La rete del clan Senese e il filo dei rapporti con Fratelli d’Italia. Gli incontri con le onorevoli Frassinetti e Carmela (Ella) Bucalo di Barcellona Pg
Di Davide Milosa - Per seguire il filo dei rapporti indicibili tra il clan di Michele Senese, plenipotenziario romano dei Moccia di Afragola, e gli esponenti di rilievo di Fratelli d’Italia è consigliabile addentrarsi nelle centinaia di annotazioni dei carabinieri che compongono il fascicolo monstre dell’inchiesta milanese Hydra sul consorzio di mafie. Un’indagine, coordinata dai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane e dal procuratore Marcello Viola, che se pur con una prima sentenza di condanna (oltre 500 anni di carcere) e un processo appena iniziato, continua a snocciolare rilevanti novità investigative. E questo grazie al contributo di cinque pentiti. L’ultimo, in ordine di tempo, è colui che promette di fare piena luce sui rapporti tra i Senese e il partito del premier Giorgia Meloni. Si tratta di Gioacchino Amico, manager di mafia più che padrino vecchio stampo, il quale, pur siciliano di nascita, è indicato come l’uomo in più della camorra romana all’interno del Consorzio. E come lui, il suo mentore, quel Giancarlo Vestiti, a processo e non certo pentito, che ai membri della nuova cupola al Nord si presentava come “Giancarlo Senese”. Tanto che lo stesso Amico, nei suoi primi tre verbali, rivelerà ai pm come il progetto del Consorzio sia nato dagli stessi Senese, i quali hanno dato a Vestiti l’incarico di tessere i rapporti con le altre mafie. A fare ipotizzare nuovi sviluppi sono poi le decine di pagine di omissis nei verbali di Amico che riguardano anche la politica e sulle quali il Nucleo investigativo sta facendo accertamenti. La vicenda biellese che ha svelato la società di ristorazione condivisa tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la figlia di Mauro Caroccia, uno dei tanti prestanome dei Senese, così sembra solo il capitolo di una vicenda ben più ampia e che nelle carte dell’indagine milanese viene fotografata a partire dal 2020, quando la partita doppia con Fratelli d’Italia si gioca contemporaneamente a Milano e a Roma. E così sotto al Duomo, Vestiti, attraverso il non indagato avvocato Mario Silvio Marino, punta alla creazione di un club di Fdi, ricevendo, dirà, dall’ex ministra Daniela Santanchè, contattata per lui dall’ex manager dei vip Lele Mora, il via libera a occupare gli spazi della sede milanese del partito. Mentre a pochi passi dal Parlamento, in via delle Coppelle, Gioacchino Amico, annotano i carabinieri, presso il ristorante MargheRita incontra due big del partito, le onorevoli Paola Frassinetti e Carmela Bucalo. Ed essendo in tempi di pandemia, l’obiettivo era quello di “ottenere agevolazioni per l’avvio di attività nel settore delle sanificazioni”, ovviamente a uso e consumo del clan Senese e dei membri del Consorzio. Presunti rapporti confidenziali con parlamentari di Fratelli d’Italia, tanto solidi da permettere ad Amico di ottenere la tessera di Fratelli d’Italia.
Insomma, due assi sul tavolo della politica di governo. Questo sono Amico e Vestiti per i Senese. Vestiti, poi, mette sul piatto, intercettazioni alla mano, rapporti con un questore della Camera dei Deputati, nonché con “con una persona importantissima, con un incarico importantissimo, a livello di Stato (…). molto legato a parecchi gruppi importanti, gruppi massonici!”. Mentre attraverso l’avvocato Marino entra nel gotha milanese di Fdi. Lo stesso legale, mentre promette contatti fiduciari con Santanchè e con il senatore Mario Mantovani, a suo volte chiede al manager dei Senese entrature romane. “La cosa che a me interessa – dice – è che tu mi metta in contatto direttamente con Giorgia, tu lo puoi fare”. Quindi prosegue: “Con Santanchè e Mantovani abbiamo fatto Noi Repubblicani che io ho già rinominato Noi Repubblichini e abbiamo fatto entrare tutti quelli che erano incazzati con La Russa (…). Io aggiungo non tolgo, quello è il mio ragionamento, è chiaro che mi temono però perché io ho una storia all’interno del partito di trent’anni hai capito dal processo Ramelli”. Questa strategia di infiltrazione dei Senese in Fdi viene poi spiegata per la prima volta da William Cerbo, altro pentito di Hydra, colletto bianco e referente per la Lombardia del clan catanese Mazzei, eredi del boss defunto Nitto Santapaola. “Giancarlo – spiega Cerbo, alias Scarface – davanti a lui mi dice (…). C’era la Meloni a livello che mi menzionava e la Santanchè”. E ancora: “C’era anche la Santanché, questo ufficio (la sede del nuovo club Fdindr) era in comunanza”. Fonte: Il Fatto Quotidiano