intervengano per salvare il nostro popolo e che ci liberino da questa repressione, vogliamo solo la democrazia». Accanto agli slogan e alle foto delle vittime, alcuni manifestanti esponevano immagini dello Scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, deposto nel 1979, segno di una protesta composita che, pur nelle differenze, ha mostrato unità nel rifiuto della violenza del regime.
«Noi gruppo di studenti iraniani a Messina, abbiamo organizzato questa marcia di protesta per essere la voce del popolo iraniano all’estero, poiché attualmente non ha alcun legame con il mondo esterno», hanno dichiarato la studentessa Rojin khiali e lo studente Mohammad Mehdi Ghanbari, «chiediamo la chiusura dei consolati e dell’ambasciata della Repubblica islamica dell’Iran in Italia. Vogliamo che il governo italiano prenda posizione fino alla possibile espulsione dell’ambasciatore».