4 Febbraio 2026 Cronaca di Messina e Provincia

Confiscati 5 milioni di euro all’imprenditore messinese Giuseppe D’Urso, vicino al clan dei Casalesi. Tra i beni un appartamento in costruzione a Rometta

AgenPress. La Direzione Investigativa Antimafia e la Guardia di Finanza hanno eseguito un provvedimento di sequestro e contestuale confisca, disposto dal Tribunale delle Misure di Prevenzione di Perugia, nei confronti di un imprenditore di origini siciliane, il messinese Giuseppe D'Urso di 62 anni, attualmente detenuto, che si ritiene abbia agevolato il clan dei Casalesi riciclandone i capitali illecitamente accumulati.

Nella relativa proposta a firma del Direttore della DIA, che ha valorizzato le risultanze di procedimenti penali definiti e di altri ancora in corso, il più grave dei quali incardinato a Perugia, l’attenzione si è focalizzata sul profilo economico-patrimoniale dell’uomo – connotato da pericolosità c.d. qualificata per la contiguità al citato clan campano – il quale, a partire dal 2010, ha effettuato ingenti investimenti nel settore immobiliare in varie parti d’Italia, di importo incongruente rispetto alle di lui capacità reddituali.

La confisca ha riguardato quote di partecipazione, immobili e conti correnti di 9 società con sedi nelle provincie di Milano, Verona, Massa Carrara, Pistoia, Forlì e Pordenone nonché un fabbricato in corso di costruzione e destinato ad abitazioni privata a Rometta, in via Traversa IV di via Caterina Carbone, per un valore complessivo stimato in circa 5 milioni di euro.

CHI E' D'URSO:

D’Urso ha alle spalle una lunga carriera giudiziaria. I suoi precedenti includono condanne per falsità ideologica, insolvenza fraudolenta, estorsione e bancarotta fraudolenta. Già negli anni ’90 aveva gestito in modo operativo una società dichiarata fallita, distruggendo o occultando beni e scritture contabili per milioni di lire, spesso in concorso con il padre, amministratore formale della società.

Negli anni 2000, secondo la ricostruzione degli inquirenti, D’Urso ha continuato a operare come amministratore di fatto di diverse società edili, alcune delle quali dichiarate fallite,  sottraendo o occultando documenti contabili e distratto somme per scopi personali, rendendo impossibile la ricostruzione dei patrimoni e dei flussi finanziari. La sua esperienza nel settore edilizio è stata riconosciuta anche dai tribunali, che lo hanno indicato come interlocutore effettivo con committenti e referenza operativa delle aziende.

Nel tempo, D’Urso ha accumulato condanne per esercizio abusivo di attività commerciale, ricettazione, violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e inosservanza di norme fiscali, dimostrando una costante propensione a gestire imprese in modo elusivo rispetto alla legge. Tra le ultime sentenze, quelle relative a società nel Pordenonese e a Fontanafredda, che hanno confermato la sua partecipazione attiva in operazioni di bancarotta fraudolenta e dichiarazioni fiscali infedeli, spesso a discapito dei creditori e delle normative.