Decreto Ponte, Mattarella blocca Salvini su Corte dei Conti e Ciucci commissario
Sul Ponte sullo Stretto il governo cambia passo e riscrive l'articolo chiave del decreto Infrastrutture. Dopo giorni di confronto con il Colle, il testo approda oggi pomeriggio 5 febbraio in Consiglio dei ministri con una governance meno straordinaria e con il Mit guidato da Matteo Salvini di nuovo al centro della partita.
Come anticipato dal Sole 24 Ore, nelle interlocuzioni degli ultimi giorni con il Quirinale, erano emerse osservazioni su parti dell'impianto originario dell'articolo 1, quello con il compito delicato di rimettere in pista e soprattutto portare a dama la realizzazione dell'opera.
Per il Colle si trattava di passaggi ritenuti rivedibili, soprattutto laddove il testo accentuava la dimensione straordinaria della governance dell'opera: norme ad hoc su un'unica infrastruttura, un Commissario nella persona dell'ad della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, e dunque fuori dal ministero, il ruolo della Corte dei conti ridimensionato e il tema del danno erariale alleggerito.
Profili che sarebbero stati considerati meritevoli di approfondimento e che hanno spinto il ministero di Porta Pia a una riscrittura più ampia del previsto.
Il confronto tra il ministro Salvini e il presidente Mattarella.
Il risultato è il testo che oggi pomeriggio approda in Consiglio dei ministri con una fisionomia diversa: sparisce la figura del super-commissario, la regia torna saldamente al ministero delle Infrastrutture e l'architettura complessiva viene riportata su un binario più ordinario.
Il punto di caduta è arrivato dopo il confronto tra il ministro Salvini e il presidente Mattarella.
«Mi volevo confrontare con il presidente anche sul testo del decreto», ha spiegato ieri il vicepremier, sottolineando che «non c'è mai stata nessuna norma che limitava i poteri della Corte dei conti».
Stessa linea sul capitolo commissario: «Ci facciamo carico noi, al ministero, di tutti i procedimenti per ottemperare alle richieste della Corte dei conti, per andare a Bruxelles a parlare con la Commissione e per avviare finalmente i cantieri».
Così il testo arrivato sul tavolo di Palazzo Chigi è stato riscritto nei passaggi più esposti, con l'obiettivo di spianare la strada all'approvazione senza nuovi attriti istituzionali.
L'articolo 1, che nelle bozze circolate martedì ospitava solo il titolo ma lasciando lo spazio in bianco, ora affida direttamente al ministero di Porta Pia gli adempimenti richiesti dopo i rilievi della magistratura contabile: aggiornamento del piano economico-finanziario, acquisizione dei nuovi pareri tecnici, gestione della procedura ambientale europea e predisposizione della nuova delibera Cipess.
Nel nuovo assetto non compaiono più le formulazioni che delimitavano in modo esplicito il perimetro del controllo della Corte dei conti o i riferimenti allo scudo sulla responsabilità contabile, mentre resta la figura del commissario per le opere ferroviarie complementari, individuata nell'amministratore delegato di Rfi Aldo Isi.
La roadmap
Ma intanto per l'opera la trafila di procedure per approdare a una nuova delibera è lunga e la bozza di decreto disegna una vera e propria roadmap. Si tratta di assicurasi l'«acquisizione del piano economico finanziario anche al fine di recepire le variazioni di spesa per la realizzazione dell'opera», ma anche di incassare il semaforo verde di Art e Consiglio dei lavori pubblici, la cui esclusione iniziale aveva fatto storcere il naso ai magistrati contabili. Non solo.
Le procedure prevedono anche nuovi passaggi attraverso le maglie della direttiva Habitat, con valutazione degli impatti anche sulla salute dell'uomo e di una nuova delibera Iropi, il passepartout degli «imperativi motivi di interesse pubblico», gli unici che possono aggirare le norme europee sull'ambiente.
Il punto di caduta? La nuova delibera Cipess che avrà «natura sostitutiva rispetto ad ogni altra autorizzazione, approvazione e parere comunque denominato, propedeutico o successivo alla delibera medesima».
Bonelli: «Salvini aggira i controlli».
«Con l'approvazione del decreto sul Ponte sullo Stretto, Salvini inserisce una norma per evitare che il progetto venga valutato nella sua interezza dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, limitando il parere alla sola relazione della società che ha progettato l'opera. Siamo alle solite furbizie. La norma, così come proposta, prevede l'acquisizione di un parere del CSLLPP unicamente sui profili tecnici di particolare complessità e rilevanza della relazione del progettista di aggiornamento del progetto definitivo approvato nel 2011, richiamando il fatto che l'organo dello Stato abbia espresso, nel lontano 1997, un parere su un progetto di massima». Così in una nota Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde.
«È bene ricordare che quel parere si limitava a dire che il progetto di massima esaminato, con le considerazioni, osservazioni e prescrizioni espresse in 244 pagine, poteva essere sviluppato in sede di progettazione esecutiva. Dunque, al CSLLPP deve essere richiesto un parere sull'intero progetto definitivo del Ponte, dal momento che l'organo non ha esaminato neanche il progetto preliminare approvato dal CIPE nel 2003. Il punto è che Salvini continua ostinatamente in questa follia: parliamo di un progetto già dichiarato illegittimo dalla Corte dei Conti per laprocedura seguita e che presenta gravi carenze progettuali, come dimostrano le prove non eseguite sulle trincee sismiche, richieste persino dal comitato scientifico della stessa Stretto di Messina SpA. Di fronte alle gravi emergenze dell'Italia, Salvini è indifferente e pensa di sperperare 14 miliardi di euro», conclude.
«Schiaffo alla Sicilia devastata».
«A pochi giorni dal disastro del ciclone Harry, il decreto Infrastrutture che porta avanti la farsa del ponte sullo Stretto rappresenta uno schiaffo supplementare alla Sicilia devastata. Abbiamo famiglie senza un tetto sopra la testa, attività produttive in ginocchio, ferrovie interrotte, strade sventrate, stabilimenti balneari cancellati e danni per miliardi. Invece di dare risposte serie alle regioni colpite, all'indomani di un'informativa urticante come quella di Musumeci, il governo Meloni torna alla carica con la perversione del ponte». Così in una nota la deputata siciliana del M5sDaniela Morfino, capogruppo in commissione Ambiente.
«Salvini voleva Ciucci commissario e una Corte dei Conti disinnescata sul fronte dei controlli. Zitto e mosca, su input del Quirinale dovrà rifare tutto da capo. Tutto: sopralluoghi, studi geologici, stime dei costi. Forse persino una nuova gara pubblica, per non cozzare con le norme Ue. La delibera Cipess andrà riformulata di nuovo, bruceremo ancora miliardi dei contribuenti per tenere in piedi il carrozzone "ponte", e tra un anno saremo ancora qui a ripetere le stesse cose. Per avere i ristori, invece, siciliani e calabresi dovranno patire le pene burocratiche dell'inferno. Purtroppo non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire: questa del ponte è unatelenovela inguardabile. Per noi siciliani del tutto tragica».