Non ci saranno allungamenti dei tempi per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. A ribadirlo è l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, che in un’intervista all’Ansa ha affermato che, secondo la tempistica contenuta nella relazione di accompagnamento al Decreto legge “Commissari”, «entro l’estate prevediamo di poter avviare la fase realizzativa». Dichiarazioni che hanno immediatamente suscitato la dura reazione di Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde. Secondo Bonelli, l’annuncio dell’avvio dei lavori avverrebbe «senza alcun rispetto delle decisioni della Corte dei Conti e delle determinazioni della Commissione europea sulla violazione delle direttive Appalti e Habitat».
Il parlamentare ricorda inoltre come, dal 2023, Ciucci e il ministro delle Infrastrutture Matteo Salviniabbiano più volte annunciato l’inizio dei lavori, salvo poi rinviarli. Nel mirino di Bonelli anche il profilo economico e procedurale dell’opera.
La Corte dei Conti, sostiene, avrebbe evidenziato la violazione della direttiva Appalti per la trasformazione dell’opera da project financing – inizialmente basato su un mix di capitali privati e pubblici – a intervento interamente finanziato con fondi pubblici. Contestato anche l’aumento dei costi, passati dai 3,9 miliardi iniziali agli attuali 14,5 miliardi di euro. «Il decreto del governo – afferma Bonelli – non affronta il nodo centrale: rifare la gara e tutelare i siti ambientali vincolati, ignorando le alternative progettuali».
Alle accuse ha replicato con una nota lo stesso Pietro Ciucci, respingendo ogni rilievo. «I tempi indicati per l’avvio della fase realizzativa tengono ovviamente conto dei controlli di legittimità della Corte dei Conti – chiarisce – e quindi non vi è alcuna mancanza di rispetto, contrariamente a quanto affermato dall’onorevole Bonelli».
Ciucci smentisce anche che la gara per il contraente generale fosse basata su un project financing. «La procedura per il Contraente Eurolink non prevedeva alcun project finance – spiega – che riguardava esclusivamente la società Stretto di Messina e non le condizioni di gara».
Quanto ai costi, l’amministratore delegato precisa che il corrispettivo per il contraente generale è pari a 10,5 miliardi di euro e non a 14,5, e che l’incremento è dovuto quasi esclusivamente all’aumento generalizzato dei prezzi delle materie prime, fenomeno che non incide sulla direttiva europea sugli appalti.