24 Marzo 2026 Politica e Sindacato

L’Anticorruzione gela il Governo per il ponte sullo Stretto di Messina: “Costi esplosi, serve una nuova gara”

«Il tema principale della nuova gara non è risolto dal decreto». A parlare è il presidente dell’Anac, Giuseppe Busia, la circostanza in cui parla è l’audizione in commissione Ambiente del Senato sul decreto legge “Commissari straordinari e concessioni” e l’argomento su cui interviene è la realizzazione del Ponte sullo stretto. Il dl 32/2026 contiene infatti anche disposizioni sull’opera fortemente voluta dal ministro Matteo Salvini, che però ultimamente è stata oggetto di diversi stop pronunciati prima dalla Corte dei conti per incompatibilità con le regole dell’Unione europea e incertezza sui costi, e poi dalla Ragioneria generale dello Stato, che ha bloccato il decreto Infrastrutture perché deve essere realizzata «senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica».

Parlando di fronte ai senatori della commissione Ambiente, Busia ha sottolineato che neanche gli ultimi provvedimenti del governo risolvono una serie di problemi che richiedono invece una nuova gara. Tra le criticità, c’è il fatto che le norme europee prevedono che un appalto può essere modificato senza nuova gara solo se l’aumento dei costi non supera il 50%. Il che non è stato rispettato dal Ponte, considerando che il costo è passato dai circa 4,5 miliardi iniziali agli attuali 13,5 miliardi. Ha spiegato il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione esaminando il decreto Commissari straordinari: «La soluzione è una nuova gara pubblica, un nuovo contratto a vantaggio di un progetto che potrebbe essere più avanzato e moderno». E questo, ha aggiunto Busia, anche «per evitare contenziosi e con la garanzia di rispettare la normativa europea», già sollevata nei mesi scorsi da Bruxelles.

Non è la prima volta che l’Anticorruzione accende i riflettori su ciò che non va nel progetto governativo del Ponte. Già alla fine del 2024, quando era venuto fuori che l’aggiornamento dell’opera prevedeva un costo maggiorato fino ad arrivare alla cifra di 13,5 miliardi di euro, l’Anac aveva lanciato un monito sul «rischio di un superamento dei vincoli di spesa Ue». Di nuovo, nell’estate del 2025, l’Anac aveva avvisato Palazzo Chigi che il Ponte sullo Stretto era a rischio infrazione per quel che riguarda le norme comunitarie. L’esecutivo è andato avanti e pochi mesi dopo, a dicembre, è arrivato lo stop della Corte dei conti.

Ora Palazzo Chigi tenta di bypassare le criticità mettendo mano ad altri provvedimenti che però rischiano di portare a un nulla di fatto. Da qui il nuovo messaggio recapitato dall’Autorità anticorruzione nell’audizione parlamentare: per evitare infrazioni e nuovi blocchi al via libera dell’opera, si deve organizzare una nuova gara pubblica. Fin qui i pronunciamenti dell’Anac sono rimasti inascoltati, con conseguenze giuridiche ormai note: bisognerà vedere se questa volta il governo si deciderà a prestare ascolto e a rivedere la strategia fin qui seguita con scarsi risultati.