Rider, CGIL Messina: “L’inchiesta conferma ciò che denunciamo da anni: caporalato digitale e sfruttamento”
L’inchiesta della Procura di Messina sul sistema di sfruttamento dei rider attivi sulle piattaforme locali ha fatto emergere quello che denunciamo da anni. Come CGIL, soprattutto attraverso il lavoro delle categorie NiDIL e FILT, seguiamo i rider delle piattaforme locali e quelli legati alle cosiddette “tre sorelle” della gig economy sin dal periodo della pandemia. Un periodo nel quale nessun rider aveva un contratto di lavoro subordinato e le lavoratrici e i lavoratori si
esponevano a rischi per la propria salute senza tutele e per compensi estremamente bassi.
Da anni denunciamo il clima feudale che si respira all’interno di queste aziende, dove chi detiene la proprietà delle piattaforme sfrutta il lavoro dei rider attraverso finti rapporti di lavoro autonomo che nascondono, in realtà, lavoro a cottimo all’interno di un sistema di vero e proprio caporalato digitale. La tecnologia e gli algoritmi, nelle mani di questi veri e propri “tecno-feudatari”, costringono chi lavora a ritmi continui, senza la possibilità di rifiutare ordini né di interrompere il servizio quando le condizioni meteo sono avverse. In un tessuto lavorativo fragile come quello del nostro territorio, molti lavoratori sono costretti ad accettare queste condizioni pur di poter lavorare.
Nelle piattaforme locali abbiamo riscontrato e denunciato fin da subito condizioni persino peggiori rispetto a quelle delle grandi piattaforme. In questi casi, infatti, spesso non viene applicato neppure il contratto di collaborazione o la partita IVA. Si tratta di condizioni ulteriormente peggiorative, nelle quali la vicinanza dell’azienda al territorio ha creato un clima di paura e di controllo nei confronti dei lavoratori, rendendo più difficile l’azione sindacale e la tutela dei diritti. Attraverso lo sportello attivato congiuntamente da FILT e NiDIL abbiamo lavorato per estendere i diritti riconosciuti a chi opera attraverso l’unica piattaforma che applica il CCNL corretto, anche ai rider che lavorano nelle altre piattaforme.
Secondo Gianmarco Sposito, della Segreteria provinciale FILT, “la strada da seguire è quella intrapresa da Just Eat, unica azienda che applica il CCNL Merci e Logistica. Occorre continuare a denunciare queste condizioni di sfruttamento e lavorare per estendere l’applicazione del contratto a tutte le piattaforme del settore”.
Il lavoro svolto in questi anni ha portato anche a un percorso di forte sindacalizzazione e alla costruzione di uno spazio dedicato, la Casa dei Rider, che consentirà a chi lavora in questo settore di avere un luogo di riferimento che non sia la strada: uno spazio di incontro, di servizi e di organizzazione delle vertenze per estendere diritti e tutele a tutti i rider del territorio.
La CGIL - dichiara il Seg. Gen. Pietro Patti-continuerà a essere in prima linea per fermare l’avanzata di questo sistema di sfruttamento e invita tutti i lavoratori a denunciare situazioni irregolari, garantendo supporto legale e sindacale. Il lavoro dei rider - continua il coordinatore Nidil Ivan Calì - rappresenta oggi una delle nuove frontiere dello sfruttamento nel mercato del lavoro e non intendiamo permettere che questo modello si consolidi rendendo ancora più precario. l’intero sistema occupazionale. Per questo chiediamo chiarezza alle aziende e l’apertura di un tavolo permanente territoriale, affinché, dopo anni di denunce e mobilitazioni, si arrivi finalmente a dare risposte concrete alle esigenze delle
lavoratrici e dei lavoratori del settore.