Nel Messinese 200 milioni di danni, 25 nel solo capoluogo
«A Roma si sono sorpresi per la rapidità con cui abbiamo fornito una prima stima dei danni, ma questo è un merito dei Coc istituiti dai sindaci». Salvo Cocina, capo della protezione civile siciliana, riconosce i meriti dei sindaci e prova a guardare il lato positivo di questo dramma: la prevenzione e la rapidità dei primissimi passi successivi. La prevenzione che ha fatto sì che il più tremendo evento climatico che si ricordi non abbia fatto vittime, la rapidità che ha consentito di valutare già in 750 milioni di euro circa i danni strutturali, a cui aggiungere, poi, quelli “indiretti”, facendo lievitare il totale ben oltre il miliardo. «Ci sono 70 attività commerciali in ginocchio nella sola Santa Teresa di Riva, altre 40 a Letojanni, almeno un migliaio in tutta la Sicilia orientale», dice ancora Cocina.
La provincia messinese è quella che presenta il conto più alto: oltre 200 milioni di euro, di cui 110 milioni per viabilità e servizi a rete, 27 milioni per dissesti idrogeologici, 20 milioni per attività commerciali, produttive e balneari, 15 milioni per infrastrutture portuali e altrettanti per ristori per danni a beni mobili, 10 milioni e mezzi per insediamenti ed edilizia residenziale, un milione per l’edilizia pubblica. Nella sola città di Messina – dove è stato avviato un censimento puntuale dei danni, con tanto di modulistica scaricabile sul sito istituzionale del Comune – la prima stima effettuata dall’Amministrazione comunale è di 25 milioni di euro, perché andrà ripristinata la barriera a protezione del litorale. In Calabria, invece, i primi danni calcolati dal governo Occhiuto arrivano a 300 milioni di euro, a cui va aggiunta la richiesta dello stato di calamità per l’agricoltura.