11 Febbraio 2026 Sport Cultura Spettacolo

Molière Uanmensciò, di Fabrizio Falco. Quando i classici rivivono nel teatro di narrazione

Di Tonino Cafeo. C’era una volta un “giovane non bello, però buffo”, che nella Francia del XVII secolo, alla corte del Re Sole, ha ideato e messo in pratica la più importante riforma del teatro moderno, aprendo la strada ad autori come Goldoni, Č̣echov, Pirandello, e persino Dario Fo. Stiamo parlando di Jean BaptistePoquelin, meglio conosciuto come Molière. Le sue opere, L’avaro, il Malato immaginario, Tartufo, La scuola delle mogli e tante altre, sono classici rappresentati sui palcoscenici di tutto il mondo, archetipi senza tempo della commedia portati al cinema e in televisione.   Ma è la vita di Molière, non meno affascinante dei suoi testi, ad avere ispirato Fabrizio Falco – attore di cinema e teatro di origini messinesi, che ha lavorato con Marco Bellocchio, Carlo Cecchi, Valerio Binasco, Walter Manfrè, Daniele Ciprì – per il suo Molière Uanmensciò. Una produzione Casa del contemporaneo, andata in scena la scorsa domenica – otto febbraio – al Nuovo Teatro Scaletta nell’ambito del cartellone Abitare il tempo, allestito dai Nutrimenti Terrestri di Maurizio Puglisi.

Fabrizio Falco, che di Molière Uanmensciò è autore, interprete eregista, ha messo la sua scrittura al servizio di una recitazione densa ma vivacissima. In un’ora e mezza di spettacolo il pubblico è stato guidato lungo tutto il percorso della vita dell’autore francese. Gli incontri, gli scontri, le invenzioni, gli aneddoti tristi o divertenti che riguardano il gigante della commedia moderna hanno preso vita con il solo supporto  della voce narrante di Falco e di due scarni oggetti di scena: una sedia e una parrucca seicentesca .

Il filo del racconto segue rigorosamente tutte le tappe della vita di Molière. Entrano in scena così i rapporti tempestosi con il padre Jaan Poquelin, valente tappezziere; il Quartier  des Halles di Parigi, dove il nostro ha trascorso l’infanzia, gli studi giuridici a Orleàns; gli amori con Madeleine  e in seguito con Armande Béjart; l’incontro con il capocomico  italiano Tiberio  Fiorilli – il leggendario Scaramouche – e lo sviluppo della propria vocazione teatrale; la genesi delle principali opere. Ogni passaggio è scandito dall’apertura di “finestre” sul presente, in cui Falco trova il modo di esprimersi senza peli sulla lingua a proposito della condizione dell’artista teatrale, le cui difficoltà economiche o esistenziali sembrano riproporsi uguali a sé stesse nel 600 come nel 2000.

Lo spettacolo cattura l’attenzione del pubblico e la tiene viva grazie alla grande padronanza che Fabrizio Falco ha delle tecniche del teatro di narrazione.

Il ritratto appassionato e partecipe che ne viene fuori accompagna Molière fino alla sua prematura scomparsa, avvenuta mentrecalcava le tavole del palcoscenico durante l’ennesima replica del Malato immaginario, il 17 febbraio del 1673. Un momento in cui finzione e realtà si sono sovrapposte definitivamente, contribuendo a rafforzare il magnetismo dell’universo teatrale,capace di donare immortalità e magia anche alla vita più accidentata e dolorosa. E la ragione per cui Molière è ancora oggi rappresentato e seguito- afferma Fabrizio Falco- sta proprio nel suo “sapere stare dentro e fuori, in bilico fra riso e pianto” inafferrabile come le vite che porta sulla scena.