13 Marzo 2026 Giudiziaria

MULTE PER VENDICARSI DEI COLLEGHI, CONFERMATA IN APPELLO LA CONDANNA A 3 ANNI E 3 MESI DI RECLUSIONE PER I FRATELLI IN DIVISA MAURIZIO E FRANCESCO PUGLIATTI

Di Enrico Di Giacomo - A distanza di un anno dalla sentenza di primo grado, i giudici della seconda sezione penale della Corte d'Appello di Messina, presidente Carmelo Blatti, hanno confermato la sentenza di condanna alla pena di 3 anni e 3 mesi, emessa dal giudice Francesco Torre il 14 marzo del 2025, per due fratelli, entrambi nelle forze dell'ordine, il 61enne carabiniere Maurizio Pugliatti, all'epoca in servizio al Nucleo Radiomobile di Messina, e il 62enne sovrintendente capo della polizia di stato, Francesco Pugliatti, accusati di falso e di accesso abusivo al sistema informatico.

I due fratelli, nella sentenza di primo grado del giudice Francesco Torre, inoltre, erano stati interdetti per 5 anni dai pubblici uffici e condannati al risarcimento del danno, da liquidarsi separatamente, in favore delle parti civili, rappresentati dall'avvocato Nino Cacia, al pagamento in loro favore delle spese di costituzione e difesa nella misura complessiva per entrambe le parti civili di 3.400 euro, oltre alla spese generali e accessori.

Secondo l'accusa iniziale, confermata dalle sentenze di primo grado e di appello, avrebbero firmato false multe a danno di colleghi, per ritorsione.

Il gip Monica Marino, nel febbraio 2021, aveva accolto la richiesta di rinvio a giudizio dal pm Anna Maria Arena, che a suo tempo si occupò anche delle indagini. Il processo si era tenuto davanti ai giudici della prima sezione penale.

I FATTI.

Lo scenario fu ricostruito nella lunga e complessa denuncia che due poliziotti in servizio all’Ufficio ricezione atti della caserma “Calipari”, costituiti parte civile nel procedimento e rappresentati dall'avvocato Nino Cacia, presentarono in Procura tempo addietro, dopo essere stati vittime delle ritorsioni dei due fratelli, solo per aver fatto il proprio dovere.

La storia cominciò con il “banale” furto di una borsa in una discoteca della città, avvenuto nel marzo del 2017, vicenda in cui rimase coinvolta una congiunta dei Pugliatti. Questi ultimi chiesero ai due colleghi di ”sorvolare”, richiesta che fu respinta con determinazione ai mittenti. E' a questo punto che i due fratelli decidono di attuare un piano di ritorsione nei confronti dei colleghi con alcune multe false.

L’accusa contestava a Maurizio Pugliatti, brigadiere dei carabinieri, di aver attestato «circostanze difformi al vero» in un ordine di servizio del 19 aprile, nell’annotazione e nei verbali di contravvenzione elevati nei confronti dei due poliziotti. In particolare avrebbe attestato che i due erano stati visti a bordo di ciclomotori in via Camiciotti e in piazza Trombetta ad un determinato orario, mentre - contesta l’accusa - in quel momento «si trovavano in altro luogo». Inoltre, avrebbe riferito che gli accertamenti sarebbero stati compiuti dalla sala operativa mentre l’accusa contesta che l’accesso era stato fatto dai carabinieri del Nucleo radiomobile su sua richiesta, cosi come gli altri accertamenti. Fatti che sarebbero stati commessi in concorso con il fratello Francesco, sovrintendente della Polizia. L’accusa contesta anche la richiesta ad un collega dei carabinieri, «in violazione dei doveri inerenti il servizio», di accedere alla banca dati delle Forze dell’Ordine per verificare i dati relativi ai motoveicoli.